emergenza coronavirus

Che fine ha fatto Immuni? L'App sparisce dal discorso di Conte e si intensificano i misteri

Nel suo intervento in Tv del 26 aprile il premier ha dribblato un po' a sorpresa l'argomento, in molti si sono chiesti che fine avesse fatto la ancora ignota, ma già tanto discussa, App del tracciamento

di Biagio Simonetta

App immuni, quali tutele per chi la scarica

3' di lettura

Poteva essere la sua serata. E invece è stata la grande assente. Nel discorso del premier Giuseppe Conte dedicato alla programmazione della “Fase 2”, non c'è stato spazio per Immuni. L'App scelta dal governo per il contact tracing in Italia non è mai stata citata. Eppure il contratto con quelli di “Bending and spoons”, società incaricata per la realizzazione della la piattaforma, ci risulta firmato da tempo. E già una decina di giorni fa, dal ministero dell'Innovazione, scalciavano per poter annunciare l'arrivo imminente dell'applicazione sugli store di iOS e Android.

Si discuteva molto del fatto che proprio Apple e Google avessero annunciato il rilascio di Application programming interface (API) condivise per il tracciamento, e che Immuni avrebbe poi dovuto aggiornarsi a questi parametri. E invece Apple e Google hanno accelerato clamorosamente, e il 28 aprile dovrebbero rilasciare una prima versione di queste interfacce. Mentre la data di lancio di Immuni è, ancora oggi, sconosciuta.

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Cosa è successo a Immuni
Ma cosa è successo, allora? Col passare dei giorni, il mistero attorno a Immuni si è infittito progressivamente, circondandosi di un silenzio che inizia a far rumore. E mentre Conte, nella serata del 26 aprile, dribblava un po' a sorpresa l'argomento, in molti si sono chiesti che fine avesse fatto la ancora ignota, ma già tanto discussa, App del tracciamento. Da fonti vicine al governo, ci parlano di una situazione ancora «in alto mare». E non per fatti tecnici o di sviluppo (l'app, da quanto sappiamo, è pronta), ma per tutta una serie di contrapposizioni - anche politiche - che ne stanno frenando il rilascio. Privacy, obbligatorietà e “falsi positivi” sarebbero, ad oggi, le zavorre principali.

Nodo privacy
Per quanto concerne la privacy, le polemiche su Immuni sono state feroci sin da subito, scatenando un dibattito che forse è andato anche al di là del razionale. E che ha creato - giocoforza - un'attenzione enorme su un tema di primaria importanza, ma anche spesso dimenticato, come quello della tutela dei dati personali. Così, tutti gli sforzi per creare un'App che possa lavorare in modo il più possibile anonimo (grazie al bluetooth e allo scambio di codici esadecimali che non svelano alcuna identità), si sono sgretolati davanti a un'opinione pubblica che ha iniziato a tacciare Immuni come un'App spiona, dimenticando l'emergenza sanitaria e la pandemia in corso.

Obbligatorietà si o no?
Da qui è nato il problema numero due: l'obbligatorietà. Lo stesso Conte, nei giorni scorsi, era stato costretto a spiegare che l'utilizzo di Immuni non sarebbe stato obbligatorio, per sedare le accuse che già piovevano attorno a Palazzo Chigi. Ma qualsiasi App di contact tracing che si rispetti ha bisogno di un numero molto alto di utilizzatori, per poter essere efficiente: il 60% della popolazione (o l'80% degli smartphone presenti su un territorio nazionale), secondo uno studio dell'Università di Oxford. Cifre impossibili, per un'App non obbligatoria che arriverebbe negli store con una già elevata dose di scetticismo al seguito.

Cautela sui falsi positivi
Ma all'interno del governo spaventano anche i falsi positivi. Perché le azioni di tracciamento, quando si ha a che fare con App poco invasive dal punto di vista dei dati personali (e Immuni sarebbe fra queste), rischiano di essere meno affidabili. E un'applicazione che può fornire risultati errati, generando panico, è da prendere con cautela. In tal senso, l'esempio che arriva da Cina e Corea è chiaramente differente. Ma in questi casi siamo davanti a politiche e tempi diversi (in Corea hanno studiato e prodotto il contatc tracing già dal 2015, quando ebbero a che fare con l'epidemia Mers).

Ma non manca solo Immuni
Così, mentre privacy, falsi positivi e non obbligatorietà hanno di fatto messo Immuni in uno stagno, appare palese che ad oggi - in Italia - le modalità sul come mappare il contagio in quella che dovrebbe essere la Fase 2 siano precarie e poco chiare. Al di là di Immuni, nel piano descritto da Conte è sembrato mancare anche tutto quello che concorre al buon esito di un contenimento in una fase di ripartenza. È necessario ricordare, infatti, che l'App è solo un pezzo del mosaico, in uno scenario fatto di maggiori test e trattamenti sanitari domiciliari. L'incremento considerevole dei tamponi e la sanità porta a porta sono fattori imprescindibili nei Paesi, come la Corea del Sud, che hanno deciso di non sposare il lockdown. E senza questi, come senza un'App, immaginare una Fase 2 da liberi tutti era forse un'idea pretenziosa. Oltre che pericolosa.

Per approfondire:

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