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Chi è D’Amato, «mister Vaccino» ora possibile candidato Pd nel Lazio

Sull'assessore uscente alla Sanità lanciato da Calenda le ultime resistenze dei dem: nei prossimi giorni si deciderà se fare o no le primarie

di Emilia Patta

Lazio, Zingaretti: “Dopi 10 anni si chiude una bella storia”

3' di lettura

Pochi sanno che “Mister Vaccino” Alessio D'Amato, assessore uscente alla Sanità della regione Lazio, non è dello stesso partito del governatore (dimessosi in queste ore) ed ex segretario del Pd Nicola Zingaretti, ma è entrato in Giunta in quota Sinistra italiana. D'Amato, classe ’68, proviene infatti da quei partiti che non accettarono la “svolta” di Achille Occhetto, che nel 1991 trasformò il Partito comunista italiano in Partito democratico di sinistra (ossia il Pdci di Oliviero Diliberto e Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti). Diliberto lo ricorda ancora a capo della federazione romana del Pdci, con uno zoccolo duro al Labaro, quartiere di Roma Nord con una connotazione fortemente popolare.

Un «comunista» col pallino della sanità pubblica

Cresciuto politicamente a sinistra della sinistra, dunque, ma con la sanità nel cuore fin dagli inizi. Membro della commissione Sanità e Bilancio del Consiglio regionale del Lazio e della Commissione Sicurezza sul lavoro dal 2005 al 2010, già a capo della cabina di regia della sanità laziale dal 2013, D'Amato ha sempre avuto il pallino della sanità pubblica. Quando era ancora governatore Francesco Storace, si laureava con una tesi sugli aspetti critici della riforma sanitaria, e nel 2005 pubblicava insieme a Dario Petti “Lady Asl. La casta della Sanità”, un approfondimento nato dall'indagine che dal 2004 al 2007 portò a circa 100 arresti, con 82 milioni di euro sottratti alla sanità pubblica regionale.

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Con il Covid il salto mediatico: il «modello Israele»

È la pandemia scoppiata nel febbraio-marzo del 2020 a far uscire D'Amato dal ruolo di “tecnico” della sanità facendogli acquisire un ruolo politico e mediatico a tutto tondo come uno dei protagonisti indiscutibili della lotta al Covid-19. Il segreto del successo della campagna vaccinale nel Lazio, a lungo prima tra le regioni italiane per numero di vaccinati (e di tamponati) ed efficienza del servizio, è il modello israeliano. Già, da Rifondazione al modello israeliano. D'Amato infatti ha preso contatti per tempo con la task force anti-Covid 19 di Israele e ne ha importato le principali linee di intervento: vaccinazioni a tappeto, open day, vaccinazioni anche di notte, predisposizione di strutture gigantesche come la Nuvola all'Eur, Fiumicino, la Vela di Calatrava, l'Auditorium e altre. Ma anche, appena è stato possibile, farmacie e medici di famiglia. Il Lazio è stata inoltre la regione che ha aperto le prenotazioni prima delle altre, anche per fascia di età, dando per di più la possibilità di scegliersi il tipo di vaccino.

Schiaffo di Conte, investitura di Calenda e divisioni del Pd

È con questo curriculum che ora D'Amato intende fare il grande salto nella politica, e più di un sondaggista indica in lui l'unico che potrebbe battere un centrodestra col vento in poppa della luna di miele del governo Meloni mantenendo la guida della regione per il centrosinistra. Ma anche il Lazio, come in Lombardia che andrà al voto contestualmente a inizio 2023, pesano le divisioni dell'ex campo largo che hanno già determinato la sconfitta del centrosinistra alle politiche. È delle scorse ore la rottura dell'alleanza con il Pd da parte del presidente del M5s Giuseppe Conte, nonostante la presenza di due assessore pentastellate (Roberta Lombardi e Valentina Corrado) nella Giunta uscente di Zingaretti. Lanciato dal leader del Terzo Polo Carlo Calenda, “Mister Vaccino” deve ora superare la diffidenza del Pd, soprattutto quello locale che avrebbe voluto puntare su altre personalità come Enrico Gasbarra o Daniele Leodori. La strada potrebbe essere quella tradizionale delle primarie: si deciderà nei prossimi giorni. Ma intanto i big, dopo lo schiaffo di Conte, stanno tutti convergendo su di lui: dal segretario dem Enrico Letta allo stesso Zingaretti.

La sfida: dalle percentuali sui vaccini alle percentuali di voti

Le percentuali relative alla copertura della popolazione laziale sul fronte vaccini sono state senz'altro lusinghiere per l'assessore. A breve si vedrà se lo saranno anche le percentuali alle elezioni, e prima ancora alle primarie a cui si dovrà eventualmente sottoporre.

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