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Chevron compra Noble e conquista l’accesso al gas del Mediterraneo Orientale

La prima acquisizione post Covid da parte di una compagnia petrolifera vede protagonista Chevron, che un anno fa aveva rinunciato a scalare Anadarko. Al centro di questo deal non c’è soltanto lo shale oil

di Sissi Bellomo

(Reuters)

2' di lettura

Chevron ha risvegliato il comparto petrolifero con l’annuncio dell’acquisizione di Noble Energy: un’operazione da 13 miliardi di dollari compreso il debito, che si qualifica come la maggiore di quest’anno e la prima dopo il coronavirus, quanto meno nell’upstream perché un paio di settimane fa Warren Buffett aveva rilevato i gasdotti di Dominion Energy negli Stati Uniti per 9,7 miliardi.

Il gas  ha un ruolo di primo piano anche nell’operazione di Chevron, che con Noble non solo si rafforza ancora nello shale oil (guadagnando ulteriori licenze a Permian ed entrando nel bacino Denver-Julesburg in Colorado) ma conquista un accesso privilegiato alle risorse del Mediterraneo Orientale. È proprio quest’ultimo, secondo Wood Mackenzie, il «gioiello della corona» portato in dote dalla società texana, che è azionista e operatore di Leviathan, il mega giacimento grazie al quale Israele ha iniziato l’anno scorso ad esportare gas. E non è tutto.

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Nel Bacino di Levante – area promettente quanto tormentata, anche per le aggressive interferenze della Turchia – ci sono anche altre opportunità che Chevron ha le spalle abbastanza larghe per cogliere, se lo vorrà.

«Sarà interessante vedere se l’acquisizione rilancerà i piani di sviluppo per Aphrodite, la scoperta di Noble al largo di Cipro, e se favorirà un aumento di produzione negli asset bandiera di Israele, Leviathan e Tamar», osserva Jean Baptiste Bouzard di WoodMac. Di recente sia Chevron che Noble sono anche entrate in Egitto, potenza emergente del gas.

Ce n’è abbastanza, insomma, per riaccendere le aspettative sull’area e forse persino per rinvigorire il progetto (costoso e difficile, ma ancora tenuto in vita) del gasdotto EastMed, per cui domenica 19 Tel Aviv ha ratificato gli accordi con Grecia e Cipro.

L’attenzione degli analisti si sofferma comunque anche su altri aspetti. Noble da inizio anno si è svalutata di oltre il 60% in Borsa e l’acquisizione – pagata 5 miliardi di dollari in azioni, più l’assunzione del debito – è considerata un ottimo affare per Chevron, oltre che una sorta di rivincita dopo la rinuncia ad Anadarko, la società che aveva provato invano a scalare un anno fa e che si è invece fusa con Occidental.

È stata una vittoria di Pirro per quest’ultima, che oggi rischia di soccombere sotto il peso di oltre 40 miliardi di dollari di debiti, mentre Chevron è una delle compagnie più sane al mondo, come il ceo Mike Wirth non ha mancato di sottolineare: «Il nostro bilancio solido e la nostra disciplina finanziaria ci danno la flessibilità per acquistare asset di qualità durante questo periodo difficile».

Qualità rare al giorno d’oggi, quelle vantate dalla Major Usa, che fanno dubitare agli analisti che l’operazione appena annunciata segni l’avvio di una stagione di consolidamento nell’Oil &Gas, come era avvenuto per l’ultima volta alla fine degli anni Novanta.

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