report Confindustria-Srm

Check up Mezzogiorno: continua la risalita, investimenti per accelerare nel 2018

di Nicoletta Cottone


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(IMAGOECONOMICA)

4' di lettura

Continua, trainata dalle imprese, la risalita del Mezzogiorno. È la fotografia scattata dal Check Up Mezzogiorno di metà anno che Confindustria e Srm (Centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo) dedicano all’economia e alla società meridionale. Secondo il report dopo un 2015 che ha visto crescere le regioni del Sud più della media nazionale, le anticipazioni relative al 2016 confermano la tendenza alla crescita moderata, che dovrebbe proseguire anche nella prima parte del 2017. Continua la crescita del Pil (+0,9% nel 2016), su livelli non molto lontani da quelli del 2015 (+1%), trainata dall’industria in senso stretto. Il report segnala però che quattro indicatori su cinque, ad eccezione dell’export, sono ancora al di sotto dei livelli pre-crisi.

Boccia: serve un grande piano per i giovani
«Serve un grande piano per i giovani, intergenerazionale, per farli entrare nelle fabbriche. Non si può continuare a parlarne senza fare niente. Basta chiacchiere, servono i fatti», ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, chiudendo la presentazione del Check up Mezzogiorno. «Dire che gli diamo la pensione è offensivo. Prima di tutto serve il taglio del cuneo fiscale per 3 anni per i nuovi assunti che costerebbe un terzo del progetto pensioni di cui abbiamo sentito parlare negli scorsi giorni». La questione giovani, soprattutto al Sud, rischia di essere il “detonatore” del futuro. «Se vogliamo risolverla dando le pensioni ad altri e un contentino ai giovani - ha sottolineato Boccia - siamo sulla strada sbagliata. Le generazioni passate dovrebbero essere più generose, è ora che comincino a pensare ai loro figli».

Stime preliminari del tasso di crescita del Pil Anni 2015 e 2016, valori percentuali

Frena l’occupazione, serve un intervento per i giovani
Il report attesta la frenata dell’occupazione. La disoccupazione resta elevata (21%) ed è anzi in crescita per effetto dell’aumento delle persone che si riaffacciano sul mercato del lavoro; altissima la disoccupazione giovanile (56,3%), a un livello doppio rispetto alle regioni del Centro-Nord. Così come elevato resta il numero dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano: sono 1 milione e 800 mila al Sud (più di metà del dato nazionale), e di questi sono ben 800 mila quelli che non hanno neppure un titolo di studio. Al Sud più ancora che al Nord, dunque, un intervento per favorire l'accesso dei giovani al lavoro sarebbe decisivo e non più differibile. L'occupazione nel Mezzogiorno cresce rispetto a un anno fa (+1%), ma con un ritmo più lento negli ultimi mesi. Il report segnala che si tratta di un campanello d’allarme che non va trascurato, soprattutto in considerazione dei notevoli numeri perduti durante la crisi e solo parzialmente recuperati, e tenuto conto dell’incentivo per le assunzioni a tempo indeterminato di cui beneficiano (nel solo 2017) le imprese localizzate nelle regioni meridionali. Si tratta di un incentivo, segnala il Check up sul Mezzogiorno, che ha già agevolato l’assunzione di oltre 55 mila lavoratori nei primi 5 mesi dell’anno.

TASSO DI DISOCCUPAZIONE PER ETÀ, SESSO E DURATA NEL I TRIMESTRE 2017

Il tasso di disoccupazione giovanile esprime il rapporto percentuale tra le persone in cerca di occupazione in età 15-24 anni e la forza lavoro della corrispondente classe di età; la disoccupazione di lunga durata considera, invece, l'incidenza dei disoccupati di lunga durata (in cerca di lavoro da almeno 12 mesi) sul totale della forza lavoro. (Fonte: elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat ed Eurostat)

Confindustria-Srm: Check up Mezzogiorno

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Le sfide del Mezzogiorno
Tre le sfide principali per il Mezzogiorno: favorire la natalità delle imprese, per ripristinare le fila di un sistema produttivo in cui la crisi ha aperto ampi vuoti; sostenere il rafforzamento, la crescita dimensionale, l'innovazione e l'internazionalizzazione delle imprese esistenti, in modo che il nucleo forte si consolidi e si estenda; far crescere la quantità (e la qualità) della spesa per investimenti pubblici a un livello effettivamente capace di avere impatti reali sui tassi di crescita, affiancando la vitalità delle imprese.

Provvedimenti già in vigore - come il credito di imposta e gli iperammortamenti - vanno nella giusta direzione, così come quelli in costruzione, come il decreto Sud, all’esame del Parlamento, con le sue proposte per la creazione di nuove imprese da parte di giovani o le Zes(Zona Economica Speciale). Importante un intervento per il rafforzamento del contesto produttivo meridionale. Al Mezzogiorno serve una politica di coesione più semplice e più efficace, più concentrata, capace di sostenere il rafforzamento e l’innovazione della base produttiva e il superamento dei divari di competitività dei territori.

Ottomila imprese in più
Confortante il dato sulla natalità imprenditoriale. Nei primi tre mesi dell’anno il numero delle imprese attive è cresciuto di 8mila unità (+0,5%), una tendenza ancor più significativa se confrontata con un contemporaneo calo nel resto del Paese (-0,3%). Prosegue l'aumento delle società di capitali (+16 mila nel I trimestre 2017 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), a un ritmo doppio rispetto al Centro-Nord. Dunque un segnale chiaro, osservano i tecnici di Confindustria e Srm, di irrobustimento del tessuto produttivo.

In forte aumento le star up innovative
Trend positivo anche per le start up innovative in tutte le regioni del Mezzogiorno (+29,1% nel I trimestre del 2017 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), un dato migliore di quello registrato al Centro-Nord (+25,7%). Positivi sono anche i dati sulle imprese in rete (1.000 in più in soli sei mesi) che aumentano a un tasso maggiore rispetto a quello del Centro-Nord.

Aumenta il fatturato delle imprese
In crescita anche il fatturato delle imprese, non solo quello delle grandi ma anche, per la prima volta dall'inizio della crisi, quello delle piccole imprese (+0,6%), spina dorsale del sistema produttivo nazionale, ma soprattutto di quello del Sud, di cui rappresentano oltre il 90% del totale delle imprese. Positivo l’andamento dell’export, in particolare per le imprese manifatturiere: nei primi tre mesi dell'anno è stato pari a 10,3 mld nel Mezzogiorno, registrando un +12,7% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente - un risultato migliore della media nazionale (+9,7%) - trainato dal forte recupero dei prodotti della raffinazione (+68,9%) e dei prodotti chimici (+35,1%), dall'export di macchinari (+10,1%) e della farmaceutica (+8,1%).


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