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Chi controlla le società in Europa? Regno Unito e isole offshore i più opachi

Non esiste un registro centralizzato dei reali titolari delle imprese ma solo elenchi nazionali: un muro per le indagini finanziarie transnazionali

a cura di Transcrime - Università Cattolica

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(Mihai - stock.adobe.com)

Non esiste un registro centralizzato dei reali titolari delle imprese ma solo elenchi nazionali: un muro per le indagini finanziarie transnazionali


8' di lettura

Chi controlla le imprese in Europa? Dare una risposta a questa domanda interessa a tanti: innanzitutto ai governi, locali e centrali, incaricati di pianificare le politiche economiche; ma anche alle autorità anti-trust e alle agenzie tributarie, che devono prevenire concentrazioni di mercato, evasione ed elusione fiscale. Ed interessa anche alle autorità anti-riciclaggio e anti-corruzione, che controllano che le imprese non vengano usate per schermare flussi illeciti di denaro, in entrata e in uscita, e occultare criminali. Eppure, nonostante la centralità del quesito, sapere chi sono i titolari delle imprese in Europa non è affatto semplice.

Il registro che non c'è
Sebbene il mercato unico consenta e promuova la libertà di movimento di capitali e di iniziativa imprenditoriale, in Europa non esiste un registro delle imprese centralizzato. Esistono registri nazionali, che però differiscono per tipo di autorità che li gestisce, natura delle informazioni depositate, livello di pubblicità, costi e modalità di accesso. E che soprattutto non sono collegati tra loro. Questa frammentazione è anche il risultato di differenze storiche nel diritto societario in diversi paesi europei, che difficilmente si potranno azzerare. La Direttiva 2012/17/Ue (Direttiva Bris), che doveva portare all'interconnessione dei registri delle imprese degli stati membri, ha prodotto risultati parziali e insoddisfacenti: una piattaforma che, interrogata con una ragione sociale, restituisce il numero di partita Iva e poco altro. Di certo non il nome di soci, amministratori o titolari.

L'assenza di un unico registro delle imprese è uno dei maggiori ostacoli per le indagini finanziarie transnazionali, le più importanti quando si parla di criminalità organizzata, riciclaggio, corruzione, frode fiscale. E così lo spazio vuoto lasciato dai registri nazionali è occupato da progetti nati dall'iniziativa di singoli stati membri volenterosi (come i progetti Ebocs o Datacros) e dalle banche dati private, che acquisiscono le informazioni aziendali in diversi paesi, le aggregano, e poi li rivendono a imprese, forze dell'ordine, autorità pubbliche.

SOCI RESIDENTI IN UN PAESE DIVERSO DA QUELLO IN CUI È REGISTRATA L'IMPRESA

Dati in % (Fonte: Transcrime, eleborazione di dati Bureau van Dijk)

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Gli incroci societari tra paesi diversi
Ma qual è il volume di collegamenti societari tra paesi diversi? Con il progetto More, e tramite l'uso delle banche dati di Bureau van Dijk, Transcrime ha analizzato 74 milioni di azionisti in 20 milioni di aziende registrate in 44 paesi europei. In media, l'8% degli azionisti delle aziende europee sono residenti in un paese diverso da quello in cui l'impresa è registrata. La più alta prevalenza di soci esteri si registra in piccole giurisdizioni (per esempio San Marino, Gibilterra, Andorra), mentre tra i 28 paesi della Ue i valori più alti si osservano in Lussemburgo, Estonia, Croazia, Irlanda e Cipro. Spicca anche il Regno Unito, in cui il 9% di soci delle aziende domestiche è residente all'estero.

Diversi fattori contribuiscono a spiegare questo dato: gli incentivi fiscali (si costituiscono società dove il regime fiscale è più conveniente), il commercio internazionale, i movimenti migratori, la vicinanza geografica ad altri paesi e l'attrattività in termini di efficienza di istituzioni e burocrazia. Ma anche il livello di segretezza e opacità societaria: chi vuole occultare la propria identità dietro un'impresa, la costituisce in un paese dove i requisiti di trasparenza societaria sono meno stringenti.

L'ipotesi è confermata dall'analisi empirica: la percentuale di soci esteri è correlata in maniera positiva e significativa con il Financial Secrecy Score, una misura di segretezza finanziaria pubblicata ogni due anni da Tax Justice Network per più di 100 paesi: molte tra le giurisdizioni che attraggono più soci esteri sono anche quelle con valori più alti nell'indice. Ad esempio Lussemburgo, Cipro e Malta.

FINANCIAL SECRECY SCORE E % SOCI STRANIERI

Scala sinistra % azionisti stranieri, scala in basso Financial secrecy score (Fonte: Transcrime, elaborazione di dati Bureau van Dijk e Tax Justice Network)

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Il caso del Regno Unito è particolare: il suo Financial Secrecy Score è tra i più bassi a livello europeo e globale (111° nel ranking complessivo), ma se si includono i 14 territori d'oltremare (tra cui le isole Cayman, Bermuda e le Isole Vergini Britanniche) e le 3 dipendenze della Corona (Jersey, Guernsey e l'Isola di Man), diventa primo tra gli stati europei e terzo a livello globale.

