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Chi è Giovanni Tria, ministro dell’Economia «in pectore». «Flat tax? Si può finanziare con l’aumento dell’Iva»

di R.Fe.

Debito pubblico, BTp e mercati: perchè lo spread è così importante per gli italiani


2' di lettura

Critico nei confronti dell’euro ma europeista. Favorevole alla flat tax da finanziare anche con l’aumento dell’Iva ma scettico sul reddito di citttadinza. Sono alcuni dei tratti di Giovanni Tria, il ministro dell’Economia nel governo penta-leghista. Una casella destinata inizialmente a Paolo Savona, bocciato domenica scorsa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per le sue posizioni anti-euro e che viene spostato agli Affari europei.

Romano, 69 anni, una laurea in giurisprudenza, Tria è ordinario di Economia politica all’Università di Tor Vergata a Roma. Fino al 2017 era presidente della Scuola nazionale dell’amministrazione. Nel suo curriculum anche un’esperienza alla World Bank come consulente per lo sviluppo in Etiopia ed Eritrea (ex colonie italiane).

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Tria ha espresso critiche al modo in cui è stata concepita l’integrazione europea, l’Ue e l’euro ma le sue posizioni sono lontane dalle quelle radicali di Savona, arrivato a immaginare insieme ad altri un “piano B” per l’uscita dell’Italia dalla moneta unica. Tria, in un intervento pubblicato sul Sole 24 Ore del 9 marzo 2017, firmato con l’ex ministro di Forza Italia Renato Brunetta, scriveva: «Non ha ragione chi invoca l’uscita dall’euro senza se e senza ma come panacea di tutti i mali, ma non ha ragione neanche il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, quando dice che “l’euro è irreversibile”, se non chiarisce quali sono le condizioni e i tempi per le necessarie riforme per la sua sopravvivenza. Anche perché il maggior pericolo è l’implosione non l’exit».

Il 14 maggio scorso, sul sito Formiche, Tria aveva pubblicato un commento sulle misure contenute nel contratto di governo siglato tra Lega e Movimento 5 Stelle, base per il nuovo Governo. A proposito del reddito di cittadinanza premetteva: «Non sappiamo ancora cosa sarà» e, quindi, non si conoscono «le risorse richieste e l’ampiezza del pubblico dei beneficiari». E aggiungeva: «Sembra oscillare tra un’indennità di disoccupazione un poco rafforzata (...) e un provvedimento, improbabile, tale da configurare una società in cui una parte della popolazione produce e l’altra consuma».

L’obiettivo della flat tax, invece, veniva definito «più interessante». «Coincide con l’obiettivo di riduzione della pressione fiscale come condizione di una politica di crescita, soprattutto se si vede questo obiettivo non tanto come un modo per aumentare il reddito spendibile di famiglie e imprese, e quindi sostenere la domanda interna, ma come un modo per aumentare il rendimento dei fattori produttivi, lavoro e capitale, e quindi anche degli investimenti».

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