LA DISPUTA

Chianti, l’ultimo scontro tra i due Consorzi sul «Gran Selezione»

A riaccendere gli animi la decisione (a stragrande maggioranza: 96,5%), dei soci del Chianti Docg di inserire la nuova tipologia premium “Gran Selezione”

di Giorgio dell'Orefice


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(Deyan Georgiev - stock.adobe.com)

4' di lettura

Si riaccende, dopo anni, la guerra tra viticoltori del Chianti. In quella che è una delle più celebri denominazioni del vino italiano operano da anni due distinti consorzi: da un lato il più grande, il Chianti Docg (poco meno di 3mila produttori e oltre 100 milioni di bottiglie prodotte) che abbraccia l'area che comprende i territori collinari a ridosso degli appennini abbracciando le provincie di Firenze, Siena, ma anche Arezzo, Pistoia, Pisa, Prato e dall'altro il Chianti Classico, quello contrassegnato dal Gallo Nero (storico simbolo dell'antica lega militare del Chianti riprodotto tra l'altro dal Vasari nel soffitto del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio), anch'esso Docg (510 soci e 36 milioni di bottiglie vendute per il 77% all'estero) e che invece fa riferimento alla zona storica del Chianti, quella compresa tra Firenze e Siena.

Insomma due organismi di tutela di due distinte denominazioni d'origine che insistono (in parte) sul medesimo territorio e che in molti casi hanno soci produttori che coincidono (la stragrande maggioranza produce entrambe le tipologie di vino) e che cercano però da anni di differenziarsi. Insomma ci sono tutti gli ingredienti perché la conflittualità, periodicamente, riesploda.

A riaccendere gli animi la decisione (a stragrande maggioranza: 96,5%), dei soci del Chianti Docg di inserire la nuova tipologia premium “Gran Selezione”. Non una mera scelta di marketing anche perché per produrre una Gran Selezione (nome che deriva dalla cernita effettuata già in vendemmia dal viticoltore che sceglie le uve migliori) occorre rispettare precise regole produttive (come elevato grado alcolico minimo, tempi di invecchiamento, divieto di uso del fiasco e certificazione obbligatoria per le transazioni di vino sfuso). Norme che i soci del Consorzio del Chianti Docg hanno già provveduto a inserire nel proprio disciplinare.

Il problema non è però di regole, ma soprattutto di opportunità, visto che il nome Gran Selezione fu inventato e lanciato nel 2014 proprio dal Consorzio del Chianti Classico che attraverso questa nuova etichetta Premium ha cercato di segmentare verso l'alto la propria produzione. Un'operazione sulla quale i produttori di Chianti Classico hanno investito negli ultimi cinque anni, ottenendo anche ottimi riscontri di mercato.

E che il riscontro sia stato positivo è testimoniato anche dal fatto che il ministero delle Politiche agricole, nel Testo Unico della vite e del vino (legge 238/2016) varato nel 2016 ha introdotto la Gran Selezione come una menzione aggiuntiva che qualsiasi denominazione può introdurre salvo ovviamente rispettare le stringenti regole produttive fissate per tutti dallo stesso Testo Unico. Ma il fatto che l'uso della menzione Gran Selezione sia disciplinata dal Testo Unico non ha certo mitigato la delusione dei produttori del Chianti Classico.

La posizione del Consorzio Chianti Classico
«La scelta del Consorzio Vino Chianti relativa al nome Gran Selezione – si legge in una nota del Consorzio del Chianti Classico - ci trova nettamente contrari ma soprattutto increduli perché volto ad una strategia di gestione a nostro parere non costruttiva e assolutamente priva di idee innovative ed originali di cui invece c'è sempre grande necessità. La Gran Selezione, presente sul mercato dal 2014, è unicamente una tipologia di Chianti Classico, ideata dal lavoro esclusivo del Consorzio Vino Chianti Classico. Siamo profondamente rammaricati che le scelte proposte del Consorzio Chianti siano tutte rivolte soltanto a riproporre strategie di valorizzazione già messe in campo dal vino Chianti Classico per giunta con caratteristiche produttive identiche alle nostre». «Faremo opposizione alla proposta del Chianti Docg – ha tuonato il presidente del Chianti Classico, Giovanni Manetti - in tutte le sedi istituzionali. Abbiamo subito un attacco frontale, che rischia di mettere a repentaglio il percorso di collaborazione da tempo avviato dal comparto viticolo toscano».

La posizione del Consorzio Chianti Docg
«La nostra scelta – ribatte il presidente del Consorzio del Chianti Docg – non è estemporanea e giunge al termine di un lungo lavoro di riqualificazione delle nostre produzioni. Abbiamo cominciato anni fa con importanti investimenti per la ristrutturazione dei vigneti e abbiamo continuato con un grande lavoro di valorizzazione del nostro vino. Quando ho assunto la presidenza del Consorzio nel 2010, si trovavano bottiglie di Chianti Docg a 0,95 euro sugli scaffali. Un livello che non garantiva la sopravvivenza a molte nostre imprese. Ci siamo rimboccati le maniche e oggi il prezzo medio a scaffale del nostro vino oscilla tra i 4,5 e i 5,5 euro a bottiglia. Un indice che è solo il risultato finale di un grande lavoro fatto per migliorare la qualità del prodotto partendo dal vigneto. Per questo la nostra scelta di avere una nostra Gran Selezione, è tutt'altro che opportunistica ma è il punto di arrivo di un percorso. Senza sottovalutare un altro aspetto: i produttori di Chianti Docg e Chianti Classico in molti casi coincidono. La decisione sull'introduzione della nuova etichetta è stata votata dal 96,5% dei produttori, molti, moltissimi dei quali producono anche Chianti Classico. Ora non so se questo possa far parlare di una scelta condivisa, ma certo non posso credere a un moto di autolesionismo dei viticoltori del Gallo Nero».

«Al di là del dettato della legge – ha aggiunto il direttore del Chianti Classico, Carlotta Gori - crediamo che il profilo dell'opportunità sia in questo caso molto importante. Tutelare il consumatore e proteggere i produttori da elementi che rischiano di creare grande confusione è fondamentale. Quanto alla presunta approvazione anche di produttori del Chianti Classico non conosciamo nel dettaglio le espressioni di voto di un altro consorzio. Continueremo a puntare sulla linea strategica di tutela e valorizzazione della nostra denominazione, definita e condivisa, che continueremo a perseguire in maniera unitaria nell'ottica di rendere sempre più riconosciuta ed apprezzata sul mercato globale l'unicità della denominazione Chianti Classico e la tipicità che gli deriva dal proprio territorio».

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