TORINO

Che show questa cena! Allo Spazio 7 la performance del gusto stellato

di Sara Magro


3' di lettura

Può una cena diventare performance? Contestualizziamo: siamo al primo piano della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, centro dell'arte contemporanea e della sperimentazione a Torino. Al piano terra, le mostre e la caffetteria tipo stazione lunare, al piano superiore il ristorante affidato a Emilio Re Rebaudengo, figlio di Patrizia Sandretto, collezionista, fondatrice e anima del luogo. Dato il contesto è scontato che Spazio 7 non sia solo un normale ristorante. Chi va a cena alla Fondazione, non esclude che possa succedere qualcosa di speciale, a parte una cucina e un servizio impeccabili. Innanzitutto perché – almeno così dicono– i torinesi sono esigentissimi a tavola.

La cena-installazione al ristorante (appena stellato Michelin) della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

La cena-installazione al ristorante (appena stellato Michelin) della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

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Non li incanti con una location che sembra un teatro contemporaneo tra lesene al neon e sfondi spaziali. Infatti il giovane Emilio ha impiegato un bel po' di tempo per trovare uno chef che facesse agnolotti e vitello tonnato incontestabili, ma anche piatti nuovi sorprendenti. Ed è arrivato Alessandro Mecca, giovane, figlio d'arte culinaria, e sperimentatore. Bravo, la stella Michelin assegnata nella guida 2019 se l'è “faticata” e meritata.

Nel frattempo la sua fantasia, sollecitata anche dal contesto, si è espressa liberamente con cene ed eventi ben riusciti. Alessandro ed Emilio, molto felici di far ufficialmente parte del firmamento torinese, per festeggiare, hanno organizzato una cena sperimentale che abbinasse piatti d'autore, nel senso del contenuto, e piatti d'arte, nel senso del contenitore, in questo caso le stoviglie in silicone dell'artista biellese Alessandro Ciffo. Ci sono voluti diversi incontri per stabilire menu e set da tavola, creati l'uno per l'altro oppure reciprocamente adattati. Ciffo, che col silicone produce vasi che sembrano di Murano e poltrone gonfiabili, ha realizzato un servizio per 50 coperti con pezzi fatti a mano, uno a uno.

Dischi striati di madreperla per “Astice, radicchio e mortadella” , Ciotola con i tentacoli verdi e gialli per la “Seppia nella sua integrità”, Mattonella bianca latte per il “Dentice all'acqua pazza”, “Riso e cavolo nero” arrivano su un piatto che sembra una murrina veneziana, mentre la guancia di vitello col purè giace su una smoke box da schiacciare per affumicare la portata: il piatto è presentato come “Tanto fumo e niente arrosto”, pronostico poco allettante per il commensale che, tuttavia, a quel punto, può già dichiararsi sazio, e comunque soddisfatto della succulenta pietanza.

E per dolci una palla da lanciare sul tavolo e regoli sospesi con pasticcini
Una palla di cioccolato ripiena di crema lanciata sulla tovaglia, un quadro di silicone che si lava con una spugnetta e non si deve neppure stirare MAI! Su questo quadro, lo chef Mecca stende una crema leggera che poi condisce con una cascata di dulce de leche versata direttamente dalla pentola in rame.
Come si mangia? Cucchiaio alla mano, si raschia la propria porzione dalla tovaglia-quadro, ora piatto collettivo e conviviale.

Schifiltosi superate i vostri tabù. Oppure attendete fiduciosi, perché la cena finisce, come è cominciata, attorno a un tavolo su cui poggia un'architettura di regoli colorati come quelli che alle elementari si usavano per imparare le quattro operazioni, però in formato gigante. Sulla golosa impalcatura sono appoggiati 150 pasticcini: praline cioccolato e lampone, mini crème caramel, bignè ripieni di panna, gelatine al melone che ognuno può prendere con le mani, smascherando (anche a se stesso) la sua recondita e infantile propensione al dolce furto. Il gioco dura un paio d'ore, tra cose buone e qualche colpo di scena. L'importante è comunque partecipare (alle prossime puntate, date da definire).

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