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Chevron conquista Anadarko e nell’Oil & Gas sale la febbre da fusioni

di Sissi Bellomo


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(AFP)

3' di lettura

Chevron conquista Anadarko Petroleum con un’acquisizione da quasi 50 miliardi di dollari che la proietta sul podio delle major petrolifere (ora è seconda per produzione, superata solo da ExxonMobil) e che promette di aprire la strada a una nuova stagione di consolidamento nel settore dell’Oil & Gas.

Con l’operazione di ieri (e contando anche Saudi Aramco-Sabic ) i deal tra società energetiche superano già 200 miliardi di dollari nel 2019, segnala Refinitiv, un record storico per la prima parte dell’anno. E il mercato è convinto che non sia finita qui.

Il takeover annunciato da Chevron, che le consentirà di rafforzarsi ulteriormente nello shale oil e nel gas, ha messo in fibrillazione tutto il comparto a Wall Street.

Tra le potenziali prede ad attirare scommesse sono state soprattutto Pioneer Natural Resources, Parsley Energy e Concho Resources, tutte in rialzo di oltre il 10% ieri: si tratta di società che come Anadarko scontano difficoltà finanziarie e che la Borsa di recente ha bastonato, ma che vantano una buona posizione nel bacino di Permian, l’Eldorado dello shale oil, dove la produzione di greggio è raddoppiata in due anni superando 4 milioni di barili al giorno, più di quanto estraggano molti Paesi Opec.

Nell’arena ci sono anche Endeavor Energy, con cui Royal Dutch Shell aveva avuto colloqui mesi fa, e Occidental, che secondo fonti di Cnbc avrebbe fatto un’offerta prima di Chevron per Anadarko, salvo essere respinta: potrebbe tornare alla carica con una scalata ostile o diventare a sua volta obiettivo di un takeover.

Permian, sviluppato da una legione di frackers indipendenti, sta diventando terreno di conquista per Big Oil. E Chevron – che insieme a Exxon guida l’avanzata, con piani di forte espansione – ora avrà una marcia in più.

La fusione con Anadarko, compagnia di medie dimensioni, con attività negli Usa, in Africa e in America Latina, non è cosa da poco. Chevron pagherà 33 miliardi di dollari in azioni e contanti, che salgono a circa 50 miliardi incluso il debito.

Era dal 2015 , quando Shell rilevò BG Group , che non si vedeva un’operazione di dimensioni analoghe nel settore. «Chevron si unisce alla lega delle Ultramajors», ha commentato Roy Martin, senior analyst di Wood Mackenzie, una categoria in cui rientrano solo altre tre compagnie quotate: Exxon, Shell e Bp, le uniche con una produzione di idrocarburi superiore a 3,5 mbg.

«Questa transazione – ha dichiarato Michael Wirth, ceo e presidente di Chevron – aggiunge più forza alla forza di Chevron e sottolinea il nostro impegno nell’investire in progetti a ciclo breve e ad alta redditività».

Wirth, che resterà alla guida del gruppo allargato, ha chiarito subito quali saranno le direttrici di sviluppo: oltre a Permian, l’offshore nel Golfo del Messico (altra area in cui ci sono molti asset complementari) e il gas naturale liquefatto, cui Anadarko porta in dote Mozambico Lng, progetto vicino ad ottenere via libera all’investimento.

Chevron prevede che la fusione garantirà sinergie per 2 miliardi di dollari fin dal primo anno e che ci sarà un beneficio immediato anche su flussi di cassa e utili per azione, a patto che il petrolio Brent si mantenga sopra 60 dollari al barile (oggi è intorno a 70 dollari).

L’acquisizione, che dovrebbe chiudersi nella seconda metà dell’anno, attribuisce ai soci Anadarko 65 dollari per azione (di cui un quarto in contanti), con un premio del 39% rispetto alla chiusura di Borsa di giovedì.

Chevron ha anticipato ch una volta conclusa la fusione rafforzerà il piano di buyback, portandolo da 4 a 5 miliardi di dollari, e che tra il 2020 e il 2022 cederà asset per 15-20 miliardi: altra benzina sul fuoco dell’M&A, che ha già innescato speculazioni su cosa finirà sul mercato. La compagnia potrebbe anche essere tentata dal fare un passo indietro in Kazakhstan, dov’è socia di Tengiz e Karachaganak.

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