Anniversari

Chiara Boni festeggia con ironia e ottimismo 50 anni di carriera nella moda

Il suo marchio «La petite robe» chiuderà il 2021 con un fatturato in crescita del 30% rispetto all’annus horribilis del Covid e una ripresa più forte delle attese negli Stati Uniti

di Giulia Crivelli

4' di lettura

Una collezione per la primavera-estate 2022 che vuole essere anche un omaggio alla lunga strada fatta nel mondo della moda, un percorso iniziato nel 1971 e che ha visto Chiara Boni protagonista come fondatrice di marchi, stilista, consulente per altri brand e, per la sua più recente avventura, quella del brand La petite robe – iniziata ormai oltre dieci anni fa – anche imprenditrice. La settimana della moda che si è appena conclusa a Milano è stata l’occasione per presentare la collezione di abiti e accessori La petite robe e ospitare un evento ai Bagni Misteriosi, un luogo magico della città, adiacente allo storico Teatro Parenti. La location all’aperto, che risale agli anni 30, è stata anche il set per il fashion movie di presentazione della collezione primavera-estate 2022 (nelle foto in basso, due total look). «Un breve film che penso rievochi la raffinatezza delle immagini in bianco e nero di Helmut Newton – spiega la stilista di origini fiorentine, ma milanese d’adozione, come si definisce lei stessa –. Il video ritrae tre donne, tra le quali la top model Anna Cleveland, che si muovono in un’atmosfera che potremmo definire sospesa nel tempo».

Non pensare al tempo che passa

«Nei mesi del lockdown più stretto, insieme alle persone che lavorano con me, abbiamo rimesso ordine negli archivi, recuperato filmati, fotografie, documenti - racconta Chiara Boni –. È nato così il film breve che abbiamo proiettato ai Bagni Misteriosi insieme a quello della collezione. Alcune cose le ricordavo perfettamente, altre mi hanno sorpresa. Il passato è importante, ma lo è ancora di più guardare al futuro. La moda lo fa per sua natura, ma anche io sono così per carattere e credo che questo mi abbia aiutata a superare il periodo difficilissimo della pandemia». Il fatturato di La petite robe nel 2020 è sceso del 42%, ma nel 2021 c’è già stato un recupero del 30%, legato soprattutto all’export verso gli Stati Uniti, primo mercato per il marchio di Chiara Boni.

Loading...

Il valore (e le preoccupazioni) per il presente

La stilista e imprenditrice, oltre che femminista convinta (e convinta che la parola abbia sempre avuto e continui ad avere un connotato positivo) è stata da sempre fautrice dell’inclusività e della diversità di cui tanto si parla oggi nel mondo della moda. «Erano gli anni 90 quando decisi di allestire una sfilata a Torino facendo indossare la collezione a persone transessuali – ricorda –. Ben venga l’apertura che vedo oggi in tanti marchi e sono felice che in passerella e nelle campagne ci sia una bellezza sempre meno tradizionale e, appunto, inclusiva. Ma credo che la priorità della moda, in questo tempo, dovrebbe essere l’attenzione alle donne che non possono nemmeno scegliere cosa indossare o chi vogliono essere, perché sono ancora vittime di violenze di ogni tipo. Penso all’Afghanistan, ovviamente, ma non solo». Chiara Boni non è persona polemica e da sempre preferisce concentrarsi e semmai difendere il suo lavoro, piuttosto che criticare quello degli altri. Ma una notazione la vuole fare: «Non aiutiamo alcuna donna facendo sfilare modelle velate. Penso dovremmo invece sostenere le onlus che operano in luoghi come l’Afghanistan per diffondere l’istruzione femminile, che è il primo passo verso l’emancipazione».

