La Perla a Corvara

Chi più inquina più paga, così l’albergo di lusso porta il turismo nell’eco-crazia

La ricetta di Michil Costa sulla “tassa di emissione” che va a finanziare la Fondazione onlus di famiglia per la difesa dei diritti dei minori tra India, Africa e Afghanistan

di Gianni Rusconi

4' di lettura

Ci sono diverse strutture a 4 e 5 stelle in Alta Badia. Ma l'Hotel La Perla di Corvara ha qualcosa che tutti gli altri non hanno, e non si tratta dell'estrema vicinanza (circa 50 metri) a uno degli impianti di risalita che portano in quota direttamente dal centro del paese o dell'accogliente Spa con piscina al coperto o ancora del ristorante stellato e delle stües con le particolari composizioni a fiori dei centritavola e le antiche boiserie autoctone sapientemente ristrutturate. La peculiarità che rende veramente unico questo albergo di lusso nel cuore delle Dolomiti è il suo istrionico co-proprietario, Michil Costa, attivista ambientalista, pensatore olistico e presidente della Maratona dles Dolomites, una delle gran fondo ciclistiche più note al mondo.

L'ospitalità secondo Michil

Mettere al centro i valori culturali e umani, prima delle semplici motivazioni economiche: il concetto di ospitalità che Costa (con il fratello, la giovane moglie e l'ausilio di decine di collaboratori) ha cucito addosso ai suoi hotel (sono di proprietà della famiglia anche il Berghotel Ladinia, sempre a Corvara, e lo storico Albergo Posta Marcucci di Bagno Vignoni, in Toscana) è a prima vista comune. Eppure, basta conversare con lui pochi minuti per capire di essere in un luogo “diverso”. Elegante nel suo indossare solo abiti di Vivienne Westwood – «perché è la casa di moda che rispetta maggiormente l'ambiente nel processo di fabbricazione dei suoi capi» – ed altrettanto raffinato nello spiegare la sua visione di accoglienza, Michil parte da un concetto assai concreto: «sentiamo l'obbligo di rendere felice l'ospite che sceglie di fare vacanza da noi ma anche quello di sensibilizzarlo al tema della sostenibilità ecologica, un valore da vivere dodici mesi l'anno e cresciuto con il lockdown e la pandemia. Ma per renderlo virtuoso servono scelte radicali». Come quella di non voler offrire a suoi ospiti (paganti) i frutti di bosco in inverno o una bibita globalizzata come la Coca Cola: chi li vuole, può soggiornare altrove.

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Acquisti solidali ed empatia per vivere «felici» l'albergo

Ci sono tanti modi per essere una struttura ricettiva coerente con i principi della sostenibilità. La scelta delle materie prime per la cucina, per esempio, non è necessariamente sinonimo di forniture a km zero; all'Hotel La Perla sono convinti della necessità di conoscere (anche) come operano i produttori locali e dell'utilità di acquistare i prodotti non disponibili in loco attraverso piattaforme di commercio solidale. La qualità del cibo in tavola, per Costa, è importante quanto l'atmosfera di empatia che si respira. Il piacere di “vivere” l'albergo, in altre parole, non deve essere solo degli ospiti paganti ma anche di chi in albergo ci lavora - «al massimo per 10 ore al giorno, perché ne va del benessere dell'essere umano» o ci arriva per consegnare la merce. Il modello è semplice: trasformare i clienti in ospiti, perché i primi, sorride Michil, «pagano, usano e non tornano più» mentre i secondi «tornano sempre, rispettano il luogo, portano condivisione e diventano attori del cambiamento. E ogni albergatore ha gli ospiti che si merita».

La sostenibilità ecologica è di casa all'Hotel La Perla

La sostenibilità ecologica è di casa all'Hotel La Perla

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Chi più inquina più paga

Il numero di posti letto e la portata degli impianti di risalita sono due parametri che misurano la capacità ricettiva di una località turistica di montagna: più crescono, più aumentano (almeno sulla carta) le presenze e quindi i ricavi di chi offre ospitalità e servizi ai vacanzieri. Qualche numero: in Alto Adige i pernottamenti turistici sono oltre 30 milioni l'anno e solo a Corvara, che ha 600 abitanti residenti, i posti letto sono circa 5mila. Gli impatti che overtourism e iper escursionismo generano sull'ambiente? Quasi mai sono calcolati, e non può essere su questi binari che deve svilupparsi il turismo in forma intelligente. La ricetta di Costa, anche in questo caso, prevede una soluzione drastica: «penso a una eco-crazia, a una dittatura ecologica, alla necessità di calcolare il carbon footprint di ogni ospite: chi più produce CO2, più paga». E il ricavato di questa “tassa di emissione” va a finanziare la Fondazione onlus di famiglia, nata nel 2007 per sostenere progetti di sviluppo per la difesa dei diritti dei minori tra India, Africa e Afghanistan.

Auto ferma in parcheggio, ci si muove con i mezzi elettrici

L'utilizzo degli impianti a fune per il trasporto pubblico dei turisti è comunque un progetto che potrebbe diventare realtà, secondo Michil, entro i prossimi 10-15 anni. Quanto alla possibilità che il collegamento fra i vari centri dell'Alta Badia sia garantito da un trenino elettrico, invece, non è il caso di farsi al momento grandi illusioni: non è una priorità, sebbene non via siano problemi di budget.

In attesa delle mosse istituzionali, l'hotel La Perla ha già messo in campo un'iniziativa che punta a ridurre le emissioni nocive. Agli ospiti che soggiornano almeno tre notti in albergo e sono disposti a lasciare la propria auto ferma in parcheggio viene infatti proposto un pacchetto che prevede per un giorno l'uso di una Bmw completamente elettrica per muoversi nei dintorni, per un altro giorno una bici da corsa, una mountain bike oppure un mezzo elettrico per sperimentare la bellezza delle Dolomiti a pedali e per l terzo la possibilità di essere accompagnati (insieme ad altri ospiti) lungo sentieri poco battuti alla scoperta degli angoli più suggestivi della valle.

La necessità di fare sistema

Immaginare uno scenario in cui l'Alta Badia diventi una meta “car less” o che la chiusura dei passi Gardena, Campolongo e Falzarego alle auto diventi un automatismo e non una misura eccezionale in caso di particolari eventi (come la Maratona dles Dolomites) è difficile se non impossibile. L'unica soluzione, conclude Michil, è quindi quella di fare sistema a livello di regione alpina per valorizzare l'esistente. Perché, come ama ripetere «dobbiamo rinunciare alla massificazione e puntare alla qualità». Il rispetto del territorio e della natura e l'utilizzo responsabile dei servizi di un albergo di lusso sono quindi il punto di partenza dell'ospitalità che verrà. Con la persona al centro. Dentro e fuori l'hotel La Perla.

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