rapita il 20 novembre 2018

Che fine ha fatto Silvia Romano? Misteri e leggende tra Kenya e Italia

di Carlo Andrea Finotto


Mattarella: inalterato impegno per Silvia Romano

2' di lettura

«Silvia Romano sarebbe rimasta uccisa in una sparatoria tra i suoi rapitori e un gruppo di estremisti di Al Shabaab». Anzi no: «Il governo italiano avrebbe pagato segretamente un riscatto e l’avrebbe riportata in Europa». Altra ipotesi inverosimile.

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Sono queste le voci che si rincorrono sulla sorte della giovane cooperante italiana rapita in Kenya lo scorso 2o novembre e di cui non si è saputo più nulla di ufficiale. Nelle scorse ore, però, appena un giorno dopo la richiesta di rogatoria da parte dell’Italia agli inquirenti keniani, la prima ipotesi è stata rilanciata da alcuni media italiani – tra cui Libero quotidiano – che hanno citato come fonte il quotidiano di Nairobi The Star.

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In effetti il quotidiano riporta sia la prima che la seconda versione, ma in un articolo di oltre un mese fa, nel quale si specifica che non esistono prove o informazioni certe da lungo tempo e che le “storie” fioriscono intorno alla sorte della cooperante. Tra queste anche quella che i rapitori iniziali di Silvia Romano l’abbiano ceduta a una cellula di Al Shabaab, forse in cambio della possibilità di proseguire i traffici illeciti, in particolare di avorio, tra Kenya e Somalia. Tuttavia, secondo The Star, che nel suo articolo di febbraio cita la polizia, la cooperante italiana potrebbe trovarsi ancora in territorio kenyano, nella regione del delta del Tana. Un’area in cui sarebbero presenti numerose forze di sicurezza, compresi, sempre secondo il giornale, commando italiani.

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Silvia Romano, 23 anni, cooperante milanese, è stata rapita il 20 novembre 2018 , verso sera, nel villaggio di Chakama, da un gruppo di persone armate. Silvia Romano è una operatrice della Ong italiana Africa Milele Onlus, di Fano, per conto della quale si trova in Kenya. La zona dove operava prima del rapimento è soggetta a infiltrazioni di milizie di Al Shabaab. Le forze di polizia hanno effettuato arresti e, in una fase, anche affermato di aver individuato il luogo in cui Silvia Romano era tenuta prigioniera, ma non potevano intervenire per non metterne a rischio l’incolumità.

A dire la sua sul rapimento sarebbe stato anche il manager Flavio Briatore, di casa in Kenya: a suo giudizio, secondo il quotidiano, sarebbe stato imprudente vivere in un villaggio lontano da un posto di polizia.

Sui social network l’attenzione è sempre rimasta relativamente alta, a dispetto della scarsità di informazioni ufficiali sulla vicenda, e nelle ultime ore la richiesta di chiarezza sulla sua sorte è stata rilanciata in particolare su Twitter: il suo nome è entrato tra i trend venerdì mattina, veicolato anche dall’hashtag #facciamorete. Tra chi ricorda quotidianamente il rapimento di Silvia Romano c’è l’esponente di Possibile ed ex Pd, Giuseppe Civati.

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