L’impegno per la sostenibilità

Nel settembre 2019 il marchio “Chiara Boni La Petite Robe” è stato, insieme all’omonima azienda che lo produce, il primo, nell’abbigliamento femminile, a ottenere la certificazione europea Pef (Product environmental footprint). «Quello della sostenibilità è un percorso complesso che deve per forza coinvolgere l’intera filiera – spiega la stilista –. Non ci possono essere scorciatoie e nessuno può illudersi che sia veloce o a costo zero. Ma vedo che l’impegno di tutti sta aumentando e dovremo mettere la stessa creatività che usiamo per le collezioni nel cercare soluzioni per trasformare un modello di business lineare in uno circolare. Dobbiamo volerlo noi, ma ce lo chiedono in primis le nuove generazioni, che sono il futuro del pianeta e dei nostri marchi, se vogliamo continuare ad avere dei clienti».

Le tappe di una carriera straordinaria: gli anni 70 e 80

Fiorentina di nascita, Chiara Boni inizia la carriera di stilista nel 1971 aprendo a Firenze la sua prima boutique dove propone abiti che lei stessa disegna e firma con l'etichetta “You Tarzan me Jane” (nella foto in alto, la riedizione dell’insegna creata per l’evento ai Bagni Misteriosi). Protagonista con sfilate e manifestazioni d'avanguardia come Moda-Nostra, negli anni 80, Chiara Boni è la prima in Italia a sperimentare l'inserimento della Lycra nei tessuti destinati all'abbigliamento. Grazie a questo prodotto un po' d'avanguardia e un po' sofisticato, nel 1985 stipula un accordo con il Gruppo Finanziario Tessile (Gft) che conduce alla nascita della Chiara Boni spa.

La crescita con il Gft e la storia del marchio

Negli anni 80 e 90 il Gft produceva, tra gli altri, le collezioni di stilisti come Ungaro, Armani e Valentino: prêt-à-porter femminile e maschile ma anche sportswear. Con il Gft Chiara Boni porta avanti un ambizioso progetto in Cina, dove furno aperti 10 punti vendita diretti, dedicati anche alla linea maschile realizzata con tessuti italiani e manifattura cinese. Nel 2001, in seguito alle cessioni dei marchi da parte del Gft, la stilista riacquista tutte le quote del marchio Chiara Boni.

Gli anni 2000 e l’impegno in politica

Nel gennaio del 2004 partecipa per la prima volta alle sfilate di alta moda di Altaroma, dove sfila per tre stagioni. La parentesi sperimentale dell'haute-couture rappresenta l'unica attività stilistica svolta durante il quinquennio dell'impegno istituzionale come assessore per l'Immagine e la comunicazione della Regione Toscana. Sigla poi un accordo di licenza con la Maison Elena della Rocca per la Collezione abiti da sposa, espressione di eleganza e armonia. Nel 2008 presenta a Pitti Immagine-Bimbo la prima collezione “Chiara Boni Girl”, prodotta dalla Madisom Moda srl, un'azienda specializzata in tessuti knitwear e abbigliamento al dettaglio.

La nascita de La petite robe

La prima collezione La petite robe è quella per la primavera-estate 2008: capi realizzati con un innovativo tessuto stretch, «progettati per incontrare le esigenze di una donna dinamica, continuamente in viaggio», spiegò all’epoca la stilista. Ripiegabili in micro buste di tulle, facili da lavare e che non necessitano di stiratura. Nel 2009, per crescere all’estero e nella distribuzione wholesale, Chiara Boni, apre la sua azienda a un nuovo socio, Maurizio Germanetti, giovane imprenditore biellese. Da allora il marchio è sempre cresciuto e, prima della pandemia, ha sfilato molte volte durante la fashion week di New York.

Riproduzione riservata ©

Consigli24: idee per lo shopping

Scopri tutte le offerte

Ogni volta che viene fatto un acquisto attraverso uno dei link, Il Sole 24 Ore riceve una commissione ma per l’utente non c’è alcuna variazione del prezzo finale e tutti i link all’acquisto sono accuratamente vagliati e rimandano a piattaforme sicure di acquisto online

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti