RITRATTO

Chi è Carè il primo transfuga dal Pd a Renzi che fa marcia indietro

Calabrese, eletto alla Camera nel marzo del 2018 tra le file del Partito democratico nella circoscrizione estero Australia, a settembre dello scorso anno ha aderito all’iniziativa politica dell’ex presidente del Consiglio. Ora confida: «Torno indietro per dare forza alle idee riformiste»

di An.C.

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(ANSA)

Calabrese, eletto alla Camera nel marzo del 2018 tra le file del Partito democratico nella circoscrizione estero Australia, a settembre dello scorso anno ha aderito all’iniziativa politica dell’ex presidente del Consiglio. Ora confida: «Torno indietro per dare forza alle idee riformiste»


3' di lettura

Dal Pd a Italia Viva e ritorno. È questo, in estrema sintesi, il percorso politico di Nicola Carè, il deputato di Italia Viva che ha annunciato lo strappo con i renziani e il ritorno alla “casa madre”, quel Pd da cui se ne era andato alla ricerca di un’entità politica che si facesse portatrice di una linea riformista.

«Lascio Renzi e torno nel Pd per dare forza alle idee riformiste - ha spiegato - . La strada intrapresa non era quella giusta. Penso che non sia più il tempo di percorsi velleitari e di chiudersi dentro recinti sempre più stretti e che occorra, per me, avere la sincerità di riconoscere che la strada intrapresa da Italia Viva non sia quella che io avevo immaginato». E ha aggiunto: «Non rinnego nulla di quanto fatto durante questi mesi ma l'ambizione di costruire un'altra forza politica capace di dare rappresentanza a un mondo moderato evidentemente non è stata condivisa da un elettorato che, come ci racconta anche il voto nelle regioni, è refrattario a frammentazioni. Torno nel Pd per l'esigenza che sento di fare politica in una comunità plurale, in cui sia possibile avere luoghi di confronto e di condivisione che solo il Pd è attualmente in grado di garantire». Carè è il primo transfuga dal Pd a Renzi che fa marcia indietro.

La delusione elettorale

Un commiato dal nuovo partito e una stretta di mano al vecchio che è giunto un po’ a sorpresa nel campo renziano. E non è escluso che il non esaltante risultato di Italia Viva alle regionali - nella Toscana del suo leader si è fermata poco sotto il 5% - possa convincere qualcun altro tra i renziani a fare una scelta analoga. La sfida di un polo riformista all'interno del centrosinistra lanciata dall’ex rottamatore lo scorso anno, quando ha deciso l'uscita dal Pd e la formazione della nuova realtà politica, è fallita, e la perdita di deputati o senatori potrebbe essere la conseguenza, anche nell’ottica del taglio dei parlamentari sancito dal Sì al referendum costituzionale e di una riforma della legge elettorale che potrebbe prevedere un sistema proporzionale con una soglia (5%) pericolosamente elevata per la creatura renziana. Tanto che un ritorno alla casa madre non si esclude nemmeno per l’ex presidente del Consiglio.

Entra in parlamento nel marzo 2018 con il Pd, a settembre 2019 la svolta Iv

Così Carè ha deciso di tornare indietro. Originario di Guardavalle, in provincia di Catanzaro, sessant’anni, alle elezioni del marzo 2018 è entrato alla Camera tra le file del Partito democratico, eletto nella circoscrizione estero Australia (ripartizione D: Africa, Asia, Oceania e Antartide). Il 19 settembre dello scorso anno ha aderito al gruppo parlamentare di Italia Viva. È componente della quarta commissione di Montecitorio (Difesa). Le proposte di legge che da quando è entrato alla Camera lo vedono primo firmatario interessano soprattutto le comunità italiane all’estero: una per l’istituzione di una Commissione parlamentare sull'emigrazione e sulla mobilità degli italiani nel mondo, una sulla corresponsione dell'assegno sociale ai cittadini italiani residenti all'estero, e per modificare la legge del ’99 in materia di riserva di posti in favore dei cittadini italiani residenti all'estero per l'ammissione ai corsi universitari ad accesso programmato.

«Cercherò di essere voce degli oltre sei milioni di italiani all'estero, dei tantissimi di seconda e terza generazione, cercando di ottenere quel peso politico e quello spazio sociale che meritano», aveva spiegato in occasione del passaggio a Italia Viva. «Fare politica, essere parte delle istituzioni - aveva poi aggiunto - non è garantirsi un “posto al sole”, non è fare la scelta più comoda; ma è avere il coraggio di incamminarsi verso sentieri impervi se ciò appare necessario per provare a cambiare le cose». Ora, dopo la scommessa, si torna al punto di partenza. E, forse, al posto al sole.

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