IL RITRATTO

Chi è Giuseppe Conte, premier “non eletto” del governo M5S-Lega

di Fabio Carducci


Roma, lo studio di Giuseppe Conte

3' di lettura

«Every accomplishment starts with the decision to try». Il volto e la frase di J.F. Kennedy scelti per il suo account Whatsapp dicono di Giuseppe Conte qualcosa che nel suo pur dettagliatissimo curriculum non c’è. Anche se certo non basta un motto a trasformare in un campione «liberal» il neo premier del governo M5S e Lega. Istruttiva anche la frase che ai suoi interlocutori suggerisce: «Scrivetemi come se ogni messaggio costasse 10 euro: vi aiuterà a concentrare il pensiero».

Più civilista che «semplificatore» della Pa
Più avvocato civilista che esperto di pubblica amministrazione, contrariamente alla vulgata della campagna elettorale. Professore universitario, a Firenze e alla Luiss. Incarichi numerosi, dall’Agenzia spaziale all’Arbitro finanziario: un curriculum nutrito (12 pagine nella versione presentata per la candidatura a componente dell’organo di autogoverno della Giustizia amministrativa), anche fatta la tara degli studi all’estero sui cui è esplosa la bufera. Il carattere? Tranquillo e lontano da impeti decisionisti, dice chi lo conosce bene. Difficile, almeno per ora, immaginarlo mettere i piedi sul tavolo della trattativa sul deficit a Bruxelles o litigare con Frau Merkel sull’Unione bancaria.

Professore universitario
Nato 54 anni fa a Volturara Appula, paesino nell'entroterra di Foggia, Conte si è laureato in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma nel 1988 (110 e lode). Nel curriculum finito sotto accusa afferma di aver «effettuato nell’autunno 1992 un soggiorno-studio di tre mesi presso la Yale University di New Haven (USA) per approfondire lo studio del diritto nordamericano dei contratti» e «svolto attività di ricerca presso la Duquesne University di Pittsburgh». Esperienze per ora non smentite, anche se ridimensionate dal fact checking che si è scatenato dopo le rivelazioni del New York Times sulla New York University ( 2008-2009: il suo nome non risulta). Dubbi anche su altre esperienze internazionali come Vienna (International Kultur Institut, 1993: risulta essere una scuola di lingue), Sorbona (nel 2000: potrebbe essersi trattato di ricerche in biblioteca ), Girton College a Cambridge (2001: nessuna conferma). Le esperienze di visiting research, è la linea difensiva del professore, non vengono formalizzate dalle università.

Conte ha comunque ottenuto l’idoneità a professore ordinario di diritto privato nel 2002, attraverso un concorso bandito dalla Seconda Università di Napoli, Facoltà di Giurisprudenza: «Riportando l’unanime giudizio favorevole di tutti i membri della commissione di concorso», ci tiene a sottolineare.

Attualmente a Firenze è professore ordinario di Diritto privato, mentre alla Luiss insegna Diritto privato nella facoltà di Economia ed è responsabile scientifico dal 2006 del corso “Giurista d'impresa”. È componente del Comitato scientifico della Fondazione italiana del Notariato e di varie associazioni scientifiche, italiane e straniere, nel campo del diritto privato e del diritto commerciale, nonché lui stesso autore di numerosissime pubblicazioni scritte nel corso della carriera. È anche condirettore della nuova collana Laterza dedicata ai “Maestri del diritto” e componente della commissione Cultura di Confindustria.

Dal mercato allo Stato
Quando Luigi Di Maio aveva presentato la sua squadra di governo nel caso in cui M5S avesse vinto le elezioni, Conte era stato scelto per il ministero della Pubblica amministrazione, de-burocratizzazione e meritocrazia, in virtù del suo più recente incarico, quello nel «Csm» della Giustizia amministrativa. Scranno dal quale ha presieduto, fra l’altro, la commissione speciale del Consiglio di Stato che ha “destituito” Francesco Bellomo, il consigliere finito nella bufera per le avances sessuali alle allieve dei corsi per aspiranti magistrati. La sua spesso citata esperienza sulle “aziende in crisi” nasce invece dall’essere stato designato, nel 2009, a far parte della Sottocommissione di consulenti ed esperti giuridici istituita per riformare la disciplina dell'Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. In entrambi i casi, se approderà davvero a Palazzo Chigi avrà le idee chiare sulla riforma del civile (punto 12 del contratto di governo), ma certo dovrà studiare ancora un po’ prima di mettere mano ai dossier bollenti di Ilva o Alitalia. Nessun problema invece per la riforma della Pa che, dopo i proclami in campagna elettorale, nel contratto «giallo-verde» semplicamente non c’è.

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