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Chimica Ue in frenata (-5,2%), serviranno due anni per tornare ai livelli pre Covid

Passaggio di testimone alla guida del Cefic: l’ad di Versalis (Eni), Daniele Ferrari, lascia la presidenza al ceo di Basf, Martin Brudermueller: «Senza la chimica non è possibile nessun green deal. La sfida è mantenere il settore competitivo mentre attraversa questa enorme trasformazione»

di Cristina Casadei

4' di lettura

La pandemia non era nei piani di nessun manager, tanto meno in quelli di Daniele Ferrari e di Martin Brudermueller. Il primo è l'amministratore delegato di Versalis (Eni), il secondo è chairman of the board of executive directors and chief technology officer di Basf. Ieri, a Milano, si sono scambiati il testimone della presidenza della confederazione delle industrie chimiche d'Europa, il Cefic, avvenuto per la prima volta a porte chiuse. Quasi coetanei, il manager italiano e quello tedesco, hanno trascorso almeno tre decenni della loro carriera nell'industria chimica internazionale di cui conoscono molto bene le dinamiche economiche, finanziarie, normative.

La Ue riferimento della chimica mondiale

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Quelle attuali ci dicono che l'Europa è un importante punto di riferimento della chimica mondiale «con i suoi 565 miliardi di fatturato - dice il past president del Cefic Ferrari -. Ma ci dicono anche che sul primo semestre di quest'anno c'è un segno meno: rispetto al 2019 è stato registrato un calo della produzione del 5,2%. Va però sottolineato che l'industria chimica ha reagito con forza alla pandemia, offrendo ogni tipo di servizio. Le aziende hanno subito cominciato a convertire le linee produttive per sostenere la produzione di disinfettanti e a produrre mascherine e materiali per la protezione delle persone dal contagio. Molte hanno fatto anche donazioni di materiali essenziali agli ospedali. Sono stati mesi in cui come Cefic abbiamo collaborato con le istituzioni della Ue e gli stati membri per aiutarli a rafforzare le supply chain cruciali».

L’emergenza

Ferrari si sofferma su un paio di esempi che aiutano a capire meglio. «Dovevamo garantire il trasporto merci transfrontaliero all'interno della Ue e assicurare le catene di approvvigionamento dei beni essenziali e lo abbiamo fatto attraverso le Green Lanes che hanno ridotto i tempi di attesa ai confini tra gli stati membri». E poi le problematiche normative. «Avevamo bisogno di procedure di autorizzazione semplificate e più veloci per produrre e fornire disinfettanti. Abbiamo risolto grazie al sostegno della Commissione e dell'Echa. Durante la mia presidenza Cefic ha anche avviato il progetto di miglioramento dei dossier Reach a cui hanno aderito oltre 180 aziende e lanciato la Mid century vision, un primo tassello e una piattaforma di dialogo tra gli stakeholder per la transizione verso una società carbon neutral».

La prospettiva secondo Brudermueller

Guardando ai mesi che ci aspettano, Brudermueller non smette di essere ottimista. Siamo nel bel mezzo dell'inizio della seconda ondata della pandemia ed «è difficile fare previsioni sull'impatto che potrà avere sull'industria chimica - dice il neo presidente del Cefic -. Certamente serviranno da uno a due anni per tornare ai livelli del 2019. Questo però dipenderà dalla forza della seconda ondata». Due gli scenari che prevede il Cefic. Nel migliore, il 2020 si chiuderà con la produzione in calo del 5,5% e con un rimbalzo del 2,5% nel 2021, mentre il peggiore fa segnare un meno 7% per il 2020 e un meno 0,5% per il 2021. La chimica permea tutto il manifatturiero, è presente nel 95% dei prodotti che entrano quotidianamente nelle nostre vite e anticipa quello che accade negli altri settori.

La Brexit e la supply chain

Nei prossimi mesi l' Europa si troverà ad affrontare anche il delicato tema della Brexit. «La gravità dei problemi della catena di approvvigionamento derivanti dalla Brexit dipende dal fatto che si raggiunga o meno un accordo commerciale - spiega Brudermueller -. In caso di un accordo che preveda il libero scambio di sostanze chimiche con regole di origine semplici e flessibili e un accordo di condivisione dei dati per ridurre il costo del Reach del Regno Unito, l'impatto della Brexit sulle catene del valore potrebbe essere limitato. In caso di mancato accordo ci sarà un'interruzione delle catene del valore, soprattutto in caso di divergenza normativa».

La necessità di dotarsi di una solida capacità industriale

La pandemia, come dice Ferrari, «ha aperto gli occhi a tutta l'Europa sulla necessità di dotarsi di una solida capacità industriale e sull'importanza di essere interconnessi. In questi mesi abbiamo riportato in Europa molte produzioni, dalle mascherine ai disinfettanti, e la chimica ha dimostrato il ruolo primario che ha nelle nostre vite, portandoci a riflettere anche su alcune scelte, come quella di mettere al bando così velocemente il monouso che oggi si sta rivelando di grande importanza. Adesso ci aspetta il recovery plan della Ue che può trasformare questa terribile crisi nell'opportunità di creare un'economia europea più resiliente, rendendo possibile raggiungere gli obiettivi del green deal europeo».

Il green deal nei piani del Cefic

La continuità della presidenza del Cefic, oltre che la necessità di rafforzare la politica industriale europea, sta anche qui. «Gli obiettivi del green deal e i fondi del recovery plan rappresentano un'enorme opportunità per l'industria chimica - spiega Brudermueller -. Se andiamo a vedere i dati globali ci sono tre grandi poli della produzione chimica. Gli Stati Uniti, la Cina e l'Europa. Premesso che le nostre sono aziende globali e che hanno bisogno di uno sviluppo globale, l'Europa deve mostrare la sua leadership innovando e dando un contributo sulle nuove tecnologie necessarie per la transizione energetica e digitale. C'è la chimica dietro i pannelli solari, le turbine, le batterie dell'auto elettrica, l'isolamento termico, il riciclo». Il Cefic sostiene pubblicamente il green deal e l'ambizione dell'Europa di avere un impatto climatico zero entro il 2050. «Come provider di soluzioni per l'economia circolare e per abbattere l'impatto sul clima, la chimica avrà un ruolo chiave - dice Brudermueller -. Senza la chimica il green deal non potrà che fallire. La sfida, però, è mantenere il settore competitivo mentre attraversa questa enorme trasformazione. Il mio obiettivo è gettare le basi per realizzare insieme la transizione». Per Brudermueller L'Europa dovrà «diventare un polo europeo dell'innovazione e un'area di interesse per gli investimenti in tecnologie innovative. Siamo pronti a concludere un “accordo sui prodotti chimici futuri” e sarà un mio obiettivo personale discutere le giuste condizioni quadro con i leader europei per trovare soluzioni comuni per affrontare questa immensa sfida».

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