City Break

Che vista sul lago! I resort a Como, Orta, Garda e Lugano che piacciono a vip e reali

di Sara Magro


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6' di lettura

Al pari di Costiera Amalfitana, Puglia, Cinque Terre, i laghi del Nord Italia fanno parte delle passioni degli stranieri che percorrono migliaia di chilometri per trascorrere qualche giorno sulle nostre pittoresche sponde (ad agosto anche la nuova coppia di reali Harry e Meghan hanno passato alcuni giorni ospiti nel buen retiro a Laglio di George e Amal Clooney). Un patrimonio che invece noi italiani spesso snobbiamo, tacciandolo di una malinconia più letteraria che reale. Durante la bella stagione ospitano gare di auto d'epoca, feste principesche con fuochi d'artificio, convegni internazionali, sfilate di alta moda. Solo per fare un esempio, lo scorso luglio Dolce & Gabbana, che ogni anno scelgono una destinazione top per presentare le collezioni di alta moda, quest'anno hanno prenotato tutte le camere degli alberghi più eleganti sul Lago di Como offrendo ai clienti più facoltosi soggiorno e party per due giorni. Ammettiamolo: i nostri laghi sono bellissimi. Tant'è che il turismo cresce velocemente, con nuovi hotel di lusso e la corsa ai resort vista lago da parte di grandi gruppi internazionali: Hilton ha aperto a Como da qualche mese e Mandarin Oriental ha firmato la gestione del sontuoso Casta Diva, a partire dalla primavera 2019. Qui sotto invece vi raccontiamo alcune novità di cui forse non avete sentito ancora parlare troppo, compresa una sul Lago di Lugano in Svizzera.

Vista Palazzo, Como
Ha poche settimane e poche camere. Eppure la sua apertura rappresenta per Como un bel cambio di scena. L'hotel Vista Palazzo è infatti il primo cinque stelle lusso del capoluogo. Un modo per affermare che Como non vuole essere solo la stazione d'arrivo o un punto di passaggio per inoltrarsi poi lungo le famose sponde, bensì una base dove fermarsi, star bene e da cui partire per escursioni giornaliere in motoscafo, in battello, in cremagliera, sui monti.

Vista Palazzo fa parte degli alberghi della famiglia Passera, hotelier da tre generazioni, che sempre a Como hanno anche il Terminus, di fianco e il Piccolo Posta, tre stelle di design sempre in centro, e verso Cernobbio, Villa Flori, con ristorante e terrazza a picco sull'acqua. Sono indirizzi raccomandabili, molto curati e ben tenuti, ma il nuovo palazzo in piazza Cavour, con la facciata rosa e le cornici di finestre e balconi in stile gotico veneziano, è il gioiello della collezione nato da una creativa collaborazione tra la zia Bianca e il nipote Luigi, che nel confronto di generazioni e stili diversi hanno realizzato un albergo contemporaneo. Cosa significa? Il lusso è per pochi, infatti le suite sono solo 18, grandi, distribuite su tre piani. Hanno salotto, camera con cabina armadio e bagni grandi con marmi diversi e vasca davanti alla finestra, affacciata sul lago e sulla scultura The Life Electric di Libeskind, omaggio all'illustre inventore cittadino Alessandro Volta. Come sottolinea più volte la signora Bianca, abituata a viaggiare e a vivere nella bellezza (è tra l'altro direttrice del Museo della Seta di Como), «Vista Palazzo vuole trasmettere l'atmosfera di una casa, in un edificio dell'Ottocento sì, ma comodo come un'abitazione modernissima». Le lenzuola sono di lino impalpabile, le spugne di cotone spesso e morbido, come uno le vorrebbe a casa sua. Ti puoi preparare il caffè in camera, altrimenti puoi salire per un drink all'Infinity Bar - immaginate il panorama? - e al ristorante, con tessuti Dedar e tappezzerie raffinate e servizio buono Richard Ginori per tutti i giorni. Il consiglio è scontato: ordinate un gin tonic con finger food caldi sul terrazzino, guardando il traffico di battelli e Riva vintage sfilare sul riflesso delle montagne verdi. Poi si scende, e ci si trova nel cuore di Como, che ha tanto da offrire e pochi lo sanno. Come il Teatro Sociale, una Scala in miniatura con un programma di musica e opere, e ristoranti di ricerca come The Market Place, di Davide Maci che cucina con le verdure dell'orto di Careno, sempre sul lago (dove si va in battello a fare l'aperitivo, anzi chiedetelo che ne vale la pena), e correda i piatti con punch e drink di cui si occupa il fratello (nuova sede in autunno).

