presidente di Fise Assoambiente

Chicco Testa: «Nel Lazio serve un altro termovalorizzatore»

Mancano anche 5-10 impianti di riciclo della frazione umida

di Andrea Marini


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Chicco Testa , ex presidente di Enel ed ex deputato del Pci e del Pds, oggi presidente di Fise Assoambiente

3' di lettura

«Nel Lazio servirebbe un altro termovalorizzatore. Quello di San Vittore, in provincia di Frosinone, non basta. Ma in regione mancano anche 5-10 impianti di riciclo della frazione umida. Inoltre a Roma serve una discarica di servizio». A parlare è Chicco Testa, presidente di FISE Assoambiente, associazione che rappresenta le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali, nonché bonifiche.

Quali iniziative andrebbero prese per evitare a settembre-ottobre una nuova crisi dei rifiuti a Roma?
Bisogna distinguere due aspetti: il servizio di raccolta, da una parte, e lo smaltimento e il riciclo, dall’altra. Per il primo aspetto bisogna che Ama (l’azienda di igiene urbana al 100% del Comune di Roma) faccia il suo mestiere. Deve funzionare meglio, con i suoi oltre 7mila dipendenti, nell’offrire il servizio di spazzamento e raccolta.

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Nel medio-lungo periodo?
Roma e il Lazio hanno un numero insufficiente di impianti. L’invio dei rifiuti all’estero è un alibi, per le amministrazioni dalla Toscana in giù, per non effettuare le scelte necessarie. Con costi molto più alti. Ha ragione l’assessore regionale ai Rifiuti del Lazio Massimiliano Valeriani: non si vede il perché questi impianti non li possano fare anche i privati.

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Quali impianti andrebbero costruiti?
Non mi riferisco solo ai termovalorizzatori. Mancano anche impianti di riciclo, in particolare per la frazione umida: nel Comune di Roma servirebbero almeno 5-10 strutture di questo tipo.

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I termovalorizzatori?
Secondo me, nel Lazio, l’unico impianto ora attivo, quello di San Vittore, che ha una capacità di smaltimento di quasi 330mila tonnellate l’anno (in base all’ultimo rapporto Ispra), non è sufficiente. Nel Lazio vengono prodotte 2,9 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno. Anche se si arrivasse a recuperare il 65% dei rifiuti, resterebbe ancora quasi un milione di tonnellate che dovrebbe finire in discarica o presso un termovalorizzatore. La regione prevede una ulteriore piattaforma di separazione a Colleferro, ma non sono sicuro che possa ottenere il risultato di mettere in sicurezza la parte indifferenziata dei rifiuti dopo che si è già provveduto per le parti “nobili” a una raccolta differenziata spinta. Aggiungo inoltre che la Regione Lazio, e in particolare il Comune di Roma, sono ben lontani dal 65% di riciclaggio effettivo (che significa una raccolta differenziata di almeno l’80%). Serve ancora un secondo impianto di termovalorizzazione, possibilmente vicino a Roma.

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Ma per far entrare in funzione un termovalorizzatore servono 7 anni. Non arriverebbe troppo tardi?
Le lentezze burocratiche non sono un buon motivo per non farlo. Caso mai sarebbe necessario accelerare i processi autorizzativi.

Anche la Regione Lazio ha detto che serve a Roma una discarica di servizio. Come superare le resistenze della popolazione?
Bisogna parlare chiaro, se si nega la necessità di una discarica o la si criminalizza non c’è poi da stupirsi se c’è diffidenza. Si va a parlare con la popolazione e si spiega la necessità dei nuovi impianti. La Lombardia ha 13 termovalorizzatori e gli studi dimostrano che incidono solo per 1% sull’inquinamento della regione.

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