filiera alimentare

«Chi è il padrone?!», così i consumatori decidono cosa produrre (e comprare)

In arrivo la versione italiana dell’iniziativa francese che in 36 mesi e senza pubblicità ha venduto 150 milioni di prodotti per 90 milioni di fatturato

di Manuela Soressi

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Le etichette di «Chi è il padrone?!» per la pasta, primo prodotto italiano

In arrivo la versione italiana dell’iniziativa francese che in 36 mesi e senza pubblicità ha venduto 150 milioni di prodotti per 90 milioni di fatturato


4' di lettura

Arriva anche in Italia “l’internazionale” dei consumatori: dopo il boom ottenuto in Francia, dove è uno dei casi di maggior successo degli ultimi anni, e i lusinghieri risultati del lancio in Spagna, sbarca anche da noi il progetto “Chi è il padrone?! - La marca del consumatore”, declinazione tricolore dell’omonima iniziativa francese che, in soli 36 mesi e senza un euro di pubblicità, ha venduto oltre 150 milioni di prodotti e raggiunto i 90 milioni di euro di fatturato.

I consumatori dettano le regole

A decretarne il successo è stata la formula innovativa, una sorta di democrazia partecipativa che parte dall’ultimo anello per risalire sino a monte della filiera. Infatti nel progetto “C’est qui le patron ?!” sono i consumatori a far valere il loro potere d’acquisto, decidendo i prodotti da sviluppare e fissandone le caratteristiche - tramite risposte online - in termini di qualità organolettica, tecnica di produzione, requisiti della materia prima e, soprattutto, remunerazione dei produttori. A tirare le fila è l’omonima società cooperativa di interesse collettivo, con oltre 7.500 soci, che redige i disciplinari e contatta le aziende interessate alla produzione.

La collaborazione con le aziende

Quest’organizzazione gestisce il brand, mentre la parte operativa, dagli stabilimenti agli scaffali del super, è affidata alle aziende partner. L’intero sistema si finanzia con il prezzo al pubblico stabilito nel disciplinare, che copre, in modo trasparente e condiviso, sia i costi del label “C'est qui le patron ?!” sia quelli di produttori agricoli e trasformatori.

Sono nati così 35 prodotti, forniti da 9mila imprese e acquistati da oltre 14 milioni di francesi in 12mila negozi. “C'est qui le patron ?!” è diventato una case history raccontata nelle università e si è trasformata in un movimento internazionale, sbarcato in otto nazioni, che (in prospettiva). E diventerà un network attraverso cui distribuire anche all'estero i prodotti sviluppati nei singoli paesi.

Debutto in Italia con Carrefour e Sgambaro

In Italia il debutto è affidato alla pasta,in arrivo a fine giugno sugli scaffali di Carrefour, prima catena ad aver sposato questo progetto di cui è stata un partner importante anche in Francia. Poi sarà la volta di altri prodotti a forte componente agricola e fondamentali nel carrello della spesa delle famiglie italiane, come passata di pomodoro, olio d'oliva, uova e latte.

A definire le caratteristiche di spaghetti, penne e fusilli sono stati i 3558 italiani che hanno risposto a un questionario online. A produrli è il pastificio Sgambaro usando grano duro 100% italiano ottenuto da agricoltura sostenibile, molito nel mulino ammesso al pastificio, dove la pasta è stata essiccata in modo lento a bassa temperatura e poi trafilata in bronzo.

Costi ed etichette chiare

Il plus della pasta “Chi è il padrone?! – La marca del consumatore” è il prezzo trasparente e fisso (non sono ammessi né sconti né promozioni), che remunera in modo equo i coltivatori del grano. Il prezzo di vendita consigliato è evidenziato sul fronte del pack: sono 1,07 euro per la confezione da 500 grammi, di cui 0,655 euro vanno a coprire i costi di trasformazione, confezionamento, trasporto e distribuzione, e 0,054 euro sono versati alla società che controlla il progetto. Tolti gli 0,041 euro di Iva, restano gli 0,32 euro che vanno ai produttori di grano. Corrispondono a un prezzo garantito di 400 euro a tonnellata di grano, ossia il 35% in più della quotazione media di mercato.

«Il nostro è un progetto rivoluzionario, perché vogliamo contribuire a realizzare una filiera più equa e trasparente, dove i consumatori fanno sentire la loro voce e i produttori sono pagati il giusto - spiega Enzo Di Rosa, founder del progetto in Italia -. Ogni decisione è frutto di un’intelligenza collettiva: tramite la nostra community digitale tutti possono esprimere il proprio parere e partecipare alla definizione dei prodotti, mentre chi si iscrive alla nostra associazione (lo hanno già fatto in 100 al costo di due euro annui) può partecipare in modo più attivo e fare da sentinella a quanto succede nei punti vendita».

A vigilare sul rispetto dei principi dell'economia sociale, è un comitato etico, di cui fanno parte anche personalità del mondo economico, come Stefano Zamagni, Leonardo Becchetti e Marco Frey.

La diffidenza della Gdo

Ci sono voluti due anni per avviare la macchina organizzativa in Italia e il percorso non è stato facile, soprattutto con la Gdo. «Alcune catene sono state tiepide, altre si sono sentite quasi attaccate sul loro terreno», ammette Di Rosa. Ma c'è stato chi ha aderito con entusiasmo.

«È un progetto in cui crediamo molto perché ha un forte impatto sociale e ambientale e in cui facciamo la nostra parte di retailer, garantendo di mantenere il prezzo fisso per tre anni – afferma Alfio Fontana, responsabile Crs in Carrefour Italia –. Riteniamo che ora sia il momento giusto: c'è una forte propensione per il made in Italy e il Paese è pronto per nuove politiche di filiera».

A “raccontare” il progetto saranno direttamente i produttori che incontreranno i consumatori nei punti vendita Carrefour, Covid permettendo.

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