Leader globali

Chanel cresce e investe sull’Italia

La ripresa a V del 2021 conferma la solidità e coerenza della maison francese, che non si è mai distratta dal core business della moda e della cosmesi - Per preservare il know how negli ultimi anni ha acquisito diverse eccellenze della nostra filiera

di Giulia Crivelli

Il finale della sfilata per la collezione autunno-inverno 21-22

3' di lettura

C’è solo una maison del lusso che non ha mai “sconfinato” nell’arredo-design e nell’abbigliamento per bambini, ignorando le sirene che hanno attratto molti altri marchi, con alterne fortune. La maison è Chanel. Forse Karl Lagerfeld, l’Ulisse della moda che ha attraversato due secoli di cambiamenti sociali e culturali, le sirene le ha sentite, però non ha ceduto. Magari l’avrebbe fatto, prima o poi, ma nel febbraio 2019 il suo viaggio terreno è finito e dopo 25 anni di direzione creativa di Chanel, il timone è passato a Virginie Viard, che di Lagerfeld era stata la più stretta collaboratrice per 30 anni. Potrebbe essere lei ad avventurarsi, ad esempio, nel contiguo mondo del design. Sta di fatto che a oggi Chanel è rimasta concentrata su abbigliamento e accessori, per quanto bizzarri: dallo snowboard della linea Coco Neige alla bottiglia per l’acqua in edizione limitata per festeggiare i cento anni del N°5, il profumo creato da Gabrielle Chanel nel 1921 e ancora oggi il più venduto al mondo. È un indice di grande forza del brand e dei creativi, manager e proprietari che lo hanno guidato, facendo anche scelte controcorrente, come la rinuncia quasi totale all’e-commerce diretto (dal sito ufficiale si possono comprare solo occhiali, profumi e cosmetici).

Il 2020 è stato un anno difficile, per Chanel come per l’intero settore dell’alta gamma, ma i primi mesi del 2021 hanno mostrato una ripresa a V. In giugno la maison, che è di proprietà dei fratelli Alain e Gérard Wertheimer (nipoti del socio in affari e cofondatore, con Gabrielle Chanel, Pierre Wertheimer) ha pubblicato i dati del 2020, pur non essendo quotata , e ha dato alcune anticipazioni su quelli del primo semestre e fatto previsioni per l’intero 2021. In sostanza: nello scorso esercizio i ricavi sono scesi del 18%, ma per l’anno in corso si prevede un aumento del 35%, che riporterà i dati ai livelli pre pandemia. È solo dal 2018 che Chanel – che dà lavoro a 27mila persone nel mondo – pubblica nel dettaglio i dati del conto economico (dello stato patrimoniale invece si sa ancora pochissimo, proprio per la natura giuridica della società). Le cifre sono state rese note in dollari, forse perché in questo modo il fatturato risulta superiore a quella che viene considerata una soglia psicologica, i 10 miliardi. In valuta americana, la cifra esatta è di 10,1 miliardi (8,34 miliardi di euro), in calo del 18% rispetto al 2019 su base comparabile e a cambi costanti. L’utile operativo è stato di 2,049 milioni di dollari, in calo del 41,4% rispetto al 2019, ma è rimasto positivo il saldo di cassa, nonostante investimenti per 1,36 miliardi in attività di supporto al marchio. A livelli record la capex (capital expenditure), arrivata a 1,12 miliardi di dollari, pari all’11,1% del fatturato, «a dimostrazione dell’impegno di Chanel nella creazione di valore a lungo termine e della fiducia nella solidità finanziaria dell’azienda», come sottolineato in giugno da Philippe Blondiaux, global chief financial officer (cfo) di Chanel.

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Gli investimenti hanno toccato ogni ambito, dalla comunicazione al marketing, dal retail alle acquisizioni. Da molti anni la maison attua una politica di integrazione verticale del know how artigianale e “artigianal manifatturiero”. Le collezioni di alta moda sono pezzi unici e non replicabili, ma per il pret-à-porter e gli accessori la crescita costante che fa di Chanel uno dei più grandi marchi del lusso mondiali, ha spinto ad acquisizioni anche in Italia, dove da sempre vedono la luce la maggior parte delle calzature e una parte delle borse. L’ultima partecipazione acquisita, prima dell’estate, è in Paima. azienda di maglieria di Ancona, della quale Chanel è da 25 anni uno dei principali clienti. Paima ha saputo creare intorno a sé un vero ecosistema su un territorio, quello marchigiano, che non è un bacino tradizionale della maglia. Con l’investimento di Chanel l’azienda sarà in grado di sviluppare la formazione dei giovani ai suoi mestieri, fondamentale per la maison francese, a maggior ragione visti i tassi di crescita previsti per il 2021. Nel 2020 Chanel aveva acquisito Vimar 1991, azienda di Carisio (Vercelli), al confine con la terra laniera per eccellenza, il biellese, specializzata in creazione e produzione di filati. Sempre nel 2020 Chanel aveva acquisito il controllo della Conceria Gaiera Giovanni di Robecchetto con Induno, non lontano da Milano, che dal 2010 forniva alla maison pelli lisce ed elastiche (dal 2018 Chanel non usa più pellami esotici). Un anno prima, nel 2019, era entrata nell’orbita della maison la conceria toscana Samanta. I prossimi appuntamenti sono a Parigi il 5 ottobre con la sfilata del pret-à-porter e a Dubai, dove il 2 novembre (ri)sfilerà la collezione cruise presentata in maggio in Francia.

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