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China Mobile quotata a Shanghai guida il rientro dei colossi sui listini cinesi

In un contesto difficile per i mercati finanziari inizia il ritorno a casa delle società finite nella black list di Donald Trump e delistate a New York

di Rita Fatiguso

2' di lettura

I mercati di Mainland China chiudono in ribasso a causa della variante Omicron e dei default dell’immobiliare, inclusa Shimao, sospesa dalle contrattazioni. Ma Shanghai apre le porte alla quotazione di China Mobile, il big della telefonia costretto ad abbandonare Wall Street a causa delle pressioni della presidenza di Donald Trump che ha messo in black list le società sospettate di collusioni con la Difesa cinese. Sarà questo solo l’inizio di una migrazione al contrario destinata a proseguire in tutto il 2022.

Un mercato in crisi per l’immobiliare

L’azionariato cinese chiude in ribasso martedì, con le perdite del comparto finanziario e dei beni di alto consumo ad appesantire gli indici a causa della variante Omicron COVID-19 e dei rischi di debito innescati dalle società dell’immobiliare.

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Lo Shanghai Composite cala dello 0,53% a 3.661,53. L’indice blue-chip CSI300 dello 0,67%, con il sottoindice del settore finanziario che perde l’1,17%, il settore energia del 2,3%, l’immobiliare del 2,47% e i beni voluttuari del 2%. Rimangono forti le preoccupazioni sui rischi del debito legato alle obbligazioni emesse da Shanghai Shimao Co Ltd, sospesa dalle negoziazioni alla Borsa di Shanghai.

Il via libera a China Mobile

Ma proprio a Shanghai China Mobile, il colosso statale cinese della telefonia mobile, ha ricevuto il via libera dagli enti regolatori borsistici per la quotazione alla Borsa di Shanghai dopo essere stata costretta al delisting dal Nyse a causa di un ordine dell’ex presidente americano Donald Trump, che prese di mira anche altri due gruppi delle tlc di Pechino.

La società stima di emettere fino a 845,7 milioni di azioni, secondo un prospetto pubblicato sul sito web della Borsa di Shanghai, per raccogliere circa 5 miliardi di dollari, secondo l’ultimo prezzo di chiusura dei titoli quotati a Hong Kong. I fondi raccolti andranno al servizio della costruzione di infrastrutture 5G, oltre a progetti di “casa intelligente” e di altre iniziative.

Il destino delle big della telefonia

Si tratta di un trend destinato a proseguire in tutto il 2022. China Mobile fu rimossa dal Nyse a gennaio con China Telecom e China Unicom, nel bel mezzo dello scontro commerciale tra Usa e Cina, allo scopo di vietare agli americani di investire in società ritenute fornitrici o supportate dall’apparato militare e di sicurezza della Cina. La posizione americana non è cambiata con l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden.

Le azioni di China Telecom, il più grande operatore di telefonia fissa del Paese, hanno debuttato a Shanghai ad agosto con una operazione che ha raccolto 7,3 miliardi di dollari. La quotazione di China Unicom, invece, risale al 2002.

Alcune delle più grandi aziende tecnologiche e di telecomunicazioni cinesi avevano quotato azioni sui mercati statunitensi, alla ricerca di vie d’accesso alla raccolta di risorse. L’aumento delle tensioni tra i due Paesi ha da tempo avviato il disaccoppiamento delle economie che interessa anche il settore finanziario.

Il governo cinese sta incoraggiando le sue aziende a quotarsi a Hong Kong o sui listini di Shanghai e Shenzhen per sviluppare i mercati dei capitali del Paese.


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