DALLA SLOT AL COLLARE PER I DETENUTI

Chi è Angelo Ciocca, il «bulldog» leghista che ha calpestato il discorso di Moscovici

di Nicoletta Cottone


Ciocca (Lega) calpesta il discorso di Moscovici davanti a lui

3' di lettura

È tornato alla ribalta delle cronache per aver calpestato - «con una suola made in Italy» - la relazione di Moscovici subito dopo che il commissario europeo agli Affari economici, con diplomazia e fermezza, aveva bocciato la manovra italiana. Ma Angelo Ciocca, classe 1975, europarlamentare della Lega, nato a Pavia, ma residente a San Genesio ed Uniti, non è nuovo a dare spettacolo.

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Dalla slot machine fatta a pezzi al collare elettrico per i detenuti
A febbraio contro l’abolizione dell’ora legale si era presentato in aula a Strasburgo con un gigantesco orologio. Nel 2014 prese a martellate una slot machine per dire basta al gioco d'azzardo. Ad aprile 2018 il blitz di Ciocca al sesto piano del Dea-policlinico San Matteo, dove era ricoverato un albanese di 26 anni ferito all'addome nel corso di una tentata rapina a Casteggio. Al rapinatore ferito consegna un cartellone: «Devi tornare a casa tua: il tuo crimine ci è costato 6.500 euro. Chiedi scusa agli italiani!».

A luglio, invece, dopo una sommossa nel carcere di Pavia innescata da tre detenuti tunisini, invoca l’introduzione di un collare elettrico per i carcerati per sedare sul nascere comportamenti aggressivi. Contro l’invasione del falso made in Italy Ciocca, accompagnato da una sua versione “cartonata” nei panni di un cuoco, protesta a maggio sotto il palazzo della Regione. Ad aprile si fa fotografare con una donna aggredita e molestata da un uomo in Borgo Ticino. Ciocca ha in mano un cartello come quelli stradali: «Pericolo, zona fuori controllo, italiani soggetti ad aggressioni». Lo scorso anno (giugno 2017) attacca gli autovelox: «Basta velox per fare soldi. Sistemate le strade».

I soprannomi
Due i soprannomi che gli hanno affibbiato: il ‘bulldog' della Lega per la sua capacità di aggredire e cavalcare le notizie e il Brad Pitt della politica per il suo aspetto fisico. «Le mie regole sono sempre state cuore, impegno e coraggio; cardini attorno ai quali ho costruito fin da subito la mia attività: dal volantinaggio, ai primi comizi, alla politica attiva sul territorio», scrive sul suo sito.

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Record di preferenze alle regionali del 2010
La passione per il Carroccio lo coglie giovanissimo: nel 1996 si iscrive alla Lega Nord. L’esordio è nel 2001 come assessore ai Lavori Pubblici e all'Urbanistica del comune di San Genesio ed Uniti, dove abita. Riconfermato nel 2006, anno nel quale diventa anche assessore alle Attività Produttive e alla Formazione della provincia di Pavia. Recordman alle elezioni regionali in Lombardia del 2010 dove si era candidato per la carica di consigliere regionale nelle liste della Lega Nord, ottiene 18.910 preferenze. È il più votato in assoluto in Lombardia: dribbla anche il figlio del Senatur Renzo Bossi (detto il Trota). Ma ottiene il primato infrangendo una regola sacra del Carroccio che consentiva sui manifesti elettorali solo il volto di Umberto Bossi.

Intercettato in un’inchiesta dei Ros, ma mai indagato
Ma non tutto sono rose e fiori. Viene lambito da un’inchiesta dei Ros sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia. Ciocca è ripreso nel corso di un colloquio con Pino Neri, commercialista di Pavia ritenuto referente nella zona per le cosche calabresi. Al centro delle conversazioni secondo le indagini ci sarebbe stata la necessità di far eleggere alcuni candidati graditi ai calabresi alle comunali di Pavia. Mai eletti. Neri sarà poi arrestato e condannato. Ciocca invece resta fuori dal processo. Non è tra gli indagati.

La condanna dei giudici contabili lombardi

I giudici contabili della Corte dei Conti lombarda - sentenza emessa il 2 dicembre 2014 e depositata il 22 dicembre 2014 - invece lo condannano quando ormai è ex consigliere regionale della Lega Nord, in solido con l’ex capogruppo Stefano Galli (che ha firmato i rimborsi chiesti da Ciocca), a pagare 21.555,06 euro per danno erariale. Si tratta di rimborsi, non dovuti per i giudici, richiesti da Ciocca nell’ambito dell’inchiesta denominata “spese pazze” per pranzi, cene in bar e ristoranti per 5mila euro, uno scontrino da 699 euro per l'acquisto di un tablet presentato due volte e 2mila calendari natalizi, 18mila copie di un messagio di auguri di Natale, mille biglietti da visita, servizi postali e francobolli per circa 15mila euro. Spese che erano state rimborsate dal gruppo consiliare e che, secondo, Ciocca, erano consentite. Dopo il ricorso nel 2017 la terza sezione giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei conti ha confermato il danno erariale, ma con una cifra ridotta: 10.777, 53 euro (da ripartirsi fra i due: 5.388,76 auro a testa). Nel processo sulle presunte spese pazze al Pirellone a Ciocca vengono contestate spese fra il 2010 e il 2012 per 5.051 euro (cifra che Ciocca ha già restituito come rimborso volontario).

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