LE CIFRE DI BANKITALIA PER IL 2017

Chi detiene i BTp: com’è cambiata la mappa del debito italiano

di Claudio Celio

Debito pubblico, BTp e mercati: perchè lo spread è così importante per gli italiani


2' di lettura

Meno BTp nel portafoglio delle banche e nelle tasche dei risparmiatori. È l'indicazione che emerge dalla relazione annuale di Bankitalia che fa il punto sui detentori del debito pubblico italiano alla fine del 2017. «A fronte dell'incremento della percentuale di titoli detenuta dalla Banca d'Italia - si legge nel documento - si è contratta quella facente capo a investitori residenti. In particolare è scesa in modo significativo la quota dei titoli nel portafoglio delle banche italiane (di 2,5 punti, al 15,3%) e in misura minore quella delle famiglie, delle assicurazioni e dei fondi comuni di diritto italiano (di 0,7, 0,6 e 0,2 punti percentuali, al 5,4, 15,2 e 2,7 per cento, rispettivamente). La quota di titoli detenuti da investitori esteri è diminuita lievemente (di 0,7 punti percentuali), collocandosi al 35,4% del totale.

Nello stesso periodo la quota di titoli pubblici italiani detenuta dalla Banca d'Italia è ulteriormente aumentata al 19,1% (dal 14,4% del 2016). Gli acquisti netti effettuati da Via Nazionale, nell’ambito del programma di acquisto di titoli di Stato dell’area euro lanciato nel marzo 2015 dalla Bce per riportare l’inflazione vicina all’obiettivo del 2%, si sono «ridotti rispetto all'anno precedente (da 119 a 106 miliardi di euro), per effetto della ricalibrazione degli acquisti mensili avviata ad aprile del 2017».

Complessivamente, segnala Via Nazionale, nel 2017 le emissioni nette di titoli pubblici sono diminuite rispetto all'anno precedente (da 56 a 43 miliardi),

riflettendo in parte la decisione del Tesoro di ridurre le proprie disponibilità liquide. La consistenza di questi titoli in rapporto al Pil è lievemente scesa (al 111,3% alla fine dell'anno) e, segnala Bankitalia, «la vita media residua del debito è rimasta su livelli elevati (circa 7,4 anni) contribuendo a contenere la sensibilità del costo medio del debito pubblico alle variazioni dei tassi di
interesse all'emissione».

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