ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’ANNIVERSARIO DELLA TRAGEDIA NUCLEARE

Chernobyl, 35 anni dopo. Un luogo della memoria per l’umanità

Il governo ucraino rilancia la richiesta di inserire la centrale ucraina e i suoi dintorni tra i siti patrimonio dell’umanità

di Antonella Scott

Pripyat, la città dei dipendenti della centrale. Oggi è inabitabile, la vegetazione si fa largo tra le case. Sullo sfondo l’arco che copre il reattore

I punti chiave

  • L’Oms: da quel dramma una lezione per il mondo in lotta con il Covid
  • La Bers: sotto l’arco di acciaio, la nuova sfida è lo smantellamento del reattore
  • Kiev: «L’importanza di Chernobyl va oltre i confini dell’Ucraina»

3' di lettura

L’Organizzazione mondiale della sanità ritiene che ci sia un legame forte tra Chernobyl e il Covid. O meglio, che il mondo impegnato a combattere la tragedia della pandemia possa trarre diverse lezioni dal modo in cui, nel corso di 35 anni, l’uomo ha cercato di affrontare le conseguenze del più grande disastro nucleare da lui provocato, per via di un test fallito.

I primi soccorsi, la gestione dell’emergenza, i tentativi di contenere la contaminazione. Il dramma sociale, gli ospedali, la prevenzione. E poi, il lento ritorno alla normalità.

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Sono passati 35 anni da quella terribile notte del 26 aprile 1986. «Le conseguenze radiologiche e non dell’incidente - scrive l’Oms - hanno coinvolto direttamente e indirettamente la vita di milioni di persone in Europa. Questo anniversario ci offre l’opportunità di riflettere, di imparare da quelle lezioni. E ancora una volta, di apprezzare lo sforzo eroico di chi per primo rispose, correndo al reattore danneggiato e sacrificando la propria salute, in molti casi la propria vita, per salvare quella degli altri».

Il cuore del reattore

Oggi il reattore che aveva scaraventato in aria frammenti del proprio cuore radioattivo è ricoperto da un gigantesco arco d’acciaio, costruito con il contributo della comunità internazionale secondo un progetto da 2 miliardi di euro affidato alla Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo: una struttura alta 108 metri e lunga 162, costruita a fianco della centrale per ragioni di sicurezza e poi fatta scorrere con le sue 36.000 tonnellate di peso sopra il reattore n. 4 e sopra il “sarcofago” costruito frettolosamente nei mesi successivi l’incidente.

«È la più grande struttura mobile mai costruita», osserva Axel Reiserer, responsabile Relazioni con i media per la Bers. Completato nel novembre 2016, l’arco che ha trasformato il panorama di Chernobyl è in seguito stato consegnato alle autorità ucraine.«Ma questa non è la fine della storia - spiega Reiserer -. Il fatto che il New Safe Confinement abbia un arco di vita di cento anni significa che ora è il momento di programmare, concordare e realizzare la fase successiva dei lavori».

Oggi l’arco di acciaio fa da scudo alle 200 tonnellate di combustibile nucleare radioattivo che si stima siano rimaste all’interno del reattore. E tuttavia, continua Reiserer, parti del vecchio sarcofago stanno iniziando a cedere, prima o poi dovranno essere rimosse: «A quel punto i lavori si faranno sempre più vicini al reattore».

Non è dunque terminato neppure l’impegno della Banca europea, a cui le autorità ucraine hanno chiesto nel novembre scorso di costituire il nuovo International Chernobyl Co-Operation Account, con l’obiettivo di creare un piano integrato di sviluppo e attuazione dei progetti di lungo termine per il sito della centrale: «La storia di Chernobyl - conclude Reiserer - continua».

Tributo alle vittime

E il governo ucraino vuole che sia così, che tutta la regione che circonda la centrale, segnata per sempre da quella notte, continui a vivere. È la ragione per cui in occasione del 35° anniversario Kiev rilancia la richiesta di includere Chernobyl nella lista dei luoghi considerati patrimonio per l’umanità, e protetti dall’Unesco. In questo caso, con un valore che va al di là del normale interesse culturale, scientifico o storico dei luoghi custoditi dall’organizzazione delle Nazioni Unite.

La centrale e i suoi dintorni violati dalla radioattività, la città deserta di Pripyat e suoi edifici in rovina sono meta di un turismo in cerca di emozioni inusuali, interesse alimentato anche dalle ricostruzioni televisive del disastro di Chernobyl (a cui di recente si è aggiunta la versione russa di Danila Kozlovsky, criticatissima per l’interpretazione troppo “hollywoodiana” degli eventi).

«Pensiamo che inserire Chernobyl nella lista dell’Unesco sia un primo passo per rendere questo luogo una destinazione unica di interesse per l’intera umanità - ha spiegato nei giorni scorsi all’agenzia Reuters Oleksandr Tkachenko, ministro ucraino della Cultura -. L’importanza della zona di Chernobyl va al di là dei confini dell’Ucraina».

Un luogo della memoria. E soprattutto tributo a quelle prime 31 vittime, gli operatori della centrale nucleare e i vigili del fuoco morti nel giro di tre mesi per la radioattività assorbita, e alle migliaia e migliaia di persone scomparse negli anni successivi per malattie innescate da quelle radiazioni. Il loro numero preciso non si saprà mai.

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