la finale con il tottenham

Champions al Liverpool, l’ombra di Kane non spaventa i Reds

di Dario Ricci


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(IPP)

2' di lettura

È nata sotto il Colosseo, la Champions che ora fa bella mostra di sé nella bacheca di Anfield. In giornate tumultuose per la Lupa, ad accentuare rimpianti e nostalgie ecco i nomi di due tra i principali protagonisti della notte del Wanda Metropolitano: Momo Salah e Allison Becker, il bomber e il portiere di una Roma che sognò di diventare grande, per poi far nuovamente grandi i Reds in Europa.

La freddezza del Faraone - Un anno fa a Kiev, il sogno Champions era andato in frantumi dopo appena un quarto d’ora, come la sua clavicola, finita sotto le “cure” di Sergio Ramos. Stavolta ci mette appena 23 secondi, il destino, a chiamare in causa il sinistro di Momo Salah. E glaciale, nella torrida serata madrilena, il Faraone a farsi trovare pronto sul dischetto. Missione mai facile, ma ancor più ardua all’alba di una finale carica di mille significati. Poi Momo si eclissa, a dire il vero, ma quel penalty entrerà presto nei cori della Kop.

Mani d’oro - La mano di Sissoko, le mani di Allison; eccole proprio loro, i nostri principali organi prensili, a decidere la finale del calcio europeo. Alzi, appunto... la mano chi non ha pensato alla “performance” di Karius a Kiev, mentre Allison respingeva la conclusione di Son, bloccava quella di Lucas e deviava in angolo la punizione di Eriksen nella ripresa. “Le mani sulla città” avrebbe intitolato il Maestro Rosi questo kolossal calcistico, che incorona il brasiliano miglior numero uno al mondo. E la Sud guarda immalinconita a quella porta quest'anno difesa da Olsen e Mirante...

Tuta-style - Altro che “l'uomo in frac” cantato dal grande Domenico Modugno. Nel calcio europeo si vince in tuta, seppur ognuno col suo stile. In tuta vince Sarri l’Europa League, altrettanto sportivo Jurgen Klopp, che al Wanda solleva finalmente al cielo la Champions, al terzo tentativo. Ingessato nel suo completo nero integrale fin troppo lugubre, invece, Pochettino, che si scuote troppo tardi per sperare di riacciuffare in volata la Coppa dalle Grandi Orecchie. Poi certo, probabile che - a parità di tuta...- se potessero scegliere, i tifosi juventini prenderebbero più volentieri per la loro panchina il tedesco, che l'ex rivale partenopeo...

Harry Kane domato - Ha fatto di tutto per esserci, ma appena sceso in campo è scomparso. Paradosso calcistico non inedito, ahilui, quello di cui è rimasto vittima il ciclone degli Spurs. Che ha quasi fatto ricordare la rapida uscita di scena di Diego Costa nella finale di Lisbona, dopo un altrettanto fenomenale recupero-lampo da un guaio muscolare. Forse Pochettino non ha avuto il coraggio di lasciare fuori il suo bomber, uscito causa lungo infortunio dal ritmo e dall’idea di squadra che il tecnico aveva intanto cucito addosso al Tottenham. Un debito di riconoscenza costato davvero troppo.

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