FINANCIAL SECRECY SCORE (TAX JUSTICE NETWORK) EU28 COUNTRIES (2018)

*Includendo i territori d'oltremare e e le 3 dipendenze della Corona (Fonte: Transcrime, eleborazione di dati Tax Justice Network)

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Sulle imprese britanniche emergono altri pattern interessanti. Il 12% dei loro azionisti stranieri proviene da paesi inclusi nelle “black list” o “grey list” stilate dalla UE di paesi non cooperativi dal punto di vista fiscale. E il Regno Unito si classifica terzo a livello europeo (dopo Cipro e la Repubblica Ceca, vedi mappa) in termini di soci provenienti da giurisdizioni opache. In molti casi questi soci sono ulteriori persone giuridiche, dietro le quali si celano, con schemi proprietari più o meno complessi, delle persone fisiche. Magari proprio britanniche (che hanno costituito holding all'estero per beneficiare di vantaggi fiscali o di altro tipo) o con altre nazionalità.

LEGAMI AZIONARI CON SOCI RESIDENTI IN PAESI OFF-SHORE E ALTRE GIURISDIZIONI A RISCHIO

(Fonte: Transcrime, eleborazione di dati Bureau van Dijk e Tax Justice Network)

LEGAMI AZIONARI CON SOCI RESIDENTI IN PAESI OFF-SHORE E ALTRE GIURISDIZIONI A RISCHIO


Nel Regno Unito, i collegamenti con società offshore sono frequenti anche nel mercato immobiliare. Per stessa ammissione del governo, gli alti prezzi degli immobili, in particolare a Londra, forniscono un'ottima opportunità per riciclare grosse somme di denaro in un'unica transazione. Private Eye ha mappato tutte le proprietà immobiliari in Inghilterra e Galles acquisite fra il 2005 e il 2014 da società offshore, per cui non è possibile risalire ad un titolare effettivo. Lo studio stima che il valore totale di queste proprietà superi i 200 miliardi di sterline. I territori di provenienza di queste aziende? I soliti noti: in ordine, Isole Vergini Britanniche, Jersey, Isola di Man e Guernsey.

LONDRA, PROPRIETÀ ACQUISITE DA SOCIETÀ REGISTRATE IN PARADISI FISCALI

(Fonte: Private Eye)

LONDRA, PROPRIETÀ ACQUISITE DA SOCIETÀ REGISTRATE IN PARADISI FISCALI


Il registro dei titolari effettivi
L'identificazione di chi controlla in ultima istanza un'impresa – il cosiddetto titolare effettivo, o beneficial owner – sarà facilitato dalla costituzione dei registri dei titolari effettivi, introdotti dalla quarta (e poi quinta) Direttiva anti-riciclaggio e che saranno implementati dagli stati membri nel 2020. Ma rimangono dubbi su come verranno realizzati.

Ad esempio quale livello di pubblicità avranno, e se sarà possibile (come pare) poter schermare in alcune circostanze l'identità del titolare effettivo dietro ragioni di privacy e protezione di dati personali. E poi rimarranno problemi di verifica del dato inserito dalle aziende, e il dubbio che, chi vorrà davvero nascondere la propria identità, continuerà a fare uso di prestanome e titolari effettivi fittizi.

Nel Regno Unito un simile registro è attivo da tempo. E' completamente pubblico ed elenca le ‘persone con controllo significativo' (Psc - People with significant control). Ma in molti casi non consente di risalire alle persone fisiche che controllano una società (soprattutto quando queste hanno nazionalità estera) e, come segnalato da Global Witness in un recente studio, non vengono effettuate verifiche del dato inserito, perché il registro inglese (Companies House) non ha poteri in questo senso. Un problema, in realtà, che accomuna la maggior parte degli stati europei. In fondo i registri non nascono per finalità di anti-riciclaggio, ma per scopi camerali e commerciali. E perciò spesso non hanno obblighi di verificare le informazioni inserite, o non sono adeguatamente strutturati per farlo.

Opacità e complessità della struttura societaria
D'altra parte, non è importante sapere solo chi controlla un'impresa, ma anche come. Il signor Rossi potrebbe detenere il 51% di una srl con sede in Italia: un conto se lo fa in via diretta, senza azionisti intermedi; un altro se lo fa attraverso società interposte, magari registrate in un qualche paradiso fiscale, oppure tramite complessi incroci azionari ‘circolari'.

