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Qatar 2022, che delusione! Malinconica sconfitta dell’Italia a Vienna

Mentre il resto del mondo guarda al Mondiale, gli azzurri di Mancini puniti si sono ritrovati a giocare una delle amichevoli più inutili della storia

di Dario Ceccarelli

Qatar, al via il mondiale delle polemiche

4' di lettura

Finalmente appare il vero protagonista: Il gioco del pallone. Che è cosi: brutale, cinico, perentorio nella sua semplicità. Dopo tante disquisizioni, dopo tanti dibattiti sui diritti e sugli affari, dopo una magnifica cerimonia d'apertura che sembra più olimpica che calcistica (con le struggenti e un filo retoriche parole del grande attore Morgan Freeman (“quello che ci unisce è più grande di quello che ci divide”), alla fine il Mondiale del deserto ha davvero inizio in questo futuribile contenitore che si chiama Al Bayt Stadium in un cielo da odissea nella spazio con i grattacieli che brillano come astronavi.

Tutto molto bello, tutto molto emozionante, quasi struggente come il dialogo di Freeman con un giovane disabile carismatico e comunicativo come una rock star. Perfino il pubblico, diviso tra tifosi locali ed ecuadoriani, sembra autentico e non fatto, come mormorano i maligni, di comparse ingaggiate ad hoc da spedire velocemente il giorno dopo in un altro stadio per riempirlo ancora.

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Inizio spietato

Tutto bellissimo, dicevamo. Solo che poi la partita d'inaugurazione, Qatar- Ecuador, con i padroni di casa al debutto contro una squadra per nulla sprovveduta, ha il suo inizio. Ed è un inizio spietato, un brutale schiaffo di sincerità: dopo solo 120 secondi, sotto gli occhi smarriti dell'Emiro Hamad Al Tani, il Qatar è già sotto di un gol per colpa di una clamorosa “uscita a farfalle” (lessico del Novecento, ma sempre di valida attualità) del suo maldestro portiere, Saad Al Sheeb, che permette a Valencia, il bomber dell’Ecuador, di inzuccare in rete.

Sembra l'inizio di un incubo, o della favola in cui l'ingenuo fanciullo, tra lo stupore dei cortigiani, esclama che il Re è nudo. Fortunatamente, per far rifiatare l'Emiro Al Tani, interviene il Var che, con la nuova applicazione del fuorigioco semiautomatico, coglie una millimetrica irregolarità rimettendo il risultato in parità.

È d'obbligo una pausa per riaccendere il nostro orgoglio nazionale: perchè questa partenza del Mondiale è tutta Made in Italy. L'arbitro, che accoglie la decisione del Var, è infatti Daniele Orsato, apprezzatissima giacchetta nera nostrana. Gli assistenti sono Carbone e Giallatini, anche loro “compatrioti”, come direbbe il nostro presidente del Senato Ignazio La Russa. E anche gli addetti al Var, Irrati e Valeri, sono due italiani purosangue. Se poi aggiungiamo che la copertura a forma di tenda del deserto dello stadio è di un'azienda di Pordenone, e che la suggestiva cerimonia di apertura è stata affidata a Marco Balich, numero uno nel mondo, possiamo allora dire, con un certo orgoglio, che l'Italia migliore emerge anche tra i tesori del deserto.

Il mattatore è Valencia, in bambola il portiere del Qatar

Però il calcio non fa sconti. La partita va avanti. E così, dopo un quarto d'ora, siamo daccapo con il povero Al Sheeb che, per salvare la porta, ne combina un'altra delle sue gettandosi rovinosamente tra le gambe di Valencia (ancora lui!). Rigore evidente che l'arbitro Orsato fischia senza il minimo dubbio. E chi lo batte? Il solito Valencia che senza fare un plissé spiazza il frastornato Al Sheeb, ormai completamente in bambola. E che subirà anche il raddoppio, verso il trentesimo, sempre ad opera dello scatenatissimo Valencia, suo carnefice e, almeno per un giorno, capocannoniere di questo Mondiale.

L'attaccante, 33 anni, capitano dell'Ecuador, viene soprannominato “Superman” per la sua capacità, nonostante la modesta statura, di alzarsi in volo per colpire di testa. Quest’anno ha brillato giocando in Turchia col Fenerbache, ma in precedenza si era fatto notare soprattutto per un’altra impresa: l’aver finto un malore per sfuggire a un arresto visto che Valencia non pagava gli alimenti per la moglie e per la figlia. Ma sono cose dimenticate.

Come dicono gli psicologi, tutti hanno diritto a una seconda opportunità.... Nella ripresa, a causa di un brutto colpo, Valencia è stato sostituito. Ma sicuramente, grazie ai suoi super poteri, recupererà a tempo di record. Chi avrebbe bisogno degli ultra poteri è invece il portiere Al Sheeb del Qatar, uscito alla fine con la stessa faccia sconvolta un pellegrino che si è perso nel deserto.

Non è bello infierire su chi deve esibirsi davanti a miliardi di persone in mondovisione, però il debutto del Qatar è stato affettuosamente modesto. Lele Adani, commentandolo in tv, ha detto che “deve osare di più in attacco”. Il problema è che il Qatar non riesce neppure ad uscire dalla sua porta. Come abbia fatto nel 2019 a vincere la Coppa d'Asia battendo il Giappone resta un mistero.

Ma in fondo, se mezzo secolo fa qui erano tutti pescatori di perle, può darsi che tra altri 50 anni, vincano il Mondiale. Qui è tutto possibile, perfino far crescere l'erba degli stadi meglio che in Italia. Povera Italia: che malinconia! Sconfitta (2-0) a Vienna

Amichevole inutile

A proposito d'Italia: Mentre il resto del mondo sposta lo sguardo verso il Qatar, e tifosi cantano nella infinita notte di Doha, gli azzurri di Mancini, come scolaretti puniti per non aver fatto i compiti, si sono ritrovati a Vienna, contro l'Austria, per giocare una delle amichevoli più inutili della nostra storia calcistica.

Perchè tanta cattiveria? Non si poteva evitare questa sciagurata concomitanza anticipando la partita al sabato sera? No, non si poteva, perchè al sabato sera in tv c'è “Ballando con le stelle”. Così gli azzurri hanno dovuto ballare a Vienna, ma senza stelle e senza la Carlucci. Una malinconia da tagliare col coltello. Non tanto per la vittoria (2-0) degli austriaci, ma per quel senso di essere fuori posto, in un teatro di periferia senza allegria, mentre dovresti essere in ben altri palcoscenici

Tanti errori, palle perse a centrocampo che hanno dato l'abbrivio al primo gol austriaco (Slagher) dopo solo sei minuti. Il raddoppio è arrivato su punizione (Alaba al 35') ma gli azzurri, nonostante una pallida reazione nella ripresa, se n'erano già andati con la testa. E forse questa volta hanno avuto perfino ragione.


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