Letteratura/anniversari

Charles Baudelaire, a 200 anni dalla nascita il suo stile è più vivo che mai

Il poeta de Les Fleurs du Mal nasceva a Parigi il 9 aprile 1821

di Stefano Biolchini

(Afp)

3' di lettura

E’ stato “il Dante della modernità” e nei 700 anni dalla morte del sommo poeta ricorrono anche i duecento anni dalla nascita di Charles Baudelaire. Il grande critico e “poeta maledetto” era nato a Parigi il 9 aprile 1821.

“Derrière les ennuis et les vastes chagrins/ Qui chargent de leur poids l'existence brumeuse, / Heureux celui qui peut d'une aile vigoureuse / S'élancer vers les champs lumineux et sereins.

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“Fortunato colui che lascia andare i propri pensieri come le allodole verso i cieli al mattino... e che intende la lingua segreta dei fiori e delle cose mute” (Les Fleurs du Mal (1857), Élévation), scriveva il poeta parigino condensando così in mirabile sintesi la sua poetica. Una poesia la sua che non fu capita appieno dai contemporanei, che la giudicarono scandalosa.

“Spleen”

Edonista, elegante, bohemien per eccellenza, fu il suo “Spleen” la summa di tutte le angosce, melancolie e tristezze, mentre tutto il resto “pur mitigato d’artificio o colorato di bellezza” è “Une oasis d’horreur dans un désert d’ennui!” (Le Voyage).

Per Walter Benjamin, che prediligeva fra tutte la celeberrima “À une passante” (La rue assourdissante autour de moi hurlait/ Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,/ Une femme passa, d'une main fastueuse/ Soulevant, balançant le feston et l'ourlet...) è suo il “Lirismo del disastro”, costruito sulle note della grande tradizione letteraria d’oltralpe e dalla incombente forza innovatrice.

L’importanza storica delle “Fleurs du Mal”

L’importanza storica delle “Fleurs du Mal” è incontestabile, e come scrive l’Auerbach “la figura umana che in esse appare è altrettanto e ugualmente significativa per il mutarsi della tradizione europea di quella di Ivan Karamazov...con tracce che si ritroveranno in Gide, Proust, Joice, Thomas Mann, e ovviamente in Rimbaud, Mallarmè (“ho proprio paura di cominciare là dove il nostro povero e sacro Baudelaire ha finito, scriveva “l’auteur difficile”), ma anche Rilke ed Eliot...perché “lo stile baudelairiano è più vivo che mai”.

Charles Baudelaire nasce il 9 aprile 1821 a Parigi, figlio di Joseph Francois, uomo di raffinata cultura e della giovane Caroline, resterà presto orfano dell’anziano padre. La madre si risposerà con il futuro generale Jacques Aupick, cosa che Charles non le perdonerà mai. Studente inquieto e dagli esiti altalenanti, nel 1840 si iscriverà alla Facoltà di Legge, dove frequenterà prostitute e ambienti esecrati dalla famiglia che lo invierà in viaggio verso Calcutta per allontanarlo dalle cattive frequentazioni.

Rifutandosi di proseguire il viaggio si fermerà nell’isola di Bourbon, per tornare presto a Parigi. Divenuto maggiorenne ed entrato in possesso dell’eredità paterna, condurrà una vita dissipata tra raffinatezze da dandy e notti insonni in cui sperimenta l’uso di stupefacenti. Contrae la sifilide e la gonorrea. La madre preoccupata cercherà di metterlo sotto tutela. A Baudelaire, dopo il procedimento giudiziario, verrà assegnato un assegno di mantenimento.

Nel 1845 le sue raffinate recensioni al Salon sono di apprezzamento per l’amato Delacroix. Nel 1852 traduce Poe. Nel 1855 compaiono alcune sue poesie sotto il titolo “Les Fleurs du mal” che pubblicherà nel 1857. Il libro viene sequestrato per oltraggio alla morale pubblica e al buon costume. Baudelaire viene condannato a una multa. Sei poesie devono essere eliminate dalla raccolta. Nel 1859 prepara una nuova raccolta de “Les Fleurs du Mal”, con in aggiunta trentacinque nuovi componimenti, che uscirà due anni dopo.Si riconcilia con la madre rimasta vedova e un anno dopo pubblica “Les paradis artificiels”. Nel 1864 si stabilisce a Bruxelles. Nel 1866 pubblica “Les épaves”. Poco dopo è colpito da emiparesi. Ricoverato in una clinica parigina, muore il 31 agosto 1867.

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