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Chi vince il Tour e le sue tappe? Come allenarsi? Il ciclismo corre tra Big data e machine learning

di Michele Weiss

AP

3' di lettura

Nel 2020 il Tour de France lo vincerà per la prima volta un ciclista africano. Le previsioni del machine learning sviluppato dal Team Dimension Data for Qhubeka - unica squadra ciclistica del Continente Nero in corsa alla Grand Boucle - indicano per quella data la prima storica volta in cui un corridore nativo dell’Africa trionferà nella corsa a tappe più importante del mondo.

Naturalmente non è certo che accadrà, ma per quanto riguarda i pronostici azzeccati con algoritmi e dati durante le singole tappe del Tour 2018, la percentuale di successo è incoraggiante, intorno al 70%. Il machine learning, però, è solo l’ultima delle innovazioni che sta portando nel ciclismo Dimension Data - sponsor principale della squadra, ma anche partner tecnologico ufficiale della corsa -, colosso dell’hi tech sudafricano con 28mila dipendenti e fatturato di oltre 8 miliardi. La storia del team è intrecciata a doppio filo con quella dell’accelerazione tecnologica che il Tour de France ha vissuto negli ultimi anni.

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Fondato e guidato da Doug Ryder, leggenda del ciclismo sudafricano, il team è nato con un duplice scopo: essere la prima squadra africana a partecipare e vincere il Tour con un corridore nativo, e finanziare grazie alla visibilità il progetto di charity “Qhubeka”, che punta a disseminare in tutte le aree più svantaggiate dell’Africa centomila bici indistruttibili (le ricerche indicano che ne basta una sola per migliorare le sorti di un piccolo villaggio... potere delle due ruote più antiche dell’umanità). E il modo per riuscirci è proprio la tecnologia, racconta Ryder prima di salire sull’ammiraglia per guidare i suoi ragazzi in gara: «Nutrivamo grandi sogni ma per noi era dura competere con le altre potentissime squadre che partecipano al Tour».

La svolta nel 2015, quando Dimension Data sposa le ambizioni di Ryder e parallelamente, viene scelta dagli organizzatori del Tour de France per portare la corsa nel futuro grazie al digitale e alla Data Science. In quattro anni la squadra africana e anche il Tour hanno fatto passi da gigante. Il team ha colmato il gap con le squadrone del Pro Tour grazie a un’app sofisticata messa a punto per loro: un ambiente di lavoro virtuale per smartphone e tablet in cui gestire logistica, salute e alimentazione, allenamenti e corse, analytics, comunicazioni e tabelle di lavoro. Ovvero tutte le attività di una squadra Pro: nell’ambiente virtuale ogni cosa è sotto controllo, ma a distanza visto che i 70 membri del team, insieme ai corridori, sono in giro per più di 300 giorni l’anno.

«“Con questa app il corridore e lo staff gestiscono perfettamente tutti gli aspetti ed è la vera chiave del nostro successo», afferma Ryder, che ha portato il suo leader, lo sprinter Mark Cavendish a vincere tre tappe nel 2016 dopo un periodo difficile. Dimension Data in questi quattro anni di collaborazione col Tour, ha fatto migrare la corsa francese nel cloud costruendo intorno a Data Science e Analytics un modo nuovo di gareggiare e anche di vedere (e vendere agli sponsor) la corsa. Per prima cosa hanno creato e agganciato un device Gps sotto al sellino delle bici per trasmettere in tempo reale i dati telemetrici del corridore durante la tappa, combinandoli con il timing data (il tempo ufficiale della corsa), gli environmental data (info sulla morfologia, l'altitudine e il meteo), i race data (statistiche del corridore) e altri ancora.

Grazie al nuovo cloud network creato da DD, la raccolta di dati è esplosa al punto tale che nel Tour 2018 sono 150 i milioni di “data point” che vengono processati in tempo reale a uso e consumo delle squadre, dei media e del pubblico, che grazie a essi ha salutato l'ingresso di nuovi canali di visione della corsa in modalità “second screen”. Sull'ammiraglia, Doug e gli altri team manager sono sempre connessi al Race Center della corsa, un sito web dedicato con tutte le Analytics grazie a cui possono tenere sotto controllo ogni corridore durante la tappa: velocità, live tracking, medie, terreno.

Col machine learning riescono anche a predire se il gap delle fughe aumenta e con che tempo, e di avere un’idea più concreta dell'andamento della tappa e anche del probabile vincitore. Ma non è finita: l'intelligenza artificiale, ancora in fase di test in questa edizione del Tour, servirà anche per sviluppare strategie di prevenzione degli incidenti causati dal pubblico, indicando i punti precisi dove rafforzare la sicurezza. Chissà, forse nel 2020 non solo vincerà il primo corridore africano, ma grazie alla Data Science si potrà evitare che il Nibali di turno venga buttato giù di sella dalla folla ammassata in cima all’Alpe d’Huez.

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