SENATO

Che cosa prevede la proposta di legge M5S per rilanciare i certificati di compensazione fiscale

Assegnato alla sesta commissione permanente Finanze e Tesoro di Palazzo Madama in sede redigente l’esame di un disegno di legge che introduce i Ccf , emessi dal governo per garantire crediti sulle tasse future e utilizzati dallo Stato per finanziare provvedimenti di spesa

di Andrea Carli

M5s perde pezzi

Assegnato alla sesta commissione permanente Finanze e Tesoro di Palazzo Madama in sede redigente l’esame di un disegno di legge che introduce i Ccf , emessi dal governo per garantire crediti sulle tasse future e utilizzati dallo Stato per finanziare provvedimenti di spesa


2' di lettura

La moneta fiscale è un vecchio cavallo di battaglia dei Cinque Stelle. Faceva parte del contratto di governo all’epoca dell’esecutivo giallo verde: era uno dei dieci punti programmatici di politica estera. Ora viene tirato fuori dal cassetto in una fase in cui, dopo il cambio della leadership politica, il Movimento punta a recuperare il consenso perduto anche attraverso il recupero di proposte storiche. La levata di scudi dei pentastellati a difesa del taglio dei vitalizi è un altro volto di questa strategia.

Primo firmatario Lannutti (M5S)
Giovedì 6 febbraio è stato assegnato alla sesta commissione permanente Finanze e Tesoro del Senato in sede redigente l’esame di un disegno di legge, primo firmatario Elio Lannutti (M5S), che introduce i certificati di compensazione fiscale (Ccf) , emessi dal governo per garantire crediti sulle tasse future e utilizzati dallo Stato per finanziare provvedimenti di spesa. In particolare, stando alla proposta i Ccf non concorrono alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e sono utilizzabili esclusivamente in compensazione di imposte, contributi e altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali.

Moneta fiscale complementare priva di corso legale
«I Ccf - si legge nella presentazione della proposta - sono definibili come una “moneta fiscale”: una moneta complementare, priva di corso legale, basata su sconti fiscali differiti, relativi a imposte non ancora maturate. I Ccf sarebbero in grado di creare la liquidità di cui il sistema economico è stato privato in anni di politiche di austerity». La soluzione «permetterebbe al Governo di riprendere il totale controllo della sua politica fiscale senza infrangere le regole della zona euro».

Assegnati a titolo gratuito a determinate categorie di persone
«I Ccf - si legge ancora nella proposta - sarebbero assegnati a titolo gratuito a determinate categorie di persone e imprese o specifici settori di investimento, di volta in volta individuati dal Governo secondo il criterio del superiore interesse pubblico. A titolo di esempio, potrebbero essere assegnati per integrare il reddito dei lavoratori dipendenti, per finanziare investimenti pubblici e programmi di spesa sociale, per ridurre le imposte delle imprese sul lavoro».

Il ruolo del ministero dell’Economia
In base al disegno di legge, il ministero dell’Eeconomia stabilisce l’entità dell’accantonamento da destinare alla concessione di Ccf, entro il limite annualmente stabilito dalla legge di bilancio, con la quale sono anche stabiliti: finalizzazioni, destinatari, importo massimo concedibile, quote e termini di durata del beneficio.

Soluzione proposta per la prima volta nel 2012
L’idea dei Ccf, come ricorda l’agenzia Agi, non è nuova: è stata proposta per la prima volta dall’economista Cattaneo nel 2012 e poi affinata nel 2015 da un gruppo di ricercatori ed economisti tra cui Bossone, Gallino, Sylos Labini. Si ipotizza che i Ccf possano essere utilizzati negli scambi, per lo meno tra imprese e tra imprese e Stato, e che anche i contratti di lavoro possano in futuro essere stipulati in lire fiscali e non in euro.

Per approfondire:
Chi è Ruocco, la nuova presidente della commissione sulle banche
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