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Chemviron, i filtri hi-tech per depurare acqua e aria

All’ultima tappa del Roadshow, Verona 4 febbraio, i casi delle Pmi innovative e il ruolo delle multinazionali. Il dibattito con Fabrizio Longo (Audi) e Carlo Robiglio (Confindustria)

di Natascia Ronchetti

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All’ultima tappa del Roadshow, Verona 4 febbraio, i casi delle Pmi innovative e il ruolo delle multinazionali. Il dibattito con Fabrizio Longo (Audi) e Carlo Robiglio (Confindustria)


2' di lettura

È stata una delle aziende che ha contribuito, con i suoi filtri a carboni, a creare un cordone intorno alla nave di Costa Concordia naufragata davanti all’isola del Giglio nel gennaio del 2012. E portano la sua firma la depurazione della rete idrica di Milano e numerosi interventi in casi di emergenze ambientali a causa di sversamenti nel terreno di sostanze inquinanti. Chemviron, specializzata nella rigenerazione dei carboni attivi esausti impiegati nella depurazione dell’acqua e dell’aria, è uno dei casi aziendali che saranno portati ad esempio all’ultima tappa (a Verona, il 4 febbraio) del roadshow nazionale promosso da Confindustria e Audi.

Contro l’inquinamento
Un caso di innovazione nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità. «Adesso siamo impegnati nello sviluppo di nuove soluzioni, sempre a base di carbone attivo, contro gli inquinanti cosiddetti persistenti, come gli antibiotici, che devono essere eliminati perché entrano nella catena alimentare», dice Claudio Chieregato, direttore dello stabilimento di Legnago, in provincia di Verona, uno dei due siti produttivi (l’altro è a Foggia) che fanno capo alla sede amministrativa e commerciale di Milano Rho. «Stiamo anche cercando – prosegue Chieregato – nuovi sistemi per la depurazione del biogas».

Ricerca e sviluppo
Chemviron è la divisione europea di Calgon Carbon Corporation, big statunitense (la sede è a Pittsburgh) passato nel 2018 nelle mani della multinazionale giapponese Kuraray, un colosso del settore dei prodotti chimici. E dialoga costantemente con il centro di ricerca e sviluppo del quartiere generale belga della divisione - uno dei più importanti in Europa nel campo del carbone attivo - attraverso il laboratorio al servizio della fabbrica del Veronese: una attività che coinvolge una ventina di persone.

L’acqua potabile
Con 150 addetti e un fatturato di circa 30 milioni si muove in un mercato in costante espansione. «Le tecnologie basate sui carboni attivi – spiega infatti Chieregato – sono tuttora le migliori, sia sotto il profilo economico che sotto quello ambientale». L’azienda ha sviluppato un’area di business relativa ai filtri mobili – che hanno taglie da uno a venti metri cubi – utilizzati per le emergenze ambientali, come per esempio l’inquinamento delle falde acquifere. Un’area sulla quale ha fatto forti investimenti negli ultimi cinque anni: oggi in Italia sono presenti circa trecento filtri mobili. Il suo core business resta quello della potabilizzazione dell’acqua. Tra i suoi clienti ci sono quasi tutti gli acquedotti delle regioni settentrionali.

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