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Chi convoca chi? Il Governo e la battaglia del calendario

di Guido Gentili


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Il Governo e le parti sociali, associazioni sindacali e datoriali. Fino a non molto tempo fa, passata l'epoca della contrapposizione frontale, si discuteva sul metodo della gestione delle politiche del lavoro, delle relazioni sindacali e, di fatto, delle scelte di politica economica.

Meglio la “concertazione” (soprattutto preventiva, per assicurare comunque la pace sociale) ritenuta dai critici di formazione più liberale pratica paralizzante per i governi, svuotati delle loro prerogative? Oppure meglio il “dialogo sociale”, dove il confronto non si traduce in una mediazione ad oltranza che si trasforma poi in leggi dello Stato ed i governi, per stare al lessico attuale, non cedono quote di sovranità?

Le questioni di fondo, compreso il tema della disintermediazione dei corpi intermedi, sono oggi, a torto o a ragione, in soffitta. E prevale nel governo la battaglia del calendario: il problema è chi convoca e riceve chi per illustrare e condividere con le parti sociali le prossime mosse in vista della legge di bilancio 2020.

L'ultima mossa è stata quella del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. Il presidente del Consiglio Conte e l'altro vicepremier Di Maio hanno convocato per il 5 agosto le parti sociali a Palazzo Chigi? Salvini non convoca ma chiede per iscritto alle parti sociali se il 6 agosto saranno al Viminale per discutere della prossima manovra o se preferiscono rinviare l'appuntamento a settembre.

Va ricordato che con l'incontro del 15 luglio al Ministero dell'Interno, definito una “scorrettezza istituzionale” dal premier Conte, Salvini aveva aperto il confronto con le parti sociali (43 sigle sindacali). Forte dei risultati alle elezioni europee e con in mano sondaggi più che brillanti, “Sono contento di aver fatto da apripista”, dirà poi. Ma in Parlamento, il ministro dell'Economia Giovanni Tria, che qualche giorno fa ha affiancato il premier Conte nell'incontro con le parti sociali per il Sud, ha derubricato il vertice del Viminale a “un incontro di partito”. E ieri la Cgil ha chiesto a sua volta a Salvini se come vicepremier sarà presente all'incontro del 5 agosto a Palazzo Chigi.

Quanto durerà la battaglia del calendario dentro il Governo non è dato saperlo, ma è probabile che la pausa agostana (se non ci saranno altre sorprese) contribuirà ad allentare la pressione e se ne riparlerà a settembre. Sulla Carta, quella costituzionale, sta scritto che “Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico e amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri”.

Certo è che una cosa del genere – la competizione interna anche sulla convocazione delle parti sociali- è una novità assoluta. Del resto Di Maio un paio di giorni fa ha detto che “il governo ha delle dinamiche che saranno studiate dall'accademia, essendoci due forze politiche che allo stesso tempo sono maggioranza ma sono diverse su alcuni punti, quasi a livelli di opposizione”.
Appunto.

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