DOPO IL BLITZ IN dEUTSCHE bANK

Chi sono e che cosa comprano i grandi investitori cinesi in Europa

di Andrea Franceschi

default onloading pic
Afp


3' di lettura

Il controvalore delle partecipazioni azionarie detenute da investitori cinesi nel mercato azionario europeo è pari a 54 miliardi di euro secondo un’elaborazione che Il Sole 24 Ore ha fatto su banca dati S&P Market Intelligence. In cinque anni il valore degli investimenti nelle Borse europee di società con sede nella Repubblica Popolare è più che raddoppiato dato che a inizio 2012 risultava un controvalore di 24,4 miliardi di euro. Questa impennata è frutto in parte della risalita dei corsi azionari nel Vecchio Continente (l’indice Stoxx 600 è salito del 51% dal 2012) e in parte di un maggiore interesse degli investitori cinesi. In rapporto alla capitalizzazione totale delle società europee (13359 miliardi di euro) i 55 miliardi sono lo 0,41 per cento. Cinque anni la quota era allo 0,3 per cento.

Il gruppo Hna, da ieri ufficialmente primo azionista di Deutsche Bank con una partecipazione del 10% circa (quasi 3,5 miliardi di euro il controvalore), è indiscutibilmente il soggetto più attivo dato che, da inizio anno risulta aver aver fatto acquisizioni all’estero per 5 miliardi di euro. Oltre a Deutsche Bank la conglomerata che fa capo al magnate Chang Feng ha rilevato il 16,79% della svizzera Dufry (una partecipazione che vale quasi 1,5 miliardi di euro).

Sommando questi investimenti alle quote rilevate lo scorso anno nelle catene di alberghi Nh (491 milioni), Rezidor (299), nel tour operator francese Pierre & Vacances (41,9) e nella società svizzera di servizi alle compagnie aeree Gategroup (1,2 miliardi) si arriva ad un portafoglio in azioni superiore ai 7 miliardi di euro. Numeri che ne fanno il secondo investitore cinese sul mercato azionario continentale dietro al fondo sovrano Safe (State Administration of Foreign Exchange).

Se si sommano le partecipazioni dei soggetti che fanno direttamente capo alle autorità cinesi (governo e banca centrale) il valore del portafoglio sfiora i 30 miliardi di euro. Buona parte di questa somma è in mano al governo cinese che, stando alla banca dati S&P Market Intelligence, risulta avere partecipazioni in 87 società quotate continentali per un controvalore di oltre 18 miliardi di euro. Il fondo sovrano cinese Safe ha l’1,56% di Royal Dutch Shell (3 miliardi in controvalore), l’1,59% Bp (1,7 miliardi), lo 0,83% di GlaxoSmithKline (737 milioni) e lo 0,91% di Vodafone (546 milioni).

I cinesi sono molto presenti anche a Piazza Affari dove si muovono con la banca centrale. Il pacchetto titoli in mano alla People’s Bank of China, che comprende azioni di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Eni, Enel, Terna, Telecom Italia, Generali, Prysmiane Saipem, vale complessivamente 4 miliardi e 395 milioni di euro. Tra le partecipazioni rilevanti la maggiore per controvalore è il 10% di Rio Tinto in mano all’Aluminum Corporation of China che vale 6,6 miliardi di euro.

La crescente presenza degli investitori cinesi emerge anche dai numeri del mercato delle fusioni e acquisizioni. Da un’elaborazione che Il Sole 24 Ore ha fatto su dati S&P Market Intelligence risulta che negli ultimi 5 anni sono state fatte acquisizioni di società europee da parte di investitori cinesi per un valore di 126,4 miliardi di euro. Un mercato che ha registrato una netta accelerazione lo scorso anno a seguito della maxi-offerta (43 miliardi di dollari) avanzata da ChemChina per rilevare in controllo del colosso svizzero Syngenta.

Riproduzione riservata ©
    Per saperne di più

    loading...

    Brand connect

    Loading...

    Newsletter

    Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

    Iscriviti