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Softbank, sfuma la vendita record di Arm a Nvidia nel giorno in cui l’Ue pubblica il “Chips Act”

SoftBank, dopo i veti anitrust di Usa, Uk e Ue, abbandona il progetto di cessione e valuta una Ipo entro la fine dell’anno. Da decidere la «piazza»

di Biagio Simonetta

Pronto piano Ue per ridurre dipendenza chip dall'Asia

3' di lettura

Doveva essere l’accordo più importante di sempre, per il mondo dei semiconduttori. E invece è andato in frantumi proprio nel giorno in cui l’Europa è pronta a varare l’atteso “Chips Act”. La vendita del produttore britannico di chip, Arm Ltd., da parte di SoftBank alla californiana Nvidia Corporation non ci sarà. L'accordo da 66 miliardi di dollari è saltato, sgretolato pezzo dopo pezzo dall'opposizione delle autorità di regolamentazione e dai dubbi dei clienti più importanti della società britannica.

I regolatori di Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea, in più occasioni avevano espresso tutta una serie di preoccupazioni sul versante delle concentrazioni nel settore dei semiconduttori. E clienti del calibro di Qualcomm e Microsoft, non avevano nascosto il loro disagio davanti a questa operazione.

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Ipo in arrivo

Ora per Arm si aprono nuove strade, con SoftBank – che riceverà un break-up fee da 1,25 miliardi di dollari - che adesso punta a un’IPO nell’anno fiscale (che termina a marzo 2023). Inoltre, il presidente di Arm, Rene Haas, assumerà il ruolo di amministratore delegato al posto del dimissionario Simon Segars. Intanto, però, c'è da raccogliere i cocci. Perché la transazione cash-and-stock valeva fino a circa 40 miliardi di dollari quando è stata annunciata nel settembre 2020, ed era cresciuta quando le azioni di Nvidia sono decollate. E la «bufera di neve» che ha colpito SoftBank, così definita dal fondatore Masayoshi Son, non sembra essere ancora finita. Le azioni del colosso giapponese sono scivolate di circa il 2% quest’anno, dopo un calo del 33% nel 2021, la peggiore performance del genere dal 2006 a oggi

Nel Regno Unito, dove i politici vedono Arm come un asset nazionale strategico, l'attenzione è destinata a spostarsi sul fatto che l'azienda sarà quotata a Londra. Quella dovrebbe essere la piazza prescelta, alla luce delle pressioni che fanno leva su un tema di sicurezza nazionale. Tuttavia, secondo il Financial Times, SoftBank preferirebbe quotare Arm a New York e resistere alla pressione nazionalistica. I mercati statunitensi accordano valutazioni più alte ai titoli tecnologici, anche dopo un recente sell-off. Vedremo chi la spunterà.

In Europa è il giorno del Chips act

La notizia della mancata vendita di Arm arriva in un giorno che si prevede storico per l'Unione Europea. Oggi, infatti, è prevista la pubblicazione dell'attesissimo “Chips act”, un progetto da almeno 42 miliardi di euro di investimenti pubblici in favore dell'industria dei semi-conduttori (entro il 2030) per raddoppiare la sua quota di mercato nel settore. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha fissato l'obiettivo di raddoppiare la quota di mercato dell'Unione nel settore dei semiconduttori – portandola dal 10 al 20% entro la fine del decennio - per ridurre la dipendenza dall'Asia. Per farlo, l'Ue deve mostrare i muscoli, a partire dai piani di ricerca e sviluppo.

Col “Chips act” Bruxelles prevede sovvenzioni per 12 miliardi di euro (6 miliardi dall'Ue e 6 dagli Stati membri) per finanziare lo studio di chip più innovativi e lo sviluppo di linee di produzione. Poi c'è il capitolo impianti, delicatissimo e imprescindibile nel mondo dei semiconduttori. Bruxelles, per favorire la realizzazione di nuove chip foundries di grandi dimensioni e l'innovazione delle piccole imprese, autorizzerà 30 miliardi di euro di aiuti pubblici da parte degli Stati membri alle industrie del settore, compresi gruppi extra-europei come Intel intenzionati a investire in Europa. La Commissione spera che questi investimenti pubblici possano essere da incentivo a quelli privati, ancora più ingenti. Ma è una partita da giocare. Una partita dove Stati Uniti, Europa e Asia si giocano il futuro. E Bruxelles proverà a scrollarsi di dosso il ruolo di semplice spettatore nella competizione fra Washington e Pechino.


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