Cassazione

Chi cambia sesso può scegliere il nome che vuole

Non esiste alcuna norma che imponga una semplice trasposizione del prenome dal maschile al femminile o viceversa

di Patrizia Maciocchi


Chi cambia sesso può scegliere il nome che vuole

2' di lettura

Chi cambia nome in conseguenza del nuovo sesso può scegliere il nome che vuole senza obbligo di cambiare solo la desinenza. La Cassazione (sentenza 3877) accoglie il ricorso contro la decisione della Corte d’appello di respingere la richiesta di rettificazione del prenome da Alessandro al Alexandra, bollandola come un “capriccio” .

Il prenome nuovo
Per la Corte territoriale dopo la rettificazione del sesso non c’era la possibilità di indicare un nome del tutto nuovo: l’unica strada era la conversione del vecchio dal maschile al femminile. I giudici territoriali, riformando il verdetto di primo grado, avevano dato il via libera al nuovo nome, rifiutato in primo grado perché non era sto completato il percorso di transizione dal genere maschile al femminile. I giudici di appello, avevano estromesso dal giudizio il ministero dell’Interno, in assenza di una legittimazione passiva, e accolto la domanda di rettificazione del sesso, non considerando imprescindibile il trattamento chirurgico per modificare i caratteri anatomici primari.

Ininfluente il percorso chirurgico
Accertato che i caratteri sessuali e identitari non corrispondevano più al sesso attribuito alla nascita, i giudici di secondo grado avevano ordinato agli ufficiali di stato civile di fare le conseguenti modifiche anagrafiche e rettificare il registro. All’attribuzione del sesso femminile non può, infatti, che corrispondere un nome femminile. Su un punto tuttavia i giudici non hanno accontentato il ricorrente che voleva chiamarsi Alexandra - rivendicando anche un diritto all’oblio rispetto alla precedente identità - considerando la richiesta «una pretesa ascrivibile ad un desiderio di carattere meramente voluttuario». Per la Corte d’Appello il nuovo nome doveva essere Alessandra.

La sentenza

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I nomi non declinabili
Ma la Cassazione accoglie il ricorso. La Suprema corte ricorda che l’attribuzione del nuovo nome non è espressamente disciplinata dalla legge 164/1982 sulla rettificazione e attribuzione del sesso; la norma si limita a precisare che il nome come indicato nel documento di identità, deve corrispondere al sesso. In questo contesto l’interpretazione della Corte di merito non trova un supporto legislativo: nessuna legge parla di trasposizione meccanica del nome originario nell’altro genere. In più, precisa la Cassazione, ci sono dei nomi maschili non declinabili al femminile e viceversa, oppure nomi che possono essere percepiti in un modo o in un altro secondo la lingua.

La Costituzione
Nessuna obiezione dunque alla scelta di un nome a piacere da parte di un soggetto adulto, con il solo limite «di disposizioni normative o diritti di terzi». Il nome è infatti, in base alla nostra Carta, il primo e immediato segno distintivo e uno dei diritti inviolabili della persona e insopprimibili della persona. E Alexandra, dopo tre gradi di giudizio, vince la causa.

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