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Chi dirige il traffico? I software

di Gennaro Speranza


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3' di lettura

Meno traffico e inquinamento, più sicurezza, maggiore efficienza: la rivoluzione del mondo dei trasporti è vicina e l’automobile sarà fondamentale per innescarla e sostenerla, grazie alla guida autonoma, agli strumenti per la connettività e alle tecnologie che rendono possibile la condivisione. Paolo Santi, research scientist presso il Mit Senseable city lab di Boston, intervenuto in occasione della Fleet manager academy di Milano dello scorso 15 marzo, lo dichiara senza esitazioni.

«Il cambiamento della mobilità in parte si sta già verificando, specialmente se pensiamo alla diffusione negli ultimi anni di formule organizzative nuove che le soluzioni digitali avanzate rendono oggi possibili, come ad esempio il car sharing nelle sue modalità sempre più evolute e servizi innovativi che, specialmente negli Stati Uniti, sono esemplificati da Uber e Lyft - ha detto -. A questa rivoluzione gestionale in atto si accompagnerà poi quella tecnologica con il passaggio graduale all’auto a guida autonoma, che sarà sicuramente uno dei trend più interessanti anche per il mondo del noleggio e delle flotte, considerato l’ulteriore contributo che potrebbe apportare in materia di sicurezza».

Con l’avvento sempre più massiccio delle auto autonome anche le infrastrutture subiranno una radicale trasformazione. Nasceranno zone a traffico limitato (Ztl) dedicate e si realizzeranno i primi semafori intelligenti. Quello dei semafori intelligenti è un campo dove la ricerca del Mit è particolarmente avanti. Un team di ricerca ha infatti progettato un nuovo sistema per la viabilità degli incroci che prende spunto dalla gestione di aerei e aeroporti, chiamato sistema a slot. Questo sistema garantisce ad ogni veicolo uno slot, ossia uno spazio temporale personalizzato per attraversare l’incrocio, eliminando in questo modo la necessità di fermarsi tipica dei semafori. La velocità dei veicoli viene controllata in modo che ogni auto raggiunga l’incrocio in corrispondenza dello slot assegnatole come fossero sulla pista di un aeroporto. Il tutto grazie ad un algoritmo e a tecnologie già esistenti su molte autovetture che permettono alle stesse di dialogare tra loro.

«La transizione dai semafori a questo innovativo sistema può migliorare sostanzialmente l’efficienza degli incroci – spiega Santi –. Le nostre analisi mostrano per la prima volta in maniera scientifica che, con i volumi di traffico attuali, le file scomparirebbero e i ritardi nel raggiungere la destinazione sarebbero quasi nulli».

Accanto alle auto intelligenti, l’altra chiave di volta della mobilità del futuro passa attraverso l’affermazione della sharing mobility, che già oggi sta portando sempre più persone nel mondo, Italia compresa, a condividere i veicoli con cui effettuano gli spostamenti. «Anche il settore della mobilità aziendale si evolverà in questa direzione – sostiene Santi –. Non è difficile immaginare uno scenario con un maggiore utilizzo dei servizi per la condivisione dell’auto o dei viaggi per lavoro, come car sharing, ride sharing e car pooling».

La nuova frontiera della sharing mobility è rappresentata anche dalla possibilità di condividere fra più utenti lo stesso viaggio in taxi. Al Mit hanno sviluppato un progetto di ride sharing applicato ai taxi di una grande città come New York. Il progetto si chiama HubCab e si fonda su un algoritmo che, grazie all’afflusso di dati urbani catturati in tempo reale mediante l’intera flotta di taxi in movimento nella metropoli, è capace di quantificare il fabbisogno di automobili in città per portare a destinazione ogni passeggero, in perfetto orario, a patto di condividere l’auto, dimostrando che, per raggiungere questo risultato, ne basterebbero circa metà di quelle attualmente in uso.

Dopo ogni ricerca, l’algoritmo restituisce il numero di viaggi registrati nell’intervallo di tempo prescelto, fornendo anche una stima dei vantaggi che si potrebbero avere con lo sharing sia in termini di risparmio economico (gli utenti potrebbero dividere le spese per ogni singola corsa condivisa) sia in termini di riduzione del numero totale delle corse (in miglia) e delle emissioni inquinanti (CO2).

«Monitorando la mappa degli spostamenti nella città di New York – sottolinea Santi – è stato osservato che le destinazioni sono spesso simili: se i taxi portassero più persone nello stesso tempo, si potrebbe eliminare il 40% del traffico». Un risultato davvero notevole che, secondo gli studi del Mit, può valere non solo per l’area superintasata di New York ma può essere replicato anche in città come San Francisco, Singapore o Vienna. «Questo tipo di studio – osserva Santi – è tra l’altro molto rilevante per le flotte aziendali. Un'azienda, ad esempio, può chiarirsi le idee sulla complessità dei modelli di spostamento di una flotta e capire qual è il modo migliore per assegnare le auto ai dipendenti, come combinare i viaggi condivisi e come gestire la flotta in maniera più efficiente».

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