Lusso, ma non solo

Che cosa è Relais & Châteaux

di Franco Sarcina


2' di lettura

L’idea prese piede nel 1954, quando Marcel e Nelly Tilloy, due artisti di varietà e proprietari dell'hotel-ristorante La Cardinale, sulle rive del Rodano, ebbero l'idea di presentare otto diverse strutture alberghiere, tra Parigi e Nizza, unite da comuni valori: servizi esclusivi, una ottima offerta gastronomica e una visione comune di quella che in francese viene chiamata “art de vivre”. Da allora, Relais & Châteaux è cresciuta ed è anche cambiata, affinandosi. Ora fanno parte dell’associazione 580 tra hotel e ristoranti, presenti in oltre 60 Paesi del mondo, dai vigneti della Napa Valley alla Provenza, passando per le spiagge dell'Oceano Indiano.

Nel novembre del 2014 Relais & Châteaux ha presentato all'Unesco un Manifesto che prevede di tutelare, mantenere vive e valorizzare la ricchezza e la diversità delle cucine e delle tradizioni dell'ospitalità in tutto il mondo, impegnandosi a preservare il patrimonio locale e ambientale. Il Manifesto, in 20 punti, si concentra su diversi aspetti. Per esempio, Relais & Châteaux punta ad offrire proposte gastronomiche che siano testimonianza del territorio, cercando di limitare al massimo l’impatto sulle risorse privilegiando i prodotti locali stagionali e promuovando metodi di pesca rigorosamente responsabili. Ancora, l’accento viene posto anche sul rapporto con i piccoli produttori alimentari e gli artigiani presenti sul territorio, mentre un punto esplicito si propone di offrire «ai nostri collaboratori condizioni lavorative e salariali che li stimolino a condividere appieno lo spirito delle nostre Dimore e a essere i primi ambasciatori dei nostri principi». Non manca, infine, anche il proposito di promuovere arti e mestieri artigianali.

I numeri dell’associazione
Nel 2017, il fatturato cumulato delle 580 dimore associate a Relais & Châteaux è stao di 2,3 miliardi di euro, il 46% generato dal business alberghiero, il 47% dai ristoranti e il restante 7% da altre attività come le spa. I metà dei ricavati dell’associazione proviene dalle quote associative, mentre l’altro 50% dalle vendite.

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