Semiconduttori

Chip, l’Europa vuole smarcarsi dall’Asia con un piano da oltre 40 miliardi

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fissato l’obiettivo di raddoppiare la quota di mercato dell’Ue nel settore dei semiconduttori al 20% della produzione mondiale entro la fine del decennio per ridurre la dipendenza dall’Asia

Reuters

2' di lettura

Martedì prossimo l’Unione europea svelerà un progetto da almeno 42 miliardi di euro di investimenti pubblici in favore dell’industria dei semi-conduttori entro il 2030 per raddoppiare la sua quota di mercato nel settore.

«È un momento estremamente importante per l’Europa, perché per la prima volta sta cambiando le regole sulla politica della concorrenza, in particolare sugli aiuti di Stato», ha dichiarato il commissario europeo al Mercato interno, Thierry Breton, che guida il progetto di legge denominato Chips Act. Breton ha indicato come possibile modello il Defense Production Act americano, che conferisce poteri di emergenza al governo per dare priorità alle necessità industriali del Paese.

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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fissato l’obiettivo di raddoppiare la quota di mercato dell’Ue nel settore dei semiconduttori al 20% della produzione mondiale entro la fine del decennio per ridurre la dipendenza dall’Asia. Considerando che si stima che il mercato globale dei semiconduttori raddoppierà in questo decennio, la produzione europea dovrà quadruplicare.

Per farlo, la Commissione europea approverà martedì 7 febbraio un forte sostegno pubblico. Bruxelles prevede sovvenzioni per 12 miliardi di euro (6 miliardi dall’Ue e 6 dagli Stati membri) per finanziare la ricerca di chip più innovativi e lo sviluppo di linee di produzione. Per favorire la realizzazione di impianti di grandi dimensioni e l’innovazione delle piccole imprese, saranno autorizzati 30 miliardi di euro di aiuti pubblici da parte degli Stati membri alle industrie del settore, compresi gruppi extra-europei come Intel intenzionati a investire in Europa. La Commissione spera che questi investimenti pubblici incentiveranno investimenti privati ancora più ingenti.

Le nuove regole consentiranno anche di imporre controlli all’export sulla scia di quanto fatto per i vaccini.

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