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Chiamate 118: Milano ai livelli di marzo, Varese oltre. Bergamo e Brescia in controtendenza

Lo dicono anche i numeri delle chiamate al 118: nessuna impennata nella bergamasca, mentre esplodono gli interventi a Milano, Monza e Varese

di Biagio Simonetta

(ANSA)

3' di lettura

Non esistono prove scientifiche che questa pandemia possa produrre una immunità di gregge in assenza di un vaccino. Non ancora. Ma esistono dati che, se incrociati, possono regalare analisi interessanti, sulle quali poter riflettere e dalle quali poter imparare qualcosa. Tipo che oggi, la situazione nelle aree maggiormente colpite dalla prima ondata (il bergamasco e l'area bresciana) non è solo molto più tranquilla rispetto a province come Milano e Varese, ma sembra addirittura stazionaria da maggio in poi. Ma andiamo con ordine.

A marzo, mentre la prima ondata del contagio ci assediava, abbiamo iniziato a tracciare nella pagina dedicata ai dati della pandemia su Lab24, le chiamate al 118 per ragioni legate a problemi respiratori o infettivi in Lombardia. È una statistica collaterale di questa pandemia, ma che empiricamente dice tanto. Perché i pronto soccorso sono la prima linea di questa emergenza. E analizzare l'andamento degli interventi può dirci tanto di come stanno andando le cose.

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La mappa, che viene aggiornata ogni giorno, divide il territorio lombardo in 4 macro aree: Area Alpina a Bergamo con AAT di Bergamo, Brescia e Sondrio; Area dei Laghi a Como con AAT di Como, Lecco e Varese; Area Metropolitana a Milano con AAT di Milano e Monza Brianza, Area della Pianura a Pavia con AAT di Cremona, Lodi, Mantova e Pavia.

L'aggiornamento quotidiano è possibile grazie alla collaborazione dell'Azienda regionale emergenza urgenza (Areu) di Regione Lombardia. Ma vediamo cosa dicono i numeri. E il grafico qui sotto. Per evidenziare solo l'area di interesse, occorre deselezionare tutte le altre cliccandoci sopra.

Milano e Varese da codice rosso

Le province di Milano e Monza sono tornate ai livelli di marzo scorso. I 525 interventi del 118 fatti registrare il 25 marzo sono un record che ha le ore contate, a quanto pare. La curva – che alla fine del primo lockdown era scesa a livelli pre-emergenziali - ha ripreso a salire con forza nei primi giorni di ottobre. E oggi sta toccando nuovamente picchi altissimi. Vanno addirittura peggio le cose nelle province di Varese e Como, dove i record di marzo sono strati stracciati dai numeri di questi giorni: 267 interventi solo il 2 novembre scorso. Oggi, al di là delle statistiche sulle chiamate al 118, proprio il milanese e il varesotto sono le zone più colpite d'Italia, tanto che in molti già parlano di Varese come la nuova Val Seriana.

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Val Seriana: dov'è la seconda ondata?

E a proposito di Val Seriana, è proprio qui che i numeri degli interventi del 118 impongono grosse riflessioni. A giudicare dalla curva delle chiamate al 118 la seconda ondata non sembra esistere. Nelle province di Bergamo e Brescia, i territori che durante la scorsa primavera hanno fatto registrare il maggior numero di contagi, con un'incidenza fra le più alte al mondo, i grafici mostrano un aumento quasi impercettibile.

Per dirla coi numeri, nei giorni neri di inizio marzo, gli interventi quotidiani del 118 erano per problemi respiratori e infettivi oscillavano fra i 670 e i 690. Oggi, nello stesso territorio, se ne contano circa 80 (a fine del primo lockdown erano 65). Aumento più consistente, ma comunque meno imponente che a Milano e Varese, nelle province di Cremona, Lodi, Mantova e Pavia, anche queste molto colpite nella scorsa primavera.

Come dicevamo in apertura, non esistono prove scientifiche su una eventuale immunità di gregge. Ma la seconda ondata, nei territori che più hanno patito la prima, di fatto sembra decisamente più leggera. Ed è doveroso ricordare che a inizio ottobre, l'Agenzia di tutela della salute di Bergamo ha reso noti gli esiti dell'indagine sierologica promossa dai Comuni dell'Ambito Val Seriana (Albino, Alzano Lombardo e Nembro) lo scorso luglio. Indagine dalla quale è emerso che quasi un abitante su due della Valle ha gli anticorpi contro il coronavirus (il 42,3% delle persone testate).

Interessante anche il dato sui successivi tamponi: solo l'1,7% dei positivi al sierologico hanno manifestato un'infezione in corso. Ergo: quasi tutti hanno avuto il virus nei mesi precedenti. Oggi, da quelle parti, la situazione sembra molto più tranquilla. Come confermano anche i dati di questa mappa realizzata da Isaia Invernizzi.

A Nembro, uno dei comuni della Val Seriana flagellati dalla prima ondata, dall'1 settembre al 25 ottobre si sono registrati 10 positivi, con un'incidenza di 86,85 positivi ogni 100mila abitanti. A Barasso, nel varesotto, nelle stesse date i positivi sono stati 13, ma l'incidenza è di 772,43 positivi su 100mila abitanti. Differenze che urlano.

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