le presidenziali

Chi è Zuzana Čaputová, prima donna alla guida della Slovacchia

di Raffaella Calandra


Zuzana Caputova è la nuova presidente della Slovacchia

3' di lettura

BRATISLAVA - I ringraziamenti in cinque lingue, come aveva fatto al primo turno. E un discorso contro il populismo e per i diritti. Qualcuno innalza una bandiera europea, mentre Zuzana Čaputová parla per la prima volta da presidente, nel vecchio mercato di Bratislava, trasformato nel suo quartier generale nella notte della svolta. La Erin Bronckovich della Slovacchia, 45 anni, avvocatessa ambientalista, favorevole ai matrimoni gay e ai diritti Lgb, ha velocemente catalizzato il consenso delle folle, scese in piazza nei mesi scorsi, nelle più affollate proteste, dopo la Rivoluzione di velluto, col crollo del comunismo. Ora è la prima donna alla guida del Paese.

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«Grandi cose come costruire un Paese - scandisce, commossa - nascono lentamente. Noi stiamo solo iniziando, ma saremo tenaci». Abito fasciato viola, spilla preziosa, capelli biondi perfettamente sistemati, sorride con tutti Zuzana Caputova. E invoca «umanesimo, solidarietà e trasparenza» come suoi principi. È lei ora il nuovo volto della conservatrice Slovacchia. Il presidente uscente, Andrej Kiska, il cui mandato si conclude a metà giugno, arriva nel centro storico della capitale dopo mezzanotte, per porgere un «bouquet di fiori alla prima presidente donna».

La vittoria della Caputova arriva dopo un ballottaggio all'insegna dell'Europa, visto che lo sfidante era il vicepresidente della Commissione e commissiario all'energia, Marcos Šefčovič, 52 anni, candidato del partito al potere Smer-Sd, che riconosce la sconfitta. Una svolta, maturata nei convulsi mesi di piazza SNP, la piazza delle proteste e delle speranze di Bratislava. Dove dalla resistenza ai nazisti si è passati alla “resistenza contro il male”, divenuto lo slogan dell'attivista ambientale, sull'onda delle reazioni per il delitto del giornalista Jan Kuciak, nel febbraio dell'anno scorso, e della fidanzata Martina Kušnírová. Un'indignazione collettiva, che portò alle dimissioni del premier Robert Fico.

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«Jan aveva svelato - ripercorre Martin Turcek, suo collega al quotidiano Aktuality – i legami tra molti sospetti uomini d'affare e politici al Governo. Da allora sono cambiate molte cose nel Paese, ma più in superficie. La nostra lotta alla corruzione, a colpi di notizie – dice con Radio24 - è ancora lunga, ma l'opinione pubblica è dalla nostra parte, anche se i politici ostacolano il lavoro dei giornalisti investigativi». Per i giovani, che nel grande spazio del mercato ora scandiscono «Zuzana – Zuzana», la sua elezione rappresenta una “svolta verso un futuro migliore e un autentico cambiamento. Non tanto in quanto donna- specificano – ma per le sue battaglie”. L'ambiente, la trasparenza, la lotta alla corruzione, la difesa dei diritti e delle minoranze. Come i coltivatori dell'Est del Paese, che denunciano il monopolio del fondi europei per l'agricoltura da parte di pochissimi. Un giro di affari, su cui si allungano interessi opachi, di cui scriveva Kuciak, per il cui delitto è stato accusato l'imprenditore Marian Kocner, come presunto mandante. Per molte ragioni, queste elezioni hanno assunto un notevole peso, soprattutto simbolico visto che la Slovacchia non è una Repubblica presidenziale e il potere resta, per ora, saldamente nelle mani del Governo.

Ma queste presidenziali, per la più fiorente economia di quest'area dell'Europa, sono diventate, secondo molti analisti, anche un preludio dell'imminente voto europeo - per il Paese che nelle ultime consultazioni registrò il tasso più basso di affluenza – e un messaggio al blocco di Visegrad (e non solo), con un'inversione di tendenza, rispetto a destre e populisti.

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