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Che cos’è il Mes? Il 66% degli italiani non ha capito di che si tratti

Il Meccanismo europeo di stabilità sta tenendo banco nel dibattito politico. Ma a quanto pare, non tutti sono così informati sui contenuti: secondo un’indagine dell’istituto Demopolis, appena il 9% conosce bene il fondo salva-stati, a fronte di un 66% che ammette di non aver capito di cosa si parli e un 25% fermo a una conoscenza «generica»

di Alb.Ma.


Che cos'e' e a che serve il Mes

2' di lettura

La riforma del Meccanismo europeo di stabilità, il cosiddetto Mes, sta tenendo banco da settimane e incrinando i rapporti della maggioranza. C’è solo un dettaglio: secondo un sondaggio, circa due terzi degli italiani non hanno la benché minima idea di cosa si stia parlando. Un’indagine di Demopolis, un istituto di ricerca, ha rilevato che appena il 9% di un campione di 1.500 intervistati sa rispondere correttamente alla domanda «Lei ha compreso in che cosa consista il Mes»? Una ulteriore quota del 25% dichiara di averne una conoscenza generica, mentre il restante 66% spiega appunto di non aver capito di cosa si tratti.

Cos’è il Mes e perché sta facendo dibattere
L’esito del sondaggio può sembrare curioso, rispetto all’improvvisa popolarità conosciuta dal Fondo salva-Stati nel dibattito pubblico. Il Mes, traduzione italiana di European stability mechanism, è un’organizzazione intergovernativa fondata per fornire assistenza finanziaria ai paesi europei che rischiano il default. Ogni stato membro contribuisce al fondo a sua disposizione (da qui l’espressione «fondo salva stati») con una quota proporzionata al suo peso economico, finanziando una dotazione che può arrivare a circa 700 miliardi di euro. È lo stesso meccanismo intervenuto in sostegno di paesi come Cipro, Grecia, Irlanda e Portogallo per evitarne il collasso. L’argomento è ritornato di attualità con il processo di riforma dell’organizzazione, avviato in sede europea nel 2019 con il via libera dei ministri delle Finanze all’Eurogruppo il 13 giugno 2019.

L’opposizione guidata dal leader leghista Matteo Salvini, che pure era al governo ai tempi dei sì italiano alla riforma, sostiene che il nuovo testo comporterebbe condizioni «peggiorative» per l’economia italiana. Una linea sposata anche dalla leader di Fratelli di Italia Giorgia Meloni e parte della stessa maggioranza governativa: il capo politico del Movimento Cinque stelle Luigi Di Maio si è opposto alla sua approvazione, minacciando di ostruire la procedura che porterà all’ok definitivo. Il testo sarà siglato solo all’inizio dell’anno prossimo e deve passare per la ratifica dei parlamenti nazionali nazionali.

Perché tanto clamore? Il nuovo Mes include alcune novità sostanziali, come l'introduzione di un paracadute da 70 miliardi di euro per aiutare i paesi a risolvere le proprie crisi bancarie nel caso di carenze di fondi. Ma l'elemento che ha scatenato le ire di Salvini e della componente grillina della maggioranza, a loro dire tenuti all’oscuro dell’accordo, è una (presunta) clausola che imporrebbe la ristrutturazione del debito ai paesi più a rischio.

Un’ipotesi smentita dal presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno e, in precedenza, dallo stesso ministro dell’Economia italiano Roberto Gualtieri: «Si è ingenerato nel dibattito italiano molta confusione - ha detto - È bene chiarire come la riforma del Mes non introduca in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario».

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