IL RITRATTO

Chi è Julian Assange, il padre di WikiLeaks che gli Usa vogliono processare per cospirazione


Giallo sull'incriminazione di Assange negli Usa

2' di lettura

L’arresto dell’11 aprile a Londra segna un nuovo capitolo nella saga di Julian Assange, l’attivista che lega la sua fama mondiale allo scandalo WikiLeaks: il portale specializzato nella diffusione di materiale diplomatico privato, salito agli onori delle cronache per la pubblicazione di 250mila documenti confidenziali delle autorità statunitensi . In realtà, la sua storia inizia ben prima del casus belli che lo ha reso una delle figure più controverse nella storia recente, fino al ritiro della protezione dell’Ecuador che lo consegnerà nelle mani della giustizia britannica, e forse, di quella degli Stati Uniti.

Dalla passione per i computer a Wikileaks
Nato nel 1971 a Queensland, in Australia, Julian Assange scopre nell’adolescenza la passione per i computer che scandirà il resto della sua vita. Si interessa ai codici di sviluppo ben prima degli studi (mai conclusi) in matematica alla University di Melbourne, segnalandosi per alcuni di casi di intrusioni informatiche nei terminali di società private. La passione per il coding si accompagna a quella per la politica e il giornalismo, sfociando nella fondazione di Wikileaks: il portale dove Assange lavora come «caporedattore», promuovendo la diffusione di contenuti confidenziali di enti privati e pubblici. Nel 2007 condivide informazioni secretate sul campo di prigionia statunitense di Guantanamo, nel 2008 fa circolare email private della candidata alle primarie repubblicane dell’epoca, l’ultraconservatrice dell’Alaska Sarah Palin.

Caso Assange, l’atto di accusa degli Stati Uniti contro il fondatore di Wikileaks

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Nel 2010 il Time gli dedica la copertina, eleggendolo «Uomo dell’anno», ma la notorietà si accompagna all’inizio - ufficiale - dei suoi problemi giudiziari. Assange viene indagato dalle autorità della Svezia, il Paese da dove gestisce WikiLeaks, con l’accusa di violenze sessuali. Fa appello alla Corte suprema di Londra, per poi ottenere nel 2012 il diritto di asilo dall’Ecuador e rifugiarsi nella sua ambasciata. Nel 2017 ottiene la cittadinanza ecuadoregna, anche se i rapporti con il Paese latinoamericano si sgretolano fino all’arresto dell’11 aprile. Nel 2016 WikiLeaks torna a far parlare di sé con la pubblicazione di 1.200 email private della candidata democratica Hillary Clinton, risalenti al suo periodo alla carica di Segretario di Stato. Il «leak» prosegue con la pubblicazione di altre 2mila mail di John Podesta, il capo della campagna elettorale di Clinton, con l’inclusione di alcune comunicazioni con gruppi bancari.

Cosa rischia ora Assange negli Stati Uniti
Il timore di Assange, materializzato dopo l’arresto di Londra, è che il giudizio sul suo caso passi definitivamente alla giustizia americana. Pur non avendo ancora formulato un capo di imputazione, le autorità federali degli Stati Uniti indagano sulla sua vicenda almeno dal 2010. L’esito dovrebbe essere quello di incriminare Assange ai sensi dell’Espionage act del 1917, la legge che disciplina e punisce il reato di «spionaggio» ai danni degli Stati Uniti. La stessa fattispecie che ha portato alle condanne del whistle-blower Edward Snowden e dell’ex militare Chelsea Manning. Le pene previste dal capo di imputazione vanno dalle multe economiche alla detenzione fino a 20 anni di carcere e alla pena di morte.

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