RITRATTO

Chi è Maurizio Landini, sindacalista con la felpa con un passato nelle tute blu

di An.C.


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Maurizio Landini al XVIII Congresso nazionale della Cgil, in corso a Bari (foto Ansa)

2' di lettura

Il dopo Camusso alla Cigl, la più antica organizzazione sindacale italiana con circa cinque milioni di iscritti, ha il volto di un ex numero uno della Fiom, l’ala “dura” del sindacato, anima e pancia dei metalmeccanici. Il dopo Camusso alla Cgil, stando a quanto prevede l’accordo raggiunto nelle ultime ore dopo una lunga trattativa, ha il volto di Maurizio Landini.

Cinquantott’anni, originario di Castelnovo né Monti, in Emilia-Romagna, nell’appennino reggiano, madre casalinga e padre cantoniere ex partigiano, famiglia numerosa - è penultimo di cinque figli - a 15 anni capisce che serve dare una mano, abbandona l’istituto per geometri e va a lavorare. La prima esperienza di Landini, che nelle comparsate televisive è solito indossare una felpa, è come apprendista saldatore in un’azienda che produce impianti di riscaldamento ed elettrici. A vent’anni si iscrive al Pci.

E inizia a fare attività sindacale. Esordisce da funzionario della Federazione impiegati operai metallurgici di Reggio Emilia, di cui poi diventa segretario generale. Successivamente, è segretario generale della Fiom dell’Emilia-Romagna e di quella di Bologna. Nel marzo del 2005 conquista la segreteria nazionale del sindacato dei metalmeccanici. Sono anni di battaglie, in cui immagina la nascita di una “coalizione sociale”, una nuova entità politica capace di dar voce alle istanze dell’ala più a sinistra del Pd. Simpatizza con Renzi “il rottamatore”, anche se le istanze dell’ex segretario Dem per un rinnovo della classe dirigente lambiscono anche il sindacato.

Ma il vero scontro è all’interno della Cgil. In occasione del Congresso di Rimini, anno 2014, in rappresentanza delle tute blu chiede che l’elezione del segretario generale della Cgil coinvolga più la base, lancia l’ipotesi primarie. Posizioni di rottura le sue rispetto alla linea del segretario Susanna Camusso, che affronta in una dura battaglia.

Le distanze tra i due si riducono nei giorni di rottura con il governo Renzi su Jobs Act e referendum costituzionale. Landini si avvicina alla maggioranza guidata da Camusso. Nel novembre 2016 mette la sua firma sul contratto nazionale dei metalmeccanici (quello del 2008 non lo aveva sottoscritto). Nell’estate del 2017, con il sostegno di Camusso, è eletto con il 95% dei voti dell’Assemblea generale nella segreteria nazionale.

Da lì è tutta una marcia di avvicinamento verso la segreteria generale della Cgil. Approva il documento congressuale proposto dalla segreteria. Sulla scelta del nuovo leader si rischia una spaccatura all’interno della confederazione: da una parte Landini, indicato dalla maggioranza della segreteria; dall’altra Colla, sostenuto dai pensionati della Cgil, la categoria più pesante del sindacato, rispetto a Landini più riformista e moderato. Tra il primo e il secondo, la segretaria generale uscente Camusso punta sull’ex leader della Fiom. È il 9 ottobre. Alla fine grazie al lavoro dei pontieri, si delinea un compromesso, le divisioni rientrano, e Landini in queste ore si avvicina alla guida del sindacato. La lunga marcia del sindacalista che non ama indossare la cravatta sta per giungere a meta. Sta per sedersi nella stessa poltrona di Di Vittorio, Lama e Trentin.

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