fiere di nicchia

Chart a Copenaghen svela la scena artistica dei paesi nordici

di Silvia Anna Barrilà


default onloading pic
Lo stand di V1 Gallery a Chart 2019. (Fotografia di Joakim Züger, Courtesy Chart)

4' di lettura

Nell'era della proliferazione delle fiere d'arte è necessario ritagliarsi una propria nicchia. Chart di Copenaghen lo ha fatto affermandosi come l'evento destinato alla scena artistica dei paesi nordici. Le 29 gallerie che hanno partecipato quest'anno alla sua settima edizione provengono da Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia e Islanda, o comunque hanno una forte connessione con quest'area geografica. Quella che, invece, era la fiera per le gallerie internazionali, Code Art Fair , ha chiuso. Al suo posto, parte del vecchio team ha fondato Enter , una fiera che combina il classico formato con una versione virtuale che proseguirà durante tutto il corso dell'anno.

Chart a Copenaghen

Chart a Copenaghen

Photogallery9 foto

Visualizza

L'identità dell'evento. Tornando a Chart, la manifestazione rappresenta non solo un'occasione di scoprire gli artisti dell'area scandinava, ma anche un punto di incontro e di dialogo con i suoi professionisti. Un concept che si riflette nel calendario della fiera, che riserva il giorno di anteprima a curatori e direttori di musei, escludendo i collezionisti, per offrire alle gallerie la possibilità di conversare su possibili mostre e gallerie istituzionali future senza la pressione delle vendite. I collezionisti sono ammessi solo nel giorno ufficiale di apertura della fiera, che quest'anno si è svolta dal 30 agosto all'1 settembre (in contemporanea con un'altra fiera piccola ma interessante, Art-O-Rama a Marsiglia).

I visitatori sono stati 24.500 circa da 35 paesi, 87 le istituzioni presenti. “È difficile definire che cosa sia Chart” ha dichiarato la direttrice Nanna Hjortenberg, “è un ibrido tra una fiera e un festival d'arte, poiché include due fiere (una per l'arte e l'altra per il design), due mostre dedicate ai talenti emergenti di entrambe le discipline e un programma di talk, concerti, programmi live concepiti per eliminare le barriere e coinvolgere un pubblico più ampio”.

I valori in fiera. I collezionisti in fiera erano principalmente scandinavi ma anche europei, i galleristi si sono dichiarati soddisfatti delle vendite sebbene non siano state segnalate transazioni particolari (è proprio della cultura danese non fare mostra della ricchezza per cui anche i collezionisti sono restii a parlare dei loro acquisti). In generale i prezzi andavano da circa 700 euro a 270.000 euro, secondo dichiarazioni della fiera, sebbene i valori medi si aggirassero entro i 50.000 euro. “Poiché la fiera è stata fondata da galleristi” ha spiegato la direttrice della fiera, “sappiamo bene che per mostrare l'arte sperimentale i prezzi degli stand devono essere contenuti. Potremmo facilmente alzare le fee, che ora vanno da 8.000 a 12.000 euro, ma snatureremmo l'evento. Un'artista come la 27enne svedese Arvida Byström, presentata da Gallery Steinsland Berliner di Stoccolma, non potrebbe mai essere esposta ad Art Basel , perché neanche vendendo tutte le sue opere si coprirebbero i costi dello stand”. L'artista, i cui prezzi vanno da 1.200 a 7.600 euro, usa i social media e un'estetica iper-femminile per indagare temi quali l'identità, la rappresentazione del corpo, il potere comunicativo del selfie, le dinamiche sociali e la salute mentale principalmente attraverso la fotografia e la performance. La sua presentazione spiccava come una delle più audaci all'interno delle sale espositive della fiera, che non ha stand, ma si svolge nelle stanze al primo piano del museo Kunsthal Charlottenborg (sede pure della Royal Academy of Arts ).

L'offerta. In generale la fiera incoraggia le presentazioni monografiche di un solo artista (per esempio il danese Morten Knudsen, classe 1985, da Andersen's di Copenhagen a prezzi tra 4.000 e 12.000 euro e Jockum Nordström, classe 1963, da Galleri Magnus Karlsson a prezzi tra 30.000 e 50.000 euro), oppure i dialoghi tra due artisti (per esempio Tove Storch, 8-12.000 euro, e Runo Lagomarsino, circa 35.000 dollari, da Nils Staerk e Marie Lund e J oachim Koster da Nicolai Wallner , prezzi non rivelati). Oppure, ancora, alcune gallerie hanno proposto piccole mostre curate, come Persons Projects con una presentazione dedicata alla misurazione del tempo, Croy Nielsen ha ricreato la galleria di Vienna attraverso il trasferimento di elementi d'arredo e opere, mentre V1 Gallery ha raccolto diverse opere sul tema della rappresentazione dell'uccello, un animale che ritorna in tutta la storia dell'arte (prezzi da 650 a 205.000 dollari). Benché ci siano anche artisti internazionali, la maggior parte degli autori presentati sono scandinavi, il che rende la fiera speciale rispetto ad altre e interessante per scoprire nomi nuovi.

Gli artisti emergenti. In particolare agli emergenti è stata dedicata una mostra all'interno della fiera con opere non direttamente in vendita di cinque giovani artisti ancora non rappresentati dalle gallerie: Océane Bruel, Maria Meinild, Joel Slotte, Tokyo Twins e Agatha Wara. “Sono emergenti non tanto per la loro età, ma perché stanno ancora formulando il loro linguaggio artistico” spiega la curatrice Helga Just Christoffersen, che ha viaggiato in tutta la Scandinavia per mettere insieme questo gruppo di artisti scelti per la varietà della loro pratica e dei mezzi espressivi utilizzati. “Li unisce il fatto che la loro ricerca parte dalla riflessione su se stessi. In un'epoca in cui il mondo sembra sgretolarsi, loro partono da sé e da ciò che li circonda nella consapevolezza che è necessario sviluppare prima di tutto un'etica personale per contribuire a risolvere i problemi più grandi. D'altro canto è importante sottolineare che sono temi globali: non esiste una scena nordica legata a temi come il paesaggio, la luce, il minimalismo, tutti cliché. Sono artisti connessi al resto del mondo che lavorano in un sistema ben finanziato che li sostiene, ma allo stesso tempo sono molto autonomi perché le gallerie sono poche, per cui loro aprono spazi indipendenti per organizzare mostre”.

La sezione design. Dall'anno scorso la fiera ha inaugurato anche una sezione riservata al design all'interno di una sede speciale, l'edificio storico Den Frie , nato alla fine del XVIII secolo come una sorta di Salon des Refusés. Hanno partecipato nove gallerie e nove studi - una novità di quest'anno, perché l'organizzazione si è resa conto che molti giovani spesso non sono rappresentati dalle gallerie. Altra novità, quest'anno è stato escluso il design scandinavo classico, una scelta in coerenza con la sezione arte, presa per dedicarsi completamente a pezzi ultracontemporanei, spesso molto sculturali. Una mossa coraggiosa poiché il pubblico continua ad aspettarsi i pezzi classici e non è facile liberarsi da quest’importante eredità.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...