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Chi è Dyson, l’inventore della scopa elettrica senza filo

Dal garage di casa al titolo di «Sir», l’ascesa dell’ingegnere britannico che ha rifoluzionato le faccende di casa con un motore elettrico dal prodigioso gettito d’aria. Il flop del progetto automotive

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Chi è James Dyson, lo Steve Jobs degli aspirapolveri

2' di lettura

NEW YORK - Il segreto delle scope e degli aspirapoveri Dyson sono i flussi d’aria a oltre 600 chilometri all’ora di velocità. James Dyson, il fondatore di questa società è un ingegnere inventore appassionato di aviazione e ha studiato a lungo i motori utilizzati per far volare gli aerei prima di capire come innovare in un settore - quello degli aspirapolveri - in cui sembrava non ci fosse niente da inventare.

Il garage di Sir Dyson
Nel suo garage ha realizzato il primo aspirapolvere senza sacchetto: voleva realizzarne uno più moderno da regalare alla moglie, che aspirasse meglio e che non avesse il problema e il costo dei sacchetti di carta, diversi per ogni modello, non sempre facili da trovare. Ha impiegato 14 anni per creare il «suo» apparecchio, dopo 5.127 prototipi scartati. Oggi il cognome Dyson è diventato un sinonimo della parola aspirapolvere. Dopo quel primo modello senza sacchetto sono arrivati gli asciugamani super veloci, con i flussi d’aria a 690 chilometri orari che si trovano nei bagni dei ristoranti, i ventilatori dalla forma spaziale, le scope aspirapolvere e gli aspirapolvere portatili senza filo, i purificatori capaci di ripulire una stanza al 99,95% dalle particelle inquinanti e dagli allergeni fino a 0,1 micron, gli asciugacapelli e le air gun per modellare i capelli senza danneggiarli, delle avveniristiche lampade al led.

Il tramonto della divisione automotive
L’ultimo aspirapolvere prodotto da Dyson è un oggetto talmente sofisticato che sotto l’involucro in plastica dal caratteristico design nasconde un sofisticato motore elettrico a controllo digitale. Ma la scommessa più grande di Dyson era quella di costruire un’auto elettrica per la quale annunciava investimenti da 2 miliardi di sterline e un centro di ricerca e sviluppo con 400 addetti. A ottobre di quest’anno, tuttavia, l’imprenditore ha annunciato la cancellazione del programma. «Il team automotive Dyson – ha dichiarato il fondatore dell’azienda - ha sviluppato una fantastica auto elettrica, ma sfortunatamente non è commercialmente sostenibile. Pertanto abbiamo deciso di chiudere il progetto automotive e raddoppiare gli sforzi nel nostro importante programma di sviluppo di altre tecnologie».

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Quando il «Prodotto» è re
La filosofia di James Dyson è sempre la stessa, riassunta in tre parole: «Product is king». Ogni volta che Sir Dyson mette il bollino «finito» su un suo nuovo prodotto introduce delle novità in un settore dove prima di lui sembrava non ci fosse nulla da inventare. In questo modo Dyson – nel frattempo nominato baronetto come i Beatles dalla regina Elisabetta, perché simbolo dell’industria del Regno Unito – dal garage di casa è riuscito a creare una multinazionale a controllo familiare, ha superato la soglia dei 70 anni e continua a sognare e a inventare: la sua società fattura 4 miliardi di euro all’anno, ha 12.500 dipendenti, principalmente giovani ingegneri, ed è tra le aziende al mondo con una delle più alte percentuali di investimenti in ricerca e sviluppo.

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