Casa Fantini, Pella
Il lago d'Orta è sempre rimasto un po' nell'ombra, se non fosse per quell'astro di Antonino Cannavacciuolo, il cui rinomato ristorante si trova a Villa Crespi, proprio sul timido lago. Ma se nemmeno Orta è ancora una star del turismo internazionale, sposalizi cinesi a parte, ci si può immaginare come sia acerba la sponda di Pella, conosciuta più per le fabbriche di rubinetti e materiali idraulici che per le passeggiate e i giorni di svago. Eppure è tanto affascinante, e ora invece comincia a far parlare di sé. Merito soprattutto di Daniela Fantini, ultima generazione dell'omonima azienda di accessori di design per il bagno. Daniela ha innanzitutto ristrutturato l'azienda affidando il progetto a Piero Lissonim che ha conservato l'involucro valorizzando le ampie campate per creare uno spazio di lavoro luminoso e una showroom contemporanea con giardini e prati disegnati da Paghera che arrivano fino all'acqua. Non solo. La signora Fantini aveva il sogno di creare una villa con poche camere (10) per far conoscere la sua bella e inesplorata sponda. Proprio sul molo di Pella, dove si prende la barchina per l'isola-monastero di San Giulio e Orta, ha rilevato il vecchio bar-tabacchi che Lissoni ha trasformato in una struttura moderna, con piscina e giardino e grandi vetrate che incorniciano gli esterni pittoreschi. Solo il bar è aperto al pubblico, con la sua carta di piatti veloci e una lista di cocktail e ben analcolici preparati da Cinzia Ferro, barlady super pop di Verbania. A Casa Fantini non c'è una vera e propria cucina, solo piatti freddi e veloci, ma agli ospiti offrono la prima colazione e l'aperitivo, preparati con prodotti di stagione, perlopiù provenienti dai dintorni. E tu, residente di passaggio, puoi stare dove ti pare, con il tuo drink vicino al camino o a bordo della piscina, al tavolo conviviale del bar o nella sala degli specchi con tavoli e sedie diversi uno dall'altro ma tutti di design. Si capisce al volo che non c'è nulla di casuale: i fiori di campo, i piatti con le stampa antiche del lago, le porcellane d'epoca sistemate sugli scaffali, e i rari mobili rustici. Ogni pezzo è scelto da Lissoni con l'aiuto della stylist Elisa Ossino e il placet di Daniela Fantini ed impaginato graficamente su piani cartesiani di vetro blu, metallo, legno. Come ospiti si ammira la bellezza d'insieme, e ci si gode un angolo sconosciuto e ancora poco affollato, concedendosi una visita dal calzolaio che fa le scarpe su misura (specialmente da uomo), una passeggiata breve o lunga nei dintorni, e qualche ora d'ozio puro, che prossimamente potrà essere più focalizzato. È infatti allo studio un programma di lifestyle medicine che in pochi giorni promette di rimettere in sesto corpo ed energie attraverso la dieta, l'esercizio, la meditazione e il contatto con la natura.

Villa Eden, Gardone
Non ci si lasci ingannare dal nome. Villa Eden, a Gardone Riviera, è un super resort progettato da super architetti: Richard Meier, premio Priezker 2009, David Chipperfield, il “Compasso d'oro” Matteo Thun e l'austriaco Marc Mark, magari meno noto ma non meno talentuoso. I quali hanno creato una sorta di expo con un hotel, due blocchi di ville a schiera e cinque ville indipendenti, da 500 metri quadrati in su, sparse in un parco progettato invece dal paesaggista Enzo Enea che si sviluppa sulla collina fino al cocuzzolo, dove il Lago di Garda si vede nella sua suggestiva dimensione. Tutte le ville hanno la piscina, qualcuna la palestra e una piccola spa. L'hotel con la facciata optical anni Sessanta è di Thun, mentre non sono suoi gli interni, che purtroppo non rispecchiano il gusto minimalista e naturale dell'architetto alto atesino.

    The View, Lugano
    Il nome è una dichiarazione di intenti: in primo piano c'è il lago di Lugano, che si guarda con appassionato distacco dall'alto. The View è un albergo di poche camere e di grande poesia. Arrivi, lasci l'auto nel parcheggio sotterraneo e te la dimentichi per tutta la durata del soggiorno. Prendi l'ascensore e riemergi in spazi e terrazze inondate di luce. La camera è in fondo a un corridoio di moquette soffice, con luci soffuse. Apri la porta e ti trovi in uno yacht di lusso ormeggiato sul lato più panoramico del mondo. Non è vero, è solo un effetto ottico che però ti illude seriamente. Linee di fuga in legno conducono lo sguardo verso il terrazzo, un ponte in teck con le balaustre di vetro e metallo da cui traspare solo l'azzurro dell'acqua e lo scenario della città che si sviluppa intorno. Le stanze sono pensate come alcove romantiche e lussuose, o come luoghi del raccoglimento. Bianco e nero, specchi e superfici lucide, silenzio e contemplazione sono i temi di questo albergo-oasi, dove il servizio è garbato e presente, la cucina è curata, la carta dei vini è di ampie vedute e include i millenari vini in anfora della Georgia che il sommelier Mario sa consigliare con i piatti. The View appartiene a quella categoria di alberghi eremo, dai quali non si vuole uscire sfruttando fino all'ultimo il late check-out. Però uscire conviene, con la Smart di cortesia, facile da parcheggiare in centro, o la bici elettrica, indispensabile per il ritorno in salita molto ripida. E la città offre sempre una mostra, o un concerto, o uno spettacolo al Lac e al Masi.

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