dopo Deutsche bank e volkswagen

Che cosa bisogna aspettarsi dai cambi al vertice delle big tedesche

di Isabella Bufacchi

(AP)

2' di lettura

Deutsche bank, con la rimozione forzata del ceo John Cryan e la nomina di Christian Sewing “con effetto immediato” la scorsa domenica notte ha aperto le danze. E subito ieri Volkswagen ha annunciato un brusco cambio ai vertici con Herbert Diess, ora responsabile del marchio, in arrivo al posto dell’ad del gruppo Matthias Müller. Questi due colpi di scena potrebbero essere solo l’inizio di un cambio di poltrone nei posti guida del mondo industriale e finanziario tedesco.

Globalizzazione e rischio di protezionismo e guerre commerciali, rivoluzione tecnologica e scandali, una GroKo in sella per la terza volta con Angela Merkel al suo quarto e ultimo mandato e un’Europa in fibrillazione con Emmanuel Macron che incalza sulle riforme e un 2019 che porterà elezioni europee e l’uscita di scena di Mario Draghi La Germania, dall’alto del suo sesto anno consecutivo di crescita, un surplus commerciale monstre da 245 miliardi nel 2017 e una stagione di dividendi ed utili da record delle blue chip che compongono il Dax, si prepara al cambiamento e alle sfide del futuro, con un rinnovamento che partirà anche dai vertici.

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Nei prossimi due anni scadono 350 poltrone nei consigli di sorveglianza delle aziende tedesche: la sala dei bottoni dove si decidono dividendi, cambiamenti di strategie e dirigenti. E anche in questo caso, DB ha fatto da rompighiaccio annunciando grandi cambiamenti nel suo consiglio e l’arrivo - che ha destato qualche malumore - di John Thain, ex-Merrill Lynch. Nelle prossime settimane scadono anche due membri del Board della Bundesbank.

Il ministro dell’Economia Peter Altmaier ha ammonito ieri i big dell’industria automobilistica tedesca, che hanno un peso rilevante sul Pil del Paese, dicendo che Bmw, Daimler e VW rischiano di perdere la loro leadership se non investiranno adeguatamente in nuove tecnologie. La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, il ricambio generazionale delle Pmi, il consolidamento tardivo del sistema bancario, l’invecchiamento della popolazione e il suo impatto sul mondo del lavoro, sulla sanità e il sistema pensionistico, sono le grandi sfide di cui la Germania è pienamente consapevole. «Non è tempo di dormire sugli allori» ha detto Angela Merkel nel suo discorso di insediamento al Bundestag. E Sewing, nella sua prima lettera ai dipendenti e stakeholders, ha ricordato che «non esistono pasti gratis».

Guardando al passato, per quanto costellato di una crescita record e utili record, gli errori non sono mancati e il sistema-Paese è intenzionato non solo a correggerli ma soprattutto a non ripeterlio . Gli scandali che hanno macchiato l’immagine del Made in Germany sono una ferita ancora aperta. Da sole Deutsche bank e VW da sole hanno pagato quasi 50 miliardi di euro in due anni per pratiche e comportamenti scorretti o fuorilegge.

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