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Chi è Caro Quintero, il signore della droga che ha sfidato gli Usa uccidendo un infiltrato della Dea

L'arresto del settantenne boss nello Stato di Sinaloa renderà ancora più aspra la lotta tra i cartelli messicani. E' accusato di aver ordinato l'omicidio dell'agente Kiki Camarena. La storia è raccontata nel podcast Narcovid disponibile su Spotify, Apple podcast e tutte le piattaforme di streaming

di Roberto Galullo

3' di lettura

Rafael Caro Quintero, il nemico numero 1 degli Usa – tra i signori del narcotraffico messicano – è stato arrestato a San Simon, nello Stato di Sinaloa. Nel corso della cattura, un elicottero della Marina si è schiantato. uccidendo le 14 persone a bordo – nei pressi della città costiera di Los Mochis.

Gli Usa hanno chiesto immediatamente l'estradizione. Una questione d'onore, visto che il settantenne Caro Quintero – co-fondatore del cartello di Guadalajara – è il mandante dell'omicidio, nell'85, di un infiltrato nel cartello della Dea, l'Agenzia antidroga. Tutto possono tollerare gli Usa, nella sporca lotta al narcotraffico, tranne che perdere un uomo, come racconta la quarta puntata del podcast “Narcovid”.

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Quintero era stato scarcerato nel 2013 dopo 28 anni di carcere per questioni tecniche sollevate da un giudice messicano, che ha annullato la sua condanna a 40 anni per il rapimento e l’uccisione nel 1985 dell’agente Enrique “Kiki” Camarena. Dopo il rilascio e prima che la Corte suprema confermasse la sua sentenza, Quintero era scomparso e aveva ripreso la gestione del traffico di droga.

Per approfondire

Narcovid, come l’epidemia ha rilanciato il traffico di droga

Ascolta tutte le puntate del Podcast

Alle origini

Nella seconda parte degli anni ’70, varie famiglie messicane si buttarono sul commercio della cocaina a favore dei trafficanti colombiani e centroamericani e quelle più influenti spostarono le operazioni dallo Stato di Sinaloa a Guadalajara, nello Stato di Jalisco. I capi del neonato cartello di Guadalajara erano Miguel Ángel Félix Gallardo – pioniere della federazione tra narcotrafficanti – Rafael Caro Quintero ed Ernesto Fonseca Carrillo, per tutti don Neto. Lavorando a stretto contatto con l'honduregno Juan Ramon Matta Ballesteros, gli uomini di Gallardo entrarono in contatto con il cartello di Medellín in Colombia. Con un occhio chiuso da parte degli Usa e l'altro serrato dalla classe politica e dirigente messicana, i narcos si muovevano alla luce del sole: enormi carichi di cocaina via aereo e via nave verso l’America centrale e il Messico, poi via terra verso gli Stati Uniti.

Grave errore

C'è però un limite a tutto per i gringos americani e quando i narcotrafficanti messicani uccisero l'agente sotto copertura Enrique Camarena Salazar, nato nella Baja California e trasferitosi da bambino negli Stati Uniti, fu l'inizio della fine per il cartello di Guadalajara. Camarena, un agente determinato e che detestava essere chiamato “pocho”, l'appellativo rivolto agli americani di origine messicana, venne rapito in pieno giorno il 7 febbraio 1985 da funzionari messicani corrotti che lavoravano per i narcotrafficanti e portato in una proprietà di Rafael Caro Quintero, dove venne torturato per quasi due giorni: la testa perforata da un trapano, le costole rotte, le gambe scuoiate e gli arti trapassati da proiettili. Il suo corpo, avvolto nella plastica, venne scaricato in una zona rurale nei pressi di Angostura, nello stato di Michoacán, il 5 marzo 1985.

Da quel giorno Caro Quintero – che negli ulti tempi ha trafficato marijuana nello Stato di Sonora mentre il cartello di Sinaloa gli garantiva protezione dall'arresto – era uno dei criminali più ricercati dal governo degli Stati Uniti.

Taglia da 20 milioni

Sulla sua testa pendeva una taglia di 20 milioni di dollari, una somma che non è mai stata offerta prima per nessun criminale messicano. Dopo il brutale assassinio di Kiki Camarena, la pressione degli Stati Uniti si fece così forte da costringere le autorità messicane ad agire e i leader del cartello a fuggire. E a farsi la guerra. I fratelli Arellano Félix si accamparono a Tijuana. La famiglia Carrillo Fuentes si trasferì a Juarez. El Chapo e il suo socio, Héctor Luis Palma Salazar, tornarono nella zona di Sinaloa.

Per Caro Quintero è finita ma il suo arresto non farà altro che obbligare nuovi equilibri tra i cartelli messicani.

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