VERSO L’ASSEMBLEA DI DOMENICA

Chianti Banca: lo scontro tra guelfi e ghibellini per la scelta del gruppo bancario

di Gerardo Graziola

3' di lettura

Si profila un’assemblea infuocata domenica per ChiantiBanca, la maggiore banca di credito cooperativo della Toscana, chiamata a pronunciarsi sull’adesione a un gruppo bancario cooperativo imposta dalla riforma del settore. Il nuovo cda della banca, dopo il ribaltone della primavera scorsa che portò all’uscita del presidente, l’ex banchiere centrale Lorenzo Bini Smaghi, propone il matrimonio con Iccrea ma la scelta non è scontata. Domenica tra gli oltre 26mila soci di ChiantiBanca si confronteranno, in un Forum Mandela di Firenze presumibilmente affollato, una fazione “guelfa”, favorevole alla soluzione romana, ed una “ghibellina” che guarda al Nord Est e alla trentina Ccb. Le due compagini sociali stanno affilando le armi: ognuna mette in evidenza le opportunità della propria scelta e i rischi del campo avversario. Il presidente in carica Cristiano Iacopozzi, ad esempio, sventola, nella lettera ai soci, i 40 milioni promessi da Iccrea, come prestiti subordinati, in caso di voto favorevole alla soluzione romana.

Domenica attesa un'infuocata assemblea dei 26mila soci
Il clima infuocato di domenica si può facilmente dedurre dalle affermazioni dell’associazione “Per una banca in terra toscana”, associazione costituita da un gruppo di soci di ChiantiBanca, che definisce come «falsità» le informazioni fornite ai soci dal cda nella lettera inviata agli azionisti i soci in vista dell’assemblea per spiegare le ragioni dell’adesione a Iccrea. Una precedente assemblea, del dicembre 2016 sotto la presidenza di Bini Smaghi, si era votato a favore di Cassa Centrale Banca. I “guelfi” contestano che quella delibera fosse vincolante per un matrimonio con Trento mentre i “ghibellini” affermano che «la delibera di adesione al gruppo Ccb, assunta nel dicembre 2016 non può essere revocata» anche perchè non fu impugnata nei termini di legge. A giudizio dell’associazione pro Ccb c’è poi da considerare che con quella delibera «si è formato un vincolo valido ed efficace nei confronti di Cassa Centrale Banca, che ove disatteso comporterebbe l’obbligo di risarcire il danno». Un concetto espresso anche dal presidente di Cassa Centrale Banca, Giorgio Fracalossi, in una recente intervista a Il Sole 24 Ore nella quale ricordava che i soci della banca devono ancora esprimersi sulla scelta del gruppo e che Ccb è pronta a tutelare i suoi interessi «per difenderci dai danni, anche patrimoniali, che possono emergere».

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Cassa Centrale Banca minaccia richiesta danni
ChiantiBanca l’anno scorso ha aumentato la sua taglia con l’incorporazione di Banca Pistoia Bcc e Banca area pratese e oggi può contare su un patrimonio netto di oltre 200 milioni. Nel bilancio 2016, sotto la guida di Bini Smaghi, ha fatto con una drastica svalutazione da 128 milioni dei crediti deteriorati, oltre 100 in più rispetto al 2015, pulizia che ha prodotto una perdita di 90 milioni. ChiantiBanca in un primo momento aveva optato per la cosiddetta opzione del “way-out” dal sistema cooperativo, prevista dalla riforma del Governo Renzi, riservata alle Bcc che a fine 2015 avessero riserve superiori ai 200 milioni e da realizzare attraverso il versamento di una imposta straordinaria pari al 20% delle riserve. Una scelta poi abbandonata solo per effetto della decisione di Ccb di lanciarsi nella costituzione di un gruppo cooperativo nazionale. Il cda di ChiantiBanca, favorevole all’opzione Iccrea, sottolinea ai soci come il gruppo romano presieduto da Giulio Magagni abbia già maturato esperienza nella gestione di un gruppo bancario ed abbia «una consuetudine di rapporti» con la vigilanza Bce. Il cda, inoltre, definisce allarmistiche le paventate chiusure di sportelli di ChiantiBanca a causa delle sovrapposizioni in Toscana con le consorelle che hanno aderito ad Iccrea. In un volantino predisposto per l’assemblea, dal titolo evocativo “No al ribaltone”, la fazione ghibellina scrive che le numerose sovrapposizioni porteranno invece «a ridurre le filiali, il presidio sul territorio, i dipendenti e, di conseguenza, i servizi ai soci». Cassa Centrale Banca se perdesse l’opzione ChiantiBanca non avrebbe nessuna banca toscana tra gli aderenti al suo gruppo.

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