Per misurare la complessità della struttura proprietaria si può usare una misura indiretta, il numero di livelli che distanziano un'impresa dal suo titolare effettivo. Quando questa distanza è uguale a 1, allora l'azienda è controllata direttamente dai suoi titolari effettivi senza soci intermedi. Più questo valore è alto, più la struttura societaria è complessa, e di conseguenza maggiore è la difficoltà nel risalire la catena per individuare i titolari effettivi.

Ancora a partire da dati Bureau van Dijk, Transcrime ha calcolato la distanza media per tutte le imprese in Europa. Spiccano Malta (distanza di 1,7: tra un'impresa maltese e il suo titolare effettivo c'è quasi sempre un'altra azienda), Danimarca (1,5) e Lussemburgo (1,3).

DISTANZA FRA AZIENDE E TITOLARI EFFETTIVI, VALORE MEDIO PER PAESE

(Fonte: Transcrime, eleborazione di dati Bureau van Dijk)

DISTANZA FRA AZIENDE E TITOLARI EFFETTIVI, VALORE MEDIO PER PAESE


Ma i risultati possono variare di molto anche all'interno dello stesso paese e tra diversi settori. Ad esempio, le imprese del Regno Unito hanno una distanza dal titolare effettivo in linea con la media europea. Ma se andiamo sulle Isole del Canale (Jersey e Guernsey) o sull'Isola di Man, questa distanza sale (rispettivamente 3,7 e 3,4).

Significa che per scoprire il loro beneficiario ultimo bisogna fare altre tre interrogazioni nel registro camerale, magari di altri paesi. Una bella complicazione per chi deve fare le indagini. Non è un caso che questi territori siano tra i più citati in alcuni dei recenti leak - primo tra tutti Paradise Papers – come sede ultima di società usate per eludere il fisco o nascondere proventi illeciti.

Dimmi come la controlli e ti dirò chi sei
Se oltre al chi è importante anche il come avviene il controllo, allora si possono sviluppare delle misure di opacità e complessità societaria che consentano di individuare le imprese con i valori più anomali, e che potrebbero segnalare un alto rischio di riciclaggio, corruzione o evasione fiscale.

Grazie all'analisi massiva, condotta con tecniche statistiche avanzate, di dati di imprese e soci, lo spin-off Crime&tech di Transcrime - Università Cattolica ha elaborato degli score di anomalia della struttura societaria associati a 360 milioni di imprese in tutto il mondo. Confrontando questi score con la presenza di notizie di reato e di sanzioni per un campione di alcuni milioni di aziende, emergono risultati promettenti: le imprese con gli score di opacità societaria più elevati hanno una probabilità oltre dieci volte più alta di essere coinvolti in reati o di essere colpiti da sanzioni. E sette volte di avere al loro interno persone politicamente esposte (i cosiddetti Pep). Segno che queste metriche possono essere usate con scopi predittivi per agevolare le indagini di forze dell'ordine e agenzie fiscali. Oppure la due diligence di soggetti obbligati alla normativa anti-riciclaggio (come banche o società di gaming).

Conoscere chi controlla le imprese europee è un dato cruciale per tante ragioni e tanti soggetti. Ma è anche molto difficile da acquisire, nonostante il mercato unico. I paesi, europei e non solo, si stanno muovendo sempre di più verso una maggiore trasparenza dei registri camerali, anche con l'istituzione dei nuovi registri dei titolari effettivi. Ma rimangono delle differenze nel diritto societario, la mancanza di interconnessione tra banche dati e delle sacche di bassa trasparenza societaria, anche all'interno della stessa comunità europea.

Così emergono vecchi e nuovi paradisi societari dove costituire società schermo, anche, e soprattutto, dentro i confini comunitari: Malta, Cipro, diversi paesi dell'Est Europa e, ancora prima della Brexit, il Regno Unito. Soprattutto con le sue isole periferiche e i suoi territori di oltremare. Sarebbe dunque augurabile un intervento comunitario volto alla armonizzazione delle informazioni disponibili e l'interconnessione dei registri nazionali. In attesa di conoscere davvero chi controlla le imprese (ma c'è il dubbio che non lo sapremo mai fino in fondo), dobbiamo limitarci a capire come lo fa. Ed a volte è sufficiente per identificare, nel pagliaio, l'impresa su cui concentrare indagini e verifiche. Dimmi come la controlli e ti dirò chi sei.


Transcrime è il Centro interuniversitario sulla criminalità transnazionale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Alma Mater Studiorum Università di Bologna e dell'Università degli Studi di Perugia. Il centro, diretto dal professor Ernesto Ugo Savona, ha sede a Milano e ha uno staff di più di 25 persone. Dal 1994 ha condotto più di 100 progetti di ricerca a livello nazionale ed internazionale.

Crime&tech è lo spin-off universitario di Università Cattolica del Sacro Cuore e Transcrime. Sviluppa analisi, modelli e applicativi per la valutazione, prevenzione e riduzione dei rischi legati a sicurezza e criminalità.

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