RITRATTO

Chi è von der Leyen, ministro della Difesa di Merkel che guiderà la Commissione Ue

Membro della Cdu e ministro della Difesa dal dicembre del 2013, 61 anni, è stata la prima donna a ricoprire questo in carico nel suo paese. Ha puntato su un rafforzamento del dialogo con la Francia, nella direzione di una difesa europea

di Andrea Carli


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Ursula von der Leyen, ministro tedesco della Difesa (foto Afp)

3' di lettura

Alla fine il tweet del presidente del Consiglio Ue Donald Tusk non ha fatto altro che confermare quanto era nell’aria già nelle prime ore del pomeriggio. Dopo ore di trattative febbrili e concitate a Bruxelles, in occasione della riunione straordinaria del Consiglio europeo tra i capi di Stato e di governo dei 28 per dare un nome e un cognome al nuovo presidente della Commissione europea, la scelta dei Ventotto è caduta su Ursula von der Leyen, ministro tedesco della Difesa.

Martedì 16 luglio il parlamento Ue di Strasburgo ha dato luce verde alla sua nomina. Il Presidente della Commissione europea, è infatti eletto dal Parlamento Ue a maggioranza dei membri che lo compongono, sulla base della proposta del Consiglio europeo avanzata a maggioranza qualificata “rafforzata”, tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate.

Membro della Cdu (l’Unione cristiano democratica, il partito di Merkel) e ministro della Difesa dal dicembre del 2013, 61 anni (è nata nel 1958 a Ixelles, in Belgio, ma è cresciuta a Bruxelles), sette figli, Von der Leyen è stata la prima donna a ricoprire questo incarico nel suo paese. Figlia di Ernst Albrecht, ex ministro-presidente cristiano democratico della Bassa Sassonia, ha trascorso gran parte della sua infanzia in Belgio, frequentando la scuola europea di Bruxelles dal 1964 al 1971. Successivamente ha studiato presso il liceo scientifico di Lehrte, mentre dal 1977 al 1980 ha studiato Economia a Göttingen e Münster. Nel 1980 ha iniziato a studiare medicina presso l’università di Hannover, laureandosi nel 1987. Nel 1992 si è trasferita presso l’Università di Stanford, per poi rientrare in Germania quattro anni dopo.

Iscritta alla Cdu fin dai primi anni Novanta, la sua carriera politica è iniziata 18 anni fa, nel 2001, quando ha ottenuto un mandato locale presso la regione di Hannover. Nel febbraio del 2003 è stata eletta deputata al Landtag della Bassa Sassonia. Il 4 marzo, dopo la vittoria di Christian Wulff, è diventata ministro degli Affari sociali, delle donne, della famiglia e della salute della Bassa Sassonia. Due anni dopo, nel novembre 2005, è stata scelta dalla Cancelliera Angela Merkel per diventare ministro della Famiglia.

Molto vicina a Merkel, ha promosso iniziative a sostegno della famiglia a cominciare dagli asili nido, così da mettere le donne tedesche nelle condizioni di conciliare la vita lavorativa e il loro ruolo di madri. Nel 2009 è stata confermata prima come ministro della Famiglia, poi nominata ministro del lavoro e degli affari sociali a seguito delle dimissioni di Franz Josef Jung. Nel dicembre del 2013, l’ultima tappa (almeno per ora): è diventata ministro della Difesa.

Convinta che la sicurezza tedesca passi inevitabilmente dall’Unione europea e dalla Nato, anche nel contesto di una linea Trump che prospetta un ridimensionamento degli Usa nell’Alleanza atlantica nel caso in cui i paesi europei non dedicassero maggiori risorse alla difesa del Vecchio continente, e in quello altrettanto “sentito” di una Federazione russa sempre più “dinamica” al confine orientale con l’Unione europea, von der Leyen ha sostenuto l’esigenza di mettere in campo un asse con l’altra grande potenza europea, una cooperazione rafforzata con la Francia, a cominciare da un esercito comune europeo. Una tappa di questo percorso è l’accordo quadro sullo sviluppo del “sistema di combattimento aereo del futuro (Scaf)”, un ambizioso progetto promosso da Parigi e Berlino e a cui di recente si è aggiunta la Spagna. Il nuovo caccia, composto da sistemi d’arma con e senza equipaggio, dovrebbe essere operativo a partire dal 2040.

Più cooperazione con Parigi significa, agli occhi del ministro della Difesa tedesco, ridurre i rischi di derive nazionaliste in quel paese, derive che potrebbero trovare nella diffusione di posizioni politiche euroscettiche un assist.

Nel maggio del 2016, si è resa protagonista di una vera e propria inversione di strategia nella gestione delle forze armate tedesche: ha annunciato il reclutamento di migliaia di nuovi soldati nella Bundeswehr, rafforzando in particolare la presenza alla frontiera con la Russia, per rassicurare i paesi est-europei che fanno parte della Nato che si sentivano (e si sentono) a rischio dopo l’annessione russa della Crimea.

Un anno dopo, ha ordinato un’ispezione in tutte le strutture delle forze armate dopo che in due caserme dell’Esercito erano stati rinvenuti materiali appartenenti alla Wehrmacht, le Forze armate naziste. Una scelta di rottura nei confronti di un passato drammatico e un messaggio all’Europa che verrà, nell’ambito della quale, a questo punto, lei - arrivata la conferma del Parlamento europeo - è chiamata ad avere un ruolo di primissimo piano.

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