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Paragone, il giornalista prestato ai 5 stelle che non voterà la fiducia al Conte bis

Dopo la querelle con Vasco Rossi sul «C’è chi dice no» e il plebiscito della piattaforma Rousseau all’accordo M5S-Pd, il senatore prosegue sulla strada del “no” all’unione giallorossa

di Nicoletta Cottone

Il pallottoliere del Senato: ecco i numeri su cui conta il governo giallorosso

Dopo la querelle con Vasco Rossi sul «C’è chi dice no» e il plebiscito della piattaforma Rousseau all’accordo M5S-Pd, il senatore prosegue sulla strada del “no” all’unione giallorossa


2' di lettura

«Non voto la fiducia a questo governo». Dopo un lungo tira e molla, fibrillazioni nel movimento e un infinito silenzio social, l’annuncio del senatore del Movimento 5 Stelle Gianluigi Paragone arriva dopo il giuramento dell’esecutivo Conte bis. Il giornalista prestato alla politica, si smarca con una dichiarazione ad Affaritaliani.it: deve ancora decidere se voterà “no” in aula a Palazzo Madama alla richiesta di fiducia al governo Conte bis, o se uscirà dall’emiciclo («Vediamo», risponde a domanda).

I primi passi a La Prealpina e alla Padania
Classe 1971, nato a Varese da una famiglia di origine sannita, la sua carriera giornalistica ha mosso i primi passi al quotidiano La Prealpina. Il suo incarico era di seguire la Lega Nord dell’era Bossi. Poi, dopo la tv locale varesina Rete 55, sbarca nel 2005 alla guida del quotidiano La Padania, organo della Lega Nord. Poi è vicedirettore di Libero e direttore vicario in sostituzione di Vittorio Feltri.

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Lo strappo con Bossi
Arriva l’era Rai, dove nel talk-show “L'ultima parola”, mix di politica e musica, spunta il diktat del Senatur ai suoi: non andare ospiti nella trasmissione. É anche vicedirettore di Rai1 e Rai2. A La7 conduce un talk show anti-sistema, “La gabbia”, trasmissione cancellata nel 2017. Poi l’ingresso in politica e la candidatura alle politiche 2018 («Se son fiori fioriranno. Se son stelle brilleranno», scrive su Fb annunciando la sua candidatura»). É eletto senatore nel listino proporzionale nelle file del movimento.

Se son rose fioriranno. Se son stelle brilleranno

La querelle con Vasco
La sua battaglia per il “no” al matrimonio giallorosso l’ha combattuta anche a colpi di note. Tanto da suscitare l’ira di Vasco Rossi. «C'è chi dice no», aveva detto il senatore in un video su Facebook, parlando della sua intenzione di votare ”no” all’accordo giallorosso sulla piattaforma Rousseau. Peccato che la colonna sonora fosse proprio la canzone del Blasco: «C'è chi dice no lo dico io... i politici devono mettere giù le mani dalle mie canzoni! Che imparino a usare parole originali loro e a non strumentalizzare la musica», aveva replicato piccato Vasco Rossi. Contro-replica immediata del senatore pentastellato. Va in onda con una scena de “Il Postino” di Massimo Troisi. L’attore dice a Philippe Noiret, che interpreta Pablo Neruda: «Caro poeta e compagno, lei mi ha messo in questo guaio e lei mi deve tirare fuori» perché «la poesia non è di chi la scrive».

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La battaglia contro il matrimonio giallorosso
«Decido di conseguenza», aveva annunciato su Facebook subito dopo il voto plebiscitario sulla piattaforma Rousseau che ha benedetto il governo gialloverde con il 79% di voti favorevoli. Contro il matrimonio giallorosso la sua era stata una vera e propria battaglia. Una partita, ha detto, giocata senza risparmiarsi»: «la mia forte criticità resta intatta, ma tutte le volte che ho perso non ho mai portato via il pallone impedendo agli altri di giocare».

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