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Chi governa non può dare sempre la colpa alla burocrazia

Il nuovo libro di Sabino Cassese analizza i fattori di crisi dell’amministrazione pubblica, indicando i possibili rimedi anche alla luce delle pressioni provenienti da Governo, Parlamento e forze politiche sovranazionali.

di Paolo Armaroli

3' di lettura

Puntuale come la cartella delle tasse, ecco il nuovo libro di Sabino Cassese. Edito da Mondadori, s’intitola Amministrare la Nazione. La crisi della burocrazia e i suoi rimedi e capita a fagiolo. Infatti tra le tante cose notevoli contenute nel saggio, una miniera di dati snocciolati con accademica pignoleria, l’autore esamina da par suo una questione all’ordine del giorno come lo spoils system. E lo fa con la consueta schiettezza e senza infingimenti. Un argomento sul quale ognuno si sente in dovere di dire la sua. Ne ha parlato Franco Bassanini, padre del provvedimento. E i figli, anche quelli pubblicati nella “Gazzetta Ufficiale”, sono pezzi di cuore. E ne ha parlato il ministro della Difesa Guido Crosetto. Grande e grosso com’è, si aggira nel pasoliniano Palazzo, vantando le meraviglie del machete, pronto a fare piazza pulita.

Ma come la vede Cassese? Scrive che lo spoils system «ha liberato l’organo politico dal peso delle responsabilità, mentre ne ha rafforzato l’incidenza nelle decisioni amministrative (nella gestione) a causa della “dipendenza” dell’alta e media amministrazione dal livello politico». E ancora: «Si è venuta a produrre una zona indistinta nella quale l’alta burocrazia incide spesso sugli indirizzi di governo e i governi interferiscono con l’amministrazione/gestione, con gravi danni per la neutralità del servizio pubblico». Parole degne di Marco Minghetti, che nel 1881 pubblica un aureo libro sui partiti e la loro ingerenza nella giustizia e nell’amministrazione.

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Il saggio di Cassese definisce l’Italia un Paese prismatico perché «pieno di contraddizioni». Tra le tante c’è l’asimmetria, sulla quale dovranno presto ragionare i nostri riformatori costituzionali, «dei sistemi politici degli enti territoriali (di tipo presidenziale) rispetto al sistema politico dello Stato (di tipo parlamentare)». La qual cosa lo porta a non demonizzare affatto, come testimoniano i suoi articoli e le sue interviste, il sistema semipresidenziale alla francese. Purché ben strutturato. Mentre, mi permetterei d’aggiungere, con questa forma di governo che Oltralpe ha dato nel complesso buona prova, l’istituto della sfiducia costruttiva di marca tedesca c’entra – con rispetto parlando – come il cavolo a merenda.

Molti uomini di governo di ieri e di oggi trovano comodo scaricare ogni colpa sulla burocrazia. Ma chi è stato ministro e giudice costituzionale come lui, ed è principe degli amministrativisti, autorevole storico delle istituzioni e costituzionalista in grande spolvero, ci avverte che non tutto è così semplice. Difatti «il sistema amministrativo italiano è oggi dominato da tre fenomeni: il primo è l’”esondazione” del Parlamento, diventato co-amministratore; il secondo è la debolezza dei governi (l’organo di guida dell’amministrazione), per la loro breve durata; il terzo è la debolezza strutturale della pubblica amministrazione».

E poi Cassese mette il dito nella piaga del magma normativo. In effetti, le leggi «sono sempre più dettagliate e prescrivono minuziosamente quel che si deve fare». E i ritardi ricadono sul gobbo dei cittadini e delle imprese. Ma se lo Stato piange, le regioni non ridono. Come dire, piove sul bagnato. Mentre Roma è una capitale più di nome che di fatto. Del resto, le disfunzioni degli apparati pubblici, sottolinea Cassese, sono aumentate con l’emersione dello Stato arcipelago quando allo Stato si è aggiunto il parastato. E «si sono attenuate o perdute le tre caratteristiche tradizionali dell’unitarietà, della gerarchia e dell’uniformità». Per combattere la cattiva amministrazione abbiamo la bussola della Costituzione. L’ultimo comma dell’articolo 97 recita: «Agli impieghi della pubblica amministrazione si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge». Ma l’eccezione è diventata pressoché la regola. Perciò la norma è stata violata di continuo più della vecchia di Voltaire.

La ricetta di Cassese per superare le disfunzioni amministrative si riassume in cinque interventi più urgenti: 1) il Parlamento si ritragga dagli spazi propri dell’amministrazione; 2) si stabilizzino i corpi politici che governano le amministrazioni; 3) s’introduca una dirigenza fondata sul merito anziché sulla precarietà; 4) si dia maggiore razionalità a organizzazione e procedure amministrative; 5) si costituisca una comunità epistemica intorno alla pubblica amministrazione meno dominata dall’approccio legalistico.

Questo eccellente libro può essere per qualche verso accostato al Breviario dei politici del cardinale Mazzarino. All’opposizione tutto appare facile. Ma quando si arriva al governo ci si rende conto che la macchina dello Stato è terribilmente complicata. O la si domina o si finisce per esserne stritolati. Più che la fantasia, al potere occorre la competenza. Cassese docet.

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