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Chi è Cateno De Luca, il Masaniello siculo che va al corpo a corpo con il Viminale

Denunciato per vilipendio dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, nelle ultime ore il sindaco di Messina ha dovuto incassare un nuovo colpo: il parere del Consiglio di Stato, chiamato in causa proprio dal Viminale, contro la sua ultima ordinanza. Ma lui non demorde

di An.C.

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Una foto Ansa del 2007 dell'allora deputato dell'Ars Cateno De Luca: l'attuale sindaco di Messina si è spogliato per protestare contro la decisione di estrometterlo dalla commissione Bilancio

Denunciato per vilipendio dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, nelle ultime ore il sindaco di Messina ha dovuto incassare un nuovo colpo: il parere del Consiglio di Stato, chiamato in causa proprio dal Viminale, contro la sua ultima ordinanza. Ma lui non demorde


3' di lettura

Ancora una volta ha dimostrato che quel soprannome che gli è stato affibbiato dai suoi concittadini di “Masaniello siculo” gli sta tutt’altro che stretto. Denunciato per vilipendio dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese responsabile, a suo avviso, di un «depistaggio di Stato che ha impedito di fermare realmente gli sbarchi in Sicilia», nelle ultime ore il sindaco di Messina Cateno De Luca ha dovuto incassare un nuovo colpo: il parere del Consiglio di Stato, chiamato in causa proprio dal Viminale, contro la sua ultima ordinanza.

L’ordinanza finita sotto la lente del Consiglio di Stato
Un’ordinanza che, per fronteggiare l’emergenza sanitaria, impone una serie di restrizioni all’ingresso in Sicilia attraverso lo Stretto. In particolare, il documento prevede per «chiunque intende fare ingresso in Sicilia attraverso il Porto di Messina» l’obbligo di registrarsi, almeno 48 ore prima della partenza, nel sito creato dal comune.

«Ennesima intimidazione, nessun passo indietro»
Lui, rispettando il suo soprannome, ha deciso di non fare marcia indietro. In una diretta su facebook ha chiarito che non intende revocare l’ordinanza «anche di fronte questa ulteriore intimidazione». Ma lo Stato la pensa diversamente. Il Consiglio dei ministri si è riunito per annullare la sua ordinanza. Fonti di governo hanno sottolineato come, a prescindere dal merito dell’ordinanza, il provvedimento di De Luca aveva un difetto di competenza in quanto investiva un ambito territoriale regionale e non circoscritto al Comune di Messina.

L’esordio giovanissimo in politica
Nato a Fiumedinisi il 18 marzo 1972, sposato con due figli, una laurea in Giurisprudenza, De Luca comincia a fare politica nella Dc. A 18 anni viene eletto nel consiglio comunale del suo paese. Nel 2003 diventa sindaco di Fiumedinisi (ME) e nel 2006 conquista uno scranno a Palazzo dei Normanni nell’Assemblea regionale siciliana nella lista del Mpa. L’anno successivo fonda l’Associazione Sicilia Vera; nel 2008 viene rieletto all’Ars nel Mpa, partito che lascia nel 2010 per diventare capogruppo all’Ars di Forza del Sud, fondato da Gianfranco Micciché. Alle regionali siciliane del 2012 si candida alla Presidenza della regione, sostenuto dalla lista Rivoluzione Siciliana. Ottiene appena l’1,23% dei voti, non venendo contestualmente rieletto all’Ars.

I guai giudiziari
Nel 2017 fonda il movimento Sicilia Vera. Stringe un accordo con l’Udc in vista delle regionali siciliane del 5 novembre 2017. In quell’occasione De Luca è rieletto deputato all’Ars nelle liste dell’Unione di Centro,ma dopo pochi giorni aderisce al Gruppo Misto. Tre giorni dopo le elezioni, l’8 novembre, viene arrestato con l’accusa di evasione fiscale. Posto agli arresti domiciliari, la misura è in seguito revocata e sostituita con una misura interdittiva che impone il divieto di ricoprire ruoli apicali negli enti coinvolti nell’inchiesta.

Portatore di rivoluzione
Qualche mese prima, nell’aprile 2017 aveva annunciato la sua candidatura a sindaco di Messina per le elezioni comunali del 2018 a capo di una coalizione di sei liste civiche di centro. Viene eletto al ballottaggio del 24 giugno con il 65,28% dei voti, battendo il candidato di centro-destra Placido Bramanti, nonostante nessuna delle liste che lo appoggiavano abbiano ricevuto alcun seggio. «Sarò il portatore di quella rivoluzione che avete voluto» sono le parole pronunciate al momento della proclamazione. Ed effettivamente il piglio, a giudicare dal braccio di ferro con il Viminale sull’ordinanza sugli sbarchi, è quello di un rivoluzionario.

L’hashtag “Io rusto a casa”
Ma un rivoluzionario che sa parlare con il linguaggio della sua gente. De Luca ha lanciato l’ashtag in dialetto siciliano “Io rusto a casa” chiedendo ai messinesi per il prossimo lunedì di Pasqua di “arrostire” la carne sui barbecue non in campagna ma magari in terrazza, balcone o nel giardino della propria abitazione. Vedendo che molti messinesi hanno comprato carbonella nei supermercati, ha annunciato che con la polizia municipale e i suoi droni sarà in giro a sanzionare chi non resterà a casa e ha lanciato l’ironico hashtag, già diventato un tormentone sui social in questo periodo pasquale caratterizzato dalla pandemia. Un po’ Masaniello, un po’ sceriffo. In entrambi i casi abile comunicatore.

Per approfondire:
Perché Regioni e Comuni possono emanare divieti più restrittivi dello Stato
Il Consiglio di Stato annulla le restrizioni all'ingresso in Sicilia del sindaco di Messina

